Complessi Beat. Gli stranieri in Italia

ENGLISH

ELENCO

COVER

HOME

  

Indice:  

Bad Boys / Bigs / Black Stars / Casuals / Chriss & The Stroke / Dave Anthony's Moods / Ingoes / Mike Liddel / Motowns / Primitives / Renegades / Rocky Roberts & The Airedales / Rokes / Sorrows

Gli altri:

I gruppi italiani più noti / Altri complessi / Le testimonianze dal mondo beat

Vedi anche:  

Elenco discografico / I complessi per regione / Le cover / Le canzoni di protesta / Le copertine /  Aggiornamenti e revisioni / Bibliografia beat / Le playlist Beat / Le Top-5 di M&M / La radio negli anni '60 / I complessi beat oggi

   

Gli stranieri in Italia

 

Il mercato discografico italiano negli anni '60, in piena era beat, era decisamente ricco; era presente una grande domanda di musica, in sintonia con il boom economico, ed era in corso la diffusione di massa dei giradischi, non più oggetto di lusso di produzione tedesca ma elettrodomestico di consumo, fino all'economico ma micidiale (per i dischi) mangiadischi a 45 giri. 

In Gran Bretagna invece, nonostante una domanda di musica altrettanto forte (ma che trovava anche nelle prime radio libere una risposta), si verificava un eccesso di offerta, nel senso di un gran numero di gruppi di media e discreta professionalità che non riuscivano a sfondare sul mercato interno. Lo sbocco alternativo primario, come a suo tempo per i Beatles, era rappresentato dalla Germania, dove era anche presente un forte contingente militare americano (e si trattava di giovani di lingua inglese). Il mondo che iniziava ad accorciarsi fece però venire la idea a molti gruppi di spingersi più a Sud, in Italia, o ad alcuni discografici di trovare gruppi, e potenziali successi, in UK, e quindi di affidare canzoni da cantare in italiano (con forte accento inglese, gradito, dava un tono di autenticità) a complessi che venivano presentati come già noti internazionalmente. Esiste addirittura un caso sospetto, di un cantante beat che parlava e cantava con forte accento inglese, si chiamava, o si faceva chiamare, Ricky Shayne e il suo grande successo fu la melodrammatica canzone Uno dei Mods. Lui diceva di essere americano, del Massachussets, le malelingue che fosse di Trani in Puglia. Solo da poco qualcuno (noi) ha scoperto la verità.

Oltre a quelli che si sono stabiliti e hanno avuto successo in Italia (e in molti casi solo qui) e che sono trattati nel seguito, molti altri complessi hanno fatto incursioni in Italia, proponendo versioni in italiano di loro successi o partecipando al Festival di San Remo e incidendo le loro canzoni in italiano. Così è stato per gli Yardbirds di Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page e gli Hollies di Graham Nash (a Sanremo), per i Los Bravos, per i Rascals e addirittura per David Bowie (con auto-cover di loro successi).

 

Bad Boys

"Importati" in Italia dal noto produttore  Leo Watcher (quello dei New Dada, celebre anche per aver organizzato la tournee dei Beatles in Italia nel 1965) in un primo tempo per serate nei locali, hanno poi pubblicato su disco "Il mio amore è un capellone" (dal testo decisamente incongruo), "Shaly N.1" (sigla per un periodo del programma TV Settevoci, dove esordiva in TV Pippo Baudo con una gara regolata dal celebre "applausometro", palestra per molti gruppi beat), "Gol!", versione italiana del successo internazionale "Kicks" del gruppo americano di Paul Revere coi suoi Ryders e "Quel ragazzo triste sono io".
Quest'ultima era probabilmente una "risposta", come andava di moda all'epoca, al famoso successo di Patty Pravo, suo disco d'esordio, Ragazzo triste.
Discografia: Gol! / She's a Breakway (Style 633 - 1966), Balliamo il jerk / Finché t'incontrerò (Style 634 - 1966), Kicks / She's a Breakway (Style 635 - 1966), Il mio amore è un capellone / Runnin' and Hidin' (Style 643 - 1966), Shaly n.1 / Quel ragazzo triste sono io (Style 648 - 1967), Cerco la verità / Che vita la mia (Style 658 - 1967) / Da da da / Nasco da oggi (City 6215 - 1968)
[Bernie Martin (batteria), Ron Hanson (chitarra solista), Tom Jordan (basso), Wally Scott (chitarra solista)]

 

Bigs

Altro gruppo di provenienza inglese, in patria si chiamavano The Exotics. In Italia incisero con discreto successo alcune cover, tra cui quella di un brano molto battuto all'epoca, "I'll Go Crazy", una cover dei Moody Blues (da James Brown), con il titolo Nella gabbia. Rimasero nel gruppo di mezzo dei complessi e conclusero la carriera con la fine dell'epoca beat.

 

Black Stars

In questo caso non si trattava di un gruppo inglese, ma tedesco, proveniente da Berlino. In coerenza con il nome che avevano scelto adottavano un look "all black". In Italia dalla seconda metà del 1966 entrano in contatto con la piccola etichetta Equipe e incidono addirittura quattro singoli nello stesso anno e all'inizio del successivo, in parte con canzoni in lingua inglese, ma con quattro brani cantati in italiano. Il gruppo rientra in Germania alla fine del 1967, con la eccezione di Trutz Groth (voce e chitarra e front-man del gruppo) che rimane nel nostro paese, dove pubblica un ulteriore disco a suo nome, con una ulteriore cover de Il volto della vita (un successo di Caterina Caselli, cover da Days Of Pearly Spencer), e poi entrando a far parte di altri complessi italiani o attivi in Italia, in particolare dei milanesi Rubi Strubi, dei Profeti e poi dei Renegades e nei successivi Kim & The Cadillacs. Trutz è ancora attivo in Germania e anche in Italia nel circuito blues e country (vedi il suo sito)
Discografia: Shakin' All Over / Remember (Equipe eq 0106 - 1966), Scrivo sui muri / Ci fermiamo due minuti (Equipe eq 0107 - 1966), Lonely Girl / Don't Flight It (Equipe eq 0109 - 1966), Remember (probabilmente in versione italiana) / Scrivo sui muri (Equipe eq 0113 - 1967), Il volto della vita / Darlin' (Equipe eq 0118 - 1968 - a nome di Groth)
[Trutz "Viking" Groth (voce e chitarra), Chris Koning (basso), Mike Kocjian (tastiere), Manfred Boenig (batteria)]

 

Casuals

Un gruppo di Liverpool, formazione a cinque, arrivato per una serie di concerti (i primi al Paip's di Milano), poi "importato" in Italia da Gino Paoli. 45 giri: "Il sole non tramonterà", "L'amore dura un solo attimo", "Massachusetts" (la versione italiana del successo internazionale dei Bee Gees). Parteciparono a Sanremo 1969 con il brano di Panzeri "Alla fine della strada".
Pubblicarono anche diversi dischi in UK (sette 45 giri e un LP, negli anni '60), tra i quali il loro grande, e unico, successo internazionale, "Jesamine" del 1968.
[Howard Newcomb (chitarra, voce), John Roy Tebb (organo, voce), Alan Taylor (basso, flauto, voce), Michael Bray e Rob O'Brien (batteria), Ian Bruce Good (chitarra, armonica), anche Steve Wallace (basso)]

 

Chriss & The Stroke

 

La presenza nel nostro paese di questo gruppo R&B italo-canadese ha lasciato come unica testimonianza un singolo nel 1969 per la Durium (Ida 7658) con le versioni in italiano di due celebri canzoni dei Beatles: Golden Slumbers (Per niente al mondo) e Back In The USSR (Torno in Russia). I componenti della band di genere R&B con fiati, 8-9 elementi, erano in parte italo-americani canadesi (forte immigrazione in Canada nel secondo dopoguerra) e lo era in particolare il cantante Chriss Barbieri. La cover dei Beatles seguiva una precedente cover per il mercato spagnolo, pubblicata con la etichetta Vergara, sul lato B una canzone originale More Today Then Yesterday. Stessa copertina utilizzata anche in Italia, anche se nella versione spagnola era a colori. La sezione fiati del gruppo era di quattro elementi: Rocky Ferrari, Enzo Peruzza, Tom Sheret, alla tromba si sono alternati Bruce Gordon e Andy Kirk. Quest'ultimo era un componente del gruppo inglese Dave Anthony's Moods, attivo dal 1966, e arrivato in Italia nel 1967 a seguito di una scrittura con Leo Watcher. Che fruttò al gruppo anche due singoli (in inglese) con la Joker. La sezione fiati dei Chriss & The Stroke ha partecipato alla registrazioni di due importanti brani di Lucio Battisti: Acqua azzurra, acqua chiara (marzo 1969, con Gordon) e Mi ritorni in mente (ottobre 1969, con Kirk).

 

Dave Anthony's Moods

 

Un gruppo inglese proveniente dal Dorset, una delle contee dell'Inghilterra del Sud, formatosi nel 1965 dall'unione di due gruppi precedenti (Tracmarks e Dave Antony & The Raves) e già spostatosi sin dalla formazione, che comprendeva tre fiati, dal beat al nascente (come genere dominante) R&B. In Italia arrivano nei primi giorni del 1967, dopo varie peripezie in patria (cambi di formazione, contrasti e mancato rispetto di accordi con i manager), chiamati dal noto impresario Leo Watcher, che aveva ben presente la potenzialità di un gruppo di buona professionalità già in grado di suonare con efficacia il nuovo genere. Si stabiliscono a Milano e suonano soprattutto al Piper del capoluogo lombardo, ma anche al Piper di Viareggio e al Titan, diventando popolari anche per la eccentricità e la estrosità dei personaggi. A differenza di altri gruppi inglesi "stranieri in Italia" non incidono nulla nella nostra lingua, ma incidono comunque in Italia, per la Joker, due ottimi singoli in inglese, con una loro versione di Wither Shade Of Pale e con una ancor più interessante versione del blues My Baby, che sarà poi noto a tutti pochi anni dopo, diventando un cavallo di battaglia di Janis Joplin (da notare che la foto di copertina è stata scattata in una ben riconoscibile Milano). Molti cambi di formazione e molti componenti del variegato gruppo in uscita in quegli anni verso o da altri gruppi più o meno famosi allora o in seguito (Uriah Heep, Fleetwood Mac, Primitives, Nomadi). Da notare che il nome, in inglese Anthony, diventa in Italia Antony.

La formazione iniziale era composta da Tony "Dave Anthony" Head (voce), Tim Large (chitarra), Lee Kerslake (batteria), Bill Jacobs (basso), Bob Michaels (tastiere), Pete Sweet (sax), Graham Livermore (trombone)  e Andy "Roland" Kirk (tromba). Molte testimonianze di altri musicisti del periodo sono concordi nel confermare il grande impatto dal vivo e e nell'affermare che si trattava di un gruppo che ha fatto scuola da noi nel genere R&B.
A loro e in generale sulla scena musicale di quegli anni è stato dedicato nel 2013 un libro molto documentato "In cerca degli umori di Dave" (Luca Selvini, Aldo Pedron). Nelle Note ne pubblichiamo un brevissimo estratto sull'avvio della loro avventura italiana.

 

The Ingoes

 

I Blossom Toes, un gruppo inglese abbastanza noto nella seconda metà degli anni '60 sulla scena della psichedelia e del nascente progressive si era affacciato sul mercato italiano con il precedente nome, The Ingoes, con il quale avevano iniziato la carriera sulla scia di altri gruppi Mods. L'occasione era stata creata dalla sezione internazionale della Ricordi, che li ha scritturati, tramite il loro manager Giorgio Gomelskiy, scopritore e produttore di diversi gruppi nella seconda metà degli anni '60 (Yardbirds e molti altri), per una cover in italiano di un successo dei Beatles, Help!, che in italiano diventava, con testo di Mogol, Se non mi aiuti tu. A parte questo singolo in italiano (con lato B in inglese) non si conoscono altre attività promozionali o esibizioni del gruppo nel nostro paese. I componenti degli Ingoes e poi dei Blossom Toes erano Brian Godding (chitarra, voce e tastiere), Jim Cregan (chitarra, voce), Brian Belshaw (basso, voce) e Kevin Westlake (batteria).

 

Mike Liddel

Un cantante inglese arrivato in Italia con un suo gruppo, chiamato The Eccentrix; riscontri scarsi ed un ritorno con maggiore successo con un gruppo tutto italiano, gli Atomi, con il quale tentò anche la facile strada di una cover alternativa de "La tua immagine", la "versione" italiana di The Sound of Silence di Simon & Garfunkel. Altri brani "La mia Inghilterra", scritta dal compianto Roby Ferrante, una versione di "We Can Work It Out" dei Beatles (Nelle mani tue) e il disco del 1968 "La fine del mondo / Buon compleanno" nel quale era accompagnato da un altro gruppo (Le Voci o i Giaguari). Da registrare anche la partecipazione a Studio Uno, principale trasmissione leggera della RAI di quegli anni, nella primavera del 1966 e la assidua frequentazione del Piper Club.

 

Motowns (front-man Lally Stott)

I Motowns erano un gruppo inglese, che arrivava per di più da Liverpool, la culla del beat, con un cantante carismatico e capellone (Lally Stott, vero nome Lally Marchelle, probabilmente il cantante dell'epoca con i capelli più lunghi), quindi in sintesi con tutte le carte in regole per ottenere successo nel ricettivo mercato italiano. Il nome derivava forse dalla nota casa discografica di Detroit Tamla Motown (MOtor TOWN: la città delle macchine) specializzata in soul e rythm & blues, allora ai primi posti nelle vendite in tutto il mondo con artisti come Diana Ross, Stevie Wonder, Marha and the Vandellas e così via. Di tutt'altro genere musicale i brani proposti in Italia. Al Cantagiro del 1967 presentarono con grande successo il brano Prendi la chitarra e vai (cover di Lovers Of The World Unite, di David & Jonathan). Dopo altri minori successi, tra cui si ricorda la cover di New York Mining Disaster 1941 dei Bee Gees, proposta in italiano abbastanza fedelmente con il titolo Mr. Jones, il gruppo si sciolse, e continuò una carriera solistica il solo Lally Stott, virando la sua produzione ancor di più verso il genere pop.

 

Primitives (front-man Mal Ryder)

In Italia nell'era beat non c'era solo fame di musica da comprare su disco, ma anche da ascoltare nei locali, e sulla quale scatenarsi e ballare. Tra i locali non si può non citare il Piper Club, con la storica sede di Roma a via Tagliamento, poi bissata a Milano. Non era facile trovare gruppi convincenti e trascinanti dal vivo e così l'avvocato Crocetta, patron del Piper, ingaggiò questo solido gruppo rock - R&B per una stagione in Italia. Si parla di esibizioni trascinanti e molto apprezzate, con una forte interazione e coinvolgimento del pubblico. Ebbero così la opportunità di incidere e incontrarono un ottimo successo discografico con Yeeeeh!. Inevitabilmente, restarono nel nostro paese.

Il cantante e front-man Mal (vero nome Paul Bradley Couling, in UK lo pseudonimo completo, con il quale è conosciuto e citato tuttora, era Mal Ryder, in Italia divenne semplicemente Mal) venne però notato dai discografici per il gradevole aspetto fisico e la presenza scenica e lanciato come cantante solista pop-melodico (ovviamente lui era consenziente). Ci fu un passaggio di casa discografica, e così il notevole complesso beat divenne il gruppo spalla di Mal, accompagnandolo nelle sue avventure festivaliere e sanremesi (nel '71 in coppia con i Nomadi, "Non dimenticarti di me"). 

Mal continuò la sua carriera di simpatico cantante confidenziale per tutti, ma con marcato accento inglese, fino a Furia cavallo del West (popolare sigla di un telefilm per ragazzi), non senza contorno di film e fotoromanzi. Gli altri Primitives rimasero nel mondo della musica professionale, il chitarrista Dave Sumner è diventato un apprezzato turnista, il batterista Pique "Pick" Whiters è addirittura diventato il batterista dei Dire Straits di Mark Knopfler, nel loro periodo d'oro di Sultans Of Swing e Communiquè.

E non finisce qui, secondo alcune fonti, il grande chitarrista Jimmy Page, poi colonna dei Led Zeppelin, avrebbe partecipato quasi esordiente alle registrazioni dei primi dischi inglesi dei Primitives (Help Me, You Said) affiancando, o forse sostituendo, la chitarra solista ufficiale Geoff Eaton, completando il quadro dei Primitives come un complesso beat decisamente su un livello diverso rispetto alla massa, nonostante le scelte molto commerciali intraprese nel periodo italiano.
Per completare la confusione esiste anche un altro gruppo con lo stesso nome, questa volta americano, con il quale iniziarono la carriera Lou Reed e John Cale, in altre parole il nucleo da cui poco dopo sarebbero nati i Velvet Underground.

Renegades (front man Kim Brown)

Questo gruppo inglese aveva avuto invece un discreto successo in patria, con il brano rock-blues Cadillac. Per motivi sconosciuti emigrarono in un primo tempo in Finlandia, per poi approdare in Italia. Veri professionisti del beat, pubblicarono dischi in giro per tutta Europa, in prevalenza nei paesi scandinavi, anche se negli anni clou erano più attivi in Italia. Docile strumento nelle mani dei discografici, incisero ogni pezzo di ogni stile che gli veniva proposto, fino all' Amore è blu o Io tu e le rose. Del complesso mantenevano la immagine, con i capelli lunghi, il nome "cattivo",  la bellezza efebica del biondissimo front-man Kim Brown, e il vezzo di travestirsi tutti e quattro uguali. In questo caso, con qualche attinenza con il nome (rinnegati, disertori), si vestivano da soldati nordisti della guerra di secessione americana. Ma in altre foto erano anche vestiti da nobili del rinascimento (copertina di "Lettere d'amore / Vino e campagna"). 

Da segnalare anche un tremendo brano celebrativo, sulla scia di pezzi buonisti come Abraham Martin and John di Dion and The Belmonts, dedicato al presidente Kennedy ("John Fitzgerald Kennedy, sei tornato tra di noi, per dire a tutti quanti, vogliamoci più bene..."). Finita la popolarità, dopo altri tentativi di ricircolo verso le nuove tendenze commerciali fine anni '60, come per esempio una incursione nel nascente genere bi-folk ("Vino e campagna", dal brano strumentale "Camp" di Sir Henry & His Butlers, sulla scia del Ballo di Peppe, un successo dei Cugini di campagna prima versione). Finalmente affrancato dai discografici Kim Brown ha potuto tornare, alla fine degli anni '70,  ai primi amori rock-blues fondando un nuovo gruppo, in qualche modo erede dei primi Renegades, i Kim & the Cadillacs.  

La loro attività discografica prevalente fu al di fuori del Regno Unito, in Finlandia raccolsero i maggiori successi, arrivando sino ai primissimi posti in classifica e diventando molto popolari come complesso beat-rock. In Italia, dove si trasferirono dopo il periodo finlandese, ebbero un successo inferiore, pur entrando nel ristretto gruppo dei gruppi più noti, ma in un mercato molto più ampio e più ricco.

Ian "Match" Mallett (basso), Michael Richard "Kim" Brown (chitarra solista, voce), Graham Stewart Johnson (batteria), Denys Gibson (chitarra accompagnamento), poi sostituito da Joseph "Joe" Dunnett nel 1966, anch'esso sostituito nell'anno successivo da Mick Wembley.

Per saperne di più: Discografia italiana, Discografia completa

 

Rocky Roberts & The Airedales

Un gruppo di R&B, americano in questo caso, peraltro di modesto seguito in USA, arrivato in Italia in seguito dell'inatteso e casuale successo del loro brano T-Bird (una cover), divenuto la trascinante sigla della celeberrima trasmissione Bandiera gialla di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni. Rocky Roberts diventerà un divo della TV, della musica (e anche del cinema musicale) proponendo i celebri brani R&B all'italiana "Stasera mi butto" e "Sono tremendo". Pare che al trasferimento abbia concorso anche il servizio militare in Italia dell'atletico Rocky. Altri personaggi significativi degli Airedales erano Doug Fowkles (il fondatore) e Wess (Wess Johnson), il bassista, che sostituirà prima Roberts al canto e alla guida del gruppo, presentando canzoni in italiano come "Wess & The Airedales" ("I miei giorni felici") e poi facendo coppia con la futura compagna di Fabrizio De Andrè nel duo "Wess e Dori Ghezzi" ("Un corpo e un'anima").
Discografia USA degli Airedales: DOUG FOWLKES & AIREDALES: Wild Irish Rock/Dicla (Viva 63) (circa '61) - THE AIREDALES: Just Plain Mess/Aire-Dales-Drumsville (Roulette 4505) (7-63) / ROCKY ROBERTS & THE AIREDALES: The T-Bird/Let Them Talk (Roulette 4595, Barclay - Fr); Buzz Buzz Buzz/Too Much (Brunswick 55357) (1967); Tell Me/Got A Thing Going (Brunswick 55368) (1968); "Rocky Roberts And The Airedales" (LP Brunswick BL 54133) (1968); Just Because Of You (? data)

 

Rokes

I Rokes sono stati il caso più fortunato, tra i complessi inglesi che hanno tentato di trovare il successo in Italia. Dove praticamente si rifondarono, dopo alcuni tentativi di poco seguito in patria. Guidati dal singolare e creativo cantante e musicista Shel Shapiro (tuttora attivo nel mondo della musica), erano dotati di un professionismo in campo musicale superiore alla media, a detta di chi li ha sentiti dal vivo in storici concerti al Piper Club di Roma a metà anni '60, testimoniato da numerosi video presenti su YouTube in cui si esibivano dal vivo, e anche dal fatto che erano uno dei pochissimi, se non l'unico gruppo, che proponeva in buona parte brani di propria produzione.
In realtà i quattro musicisti erano già attivi da tempo sulla scena inglese, Shel Shapiro infatti aveva iniziato a suonare nei primi anni '60 nel gruppo Rob Storm & The Whisper, e poi aveva lavorato nel gruppo che accompagnava il cantante Gene Vincent in tour, poi ancora nella band di Colin Hicks, infine aveva formato un proprio gruppo, che poi sarebbe stato il nucleo per i Rokes, chiamato Cabin Boys, con "Johnny" Charlton alla seconda chitarra, Bobby Posner al basso, e Mike Shepstone alla batteria.

Registrarono qualcosa con Colin Hicks, ma vennero notati da un manager discografico italiano, che era poi il noto ex cantante e attore Teddy Reno, che propose loro di accompagnare i concerti della moglie Rita Pavone; dopo questa esperienza e qualche traversia decise anche di fare incidere al gruppo alcuni 45 giri, cambiando però il loro nome nel più efficace, in Italia, Rokes. Per anni si è detto che si trattava di un nome scelto da Teddy Reno, perché suonava bene in italiano, ma che non significava nulla in inglese. Ora in Internet girano versioni diverse, che attribuiscono la paternità del nuovo nome a Charlton, il termine avrebbe un significato in Inghilterra (pagliuzze di ferro, rimasugli) ma comunque non è citato nei dizionari, forse è un termine gergale o dialettale. Probabilmente sono vere entrambe le versioni.

Le prime uscite discografiche del 1964 furono una cover, in inglese, del classico "Shake, Rattle and Roll", sul retro un brano originale italiano e a seguire un altro singolo con un brano melodico italiano (Un'anima pura) scritto probabilmente per altri, cui seguirono, eravamo ormai nel 1965, le cover in italiano (con l'inconfondibile accento inglese di Shel) di I'm Alive di Clint Ballards e When You Walk In The Room di Jackie DeShannon. Le canzoni, chiamate in italiano Grazie a te e C'è una strana espressione nei tuoi occhi, arrivarono al 12° e 11° nella hit-parade e consentirono quindi ai Rokes l'ingresso tra i gruppi più noti.

Dopo questo buon inizio azzeccarono lo smash hit, complice il solito ubiquo Giulio Rapetti, in arte Mogol, e la scelta della cover giusta, con il brano che divenne il simbolo del beat in Italia: "Che colpa abbiamo noi" (l'originale era Cheryl's Going Home di Bob Lind). Con questo brano arrivarono secondi, testa a testa con la Equipe 84, allo storico Cantagiro del 1966, quello nel quale c'era addirittura un girone apposito per i complessi. Poi il brano, complice una altrettanto storica apparizione alla trasmissione del sabato sera Studio 1 (conduttore Lelio Luttazzi), sbancò le classifiche e aprì la porta ad ulteriori successi per i Rokes.

Tra questi non si può non citare Piangi con me. I Rokes, che viaggiavano a livelli compositivi ed esecutivi decisamente alti rispetto agli altri complessi del periodo, non avevano infatti abbandonato il mercato inglese e americano, e incidevano alcuni dei loro dischi anche in lingua inglese. In particolare questo pezzo composto da Shel Shapiro fu registrato in inglese come Let's Live For Today, ma ne venne fatta una prima cover dai Living Daylights, e poi una ulteriore cover in USA dai Grass Roots. Questa terza versione ebbe un enorme successo in USA nel 1967, divenne una delle canzoni simbolo del periodo, la preferita dai reduci del Vietnam per il suo testo nostalgico e disilluso, vendette oltre due milioni di copie, e secondo alcuni critici musicali fu anche uno dei modelli per il rock energetico di Bruce Springsteen.
I Rokes non beneficiarono di questo successo internazionale (leggi la storia di Let's Live For Today) e rimasero un fenomeno italiano.

Quando il beat iniziò a dare segni di esaurimento iniziarono a oscillare tra le aspirazioni a salire verso le nuove atmosfere che si respiravano nel mondo della musica, la psichedelia in particolare, sotto l'impulso del leader Shel Shapiro, e le spinte contrarie dei discografici, indirizzate a capitalizzare la notorietà del nome per brani di presa immediata e graditi al grande pubblico. Così arrivarono da un lato brani ambiziosi come Finché c'è musica mi tengo su, e dall'altro versioni di successo di cavalli di battaglia dell'entertainment internazionale, lontanissimi dal beat, come Lascia l'ultimo ballo per me. Inevitabile la uscita di scena nel 1970, troppo caratterizzati come gruppo del passato, pur se recente, per trovare ancora spazio.

Norman David "Shel" Shapiro (voce, chitarra ritmica), Bobby Posner (basso), Raymond John "Johnny" Charlton (chitarra solista), Mike Shepstone (batteria, voce)

Per saperne di più: Discografia completa / Sito semi-ufficiale / Videoclip di "Bisogna saper perdere" / Il successo mondiale di Let's Live for Today (Piangi con me) / Il sito di Johnny Charlton / I testi delle canzoni

   

Sorrows

I Sorrows erano un gruppo inglese musicalmente notevole, comunemente considerato uno dei più sottovalutati del periodo, anche dalla stessa critica anglosassone. Esponenti del cosiddetto hard-beat, caratterizzato da un battito più ossessivo e incalzante, erano in tal senso vicini e accomunati ai Pretty Things del primo chitarrista e co-fondatore dei Rolling Stones, Dick Taylor.
Anche loro arrivarono in Italia alla ricerca di un mercato più ricco, dopo accoglienze altalenanti in patria, dove però almeno il brano Take A Heart aveva avuto un buon riscontro. Parteciparono con grande successo al Cantagiro del 1966, presentando proprio Take A Heart, ovviamente tradotto in italiano come Mi si spezza il cuore (che però era pronunciato "cuor", loro erano hard-beat, ma i parolieri erano italiani e la mania di troncare le parole come nelle poesie dell'ottocento, per tentare di adattare l'italiano ai tempi del rock, ancora non se la erano tolta). 

Un altro moderato successo sempre di genere hard-beat fu Verde, rosso, giallo e blu, i Sorrows (dopo un cambio di formazione) si erano ormai stabiliti in Italia, ma la loro fedeltà a un genere e uno stile musicale forse troppo difficile per le attese del mercato italiano, ancora alla ricerca del ritornello e della melodia di facile presa, li fece allontanare presto dal centro del successo. Il cantante e leader Don Fardon tenterà poi una carriera solistica in UK e in USA, cogliendo un minor-hit (top-20 nel 1968), con una sua versione di Indian Reservation.

Per saperne di più: Discografia e formazione / Mi si spezza il cuore

 

Note

 

A proposito dei Dave Anthony's Moods. Dal libro citato "In cerca degli umori di Dave" l'incipit del racconto degli inizi del gruppo nella scena musicale milanese (e italiana) del 1967: «Al loro arrivo a Milano i ragazzi vengono subito ingaggiati al prestigioso Piper Club di Viale Alemagna 6, il locale gestito da Leo (Watcher); la prima sera suonano solo un’ora, dalle 21 alle 22, ma poi come da contratto per tutti i giorni si esibiscono in due set dalle 19.00 alle 23.00 circa. Il loro alloggio è in una minuscola pensione sull’angolo di Via Lamarmora e via della Commenda - il gruppo ci è arrivato una sera fredda e piovosa verso le 20.00 e il loro furgone si è subito incastrato tra le rotaie del tram - Bob che è alla guida, fa appena in tempo a spostarlo prima che sopraggiunga una vettura sferragliante! Questo posto viene ricordato da alcuni di loro come abbastanza modesto, ma pulito e confortevole; si chiama “Pensione Key”, sta al primo piano di un edificio con la facciata piastrellata, ed è gestita da una signora matura, una donna polacca che prende subito a ben volere questi stravaganti inglesi. Al club conoscono diversi musicisti e dopo i concerti si rilassano al bar bevendo e chiacchierando con altra gente fino a tarda notte; diventano subito amici dei New Dada (Bob Michaels ricorda di essere stato invitato a pranzo più volte a casa del loro batterista Franco Longo), e legano molto con l’Equipe 84, il gruppo modenese che ora vive a Milano in una fantastica villa di via Bodoni, anche se a dire il vero sono soprattutto Roger, Tim e Andy a frequentare il celebre quartetto ...»

  

Contatti, fonti e approfondimenti

Per segnalazioni, osservazioni, integrazioni, scrivere al Webmaster

Fonti: "Anni '60" (fanzine di Claudio Scarpa) / "C'era una volta il beat" (Sisto) / All Music Guide / "Storia della canzone italiana" (Gianni Borgna) / "Una generazione piena di complessi" di Claudio Pescetelli  / I volumi di "Beati voi" di Alessio Marino (reperibili presso Beat Boutique 67).

 

Ads by Google

  

© Alberto Truffi -Musica & Memoria 2002 -2015

CONTATTO

REVISIONI

TRAVELS

NEWS

ENGLISH

HOME

 

Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.