La diffusione della musica

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Indice:

Diffusione e distribuzione / La esecuzione pubblica: il concerto / La registrazione del suono / La radio / La televisione / La radio e il mercato / Il selector / La radio su Internet / La radio digitale terrestre / YouTube

Vedi anche:

La distribuzione della musica su supporto fisico / La distribuzione per ascolto immediato / Gli standard audio e video / Le major del disco / Il mercato della musica / La musica su YouTube

   

Diffusione e distribuzione

 

La musica in origine era diffusa, cioè suonata e fruita nel momento stesso dell'ascolto, dai suonatori ambulanti che giravano per le tribù primitive, o dai musicisti che accompagnavano le feste rituali. I primi tentativi di registrare la musica sono iniziati con le civiltà più evolute che, dopo aver codificato il parlato, il verbo, con la scrittura, hanno tentato di registrare, e quindi archiviare, anche la musica, mediante la notazione musicale. Una archiviazione che consentiva quindi una successiva riproduzione, accessibile all'inizio ai soli conoscitori della musica.

Si sono così andati definendo nel tempo le due forme principali di vendita e di fruizione della musica: la diffusione, cioè l'ascolto della musica nel suo farsi suono a una vasta platea di utenti (gli anglosassoni la definiscono broadcasting), e la distribuzione, cioè la registrazione di copie di brani musicali su supporti di archiviazione e la vendita al dettaglio ai clienti per la riproduzione casalinga in un numero teoricamente indefinito di volte.

Evidentemente i canali primari per la diffusione sono al momento la radio e la televisione, e per la distribuzione il CD, ma la rivoluzione rappresentata da Internet, nonché l'affermarsi di nuovi standard digitali, stanno scompaginando completamente questi equilibri. Negli interventi di questa pagina sono analizzati e sintetizzati storia e attualità delle varie forme di diffusione.

 

La esecuzione pubblica: il concerto

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La esecuzione privata non era altro che una versione ridotta e semplificata della esecuzione pubblica, ovvero del concerto per pubblico pagante o non pagante. La forma originaria e più diretta di diffusione della musica, esistente sin dai primordi della espressione musicale e punto di riferimento per qualsiasi diffusione con mezzi tecnologici, sino ai giorni nostri.

Dalle esecuzioni con strumento solista, dotato di estensione e potenza di suono sufficiente per sonorizzare una sala e raggiungere un grande pubblico (il violino, il pianoforte) al canto con voce impostata, ai piccoli complessi "da camera" (e quindi con potenza non adatta a grandi ambienti), ai piccoli complessi orchestrali per eventi privati (la "musica da tavola" di Telemann, le "serenate" di Mozart). Sino alla grande orchestra romantica, dalle sinfonie di Beethoven alla crescita dimensionale senza limiti da Wagner a Bruckner a Mahler e alla sua "sinfonia del 1000" (che richiedeva appunto 1000 esecutori impegnati all'unisono), le sfide più ambiziose e temerarie all'assoluto nella musica, mai più ripetute.

Per tornare poi alla semplicità primitiva dell'orchestrina e delle orchestre jazz, indietro e indietro sino al "grado zero" del folk, al rapporto diretto con il pubblico, invitato a partecipare e a cantare da Pete Seeger (immagine a lato), sino a Bob Dylan, solo con una chitarra, una armonica a bocca, la sua voce nasale e la sua poesia davanti a una nuova generazione, a Joan Baez con la sua chitarra acustica, la sua voce estesa di soprano e il suo amore indifferenziato per ogni espressione di ogni popolo; una lezione ripresa anni dopo da una piccola ragazza nera, Tracy Chapman, sola con la sua chitarra acustica e la forza delle sue canzoni davanti agli immensi stadi e alle moltitudini televisive del Mandela Day.

Mentre intanto il rock, dal progressive in poi, stava ritentando anche lui la scalata al cielo dei grandi autori dell'800, con gli ambiziosi concerti multimediali (Yes, Genesis, Jethro Tull) fino al temerario gigantismo assoluto dei Pink Floyd (The Wall), o alla raccolta della moltitudine, del "milione di uomini", con i concerti evento, Simon & Garfunkel al Central Park, Paul McCartney a Roma ai Fori Imperiali. Ma andava in parallelo anche l'estensione spaziale e temporale, i tour infiniti dei Pearl Jam, l'energia ininterrotta di Bruce Springsteen e i suoi concerti memorabili, la magica comunione con il pubblico di Bob Marley, sino all'indimenticabile concerto di Milano del 1980, i 300 concerti all'anno di Ben Harper, la vita in tour, fuori dai circuiti e fuori dal business, di Ani Di Franco. Ma anche, nello stesso tempo, un uomo solo con un pianoforte sotto le dita e la musica nella sua mente, senza mediazioni, la musica tornata allo stato puro con i concerti di piano solo di Keith Jarrett.

Solo alcuni esempi (quanti ne avremo omessi?) della centralità del concerto per la musica, del suo esserne sempre il punto di riferimento. La tecnologia ha consentito la moltiplicazione dei concerti (le comunicazioni più veloci), la estensione a pubblici sempre più vasti (l'amplificazione, gli schermi giganti e i multischermo), la realizzazione facilitata delle idee di teatro totale di Wagner, della unione tra tutte le arti (immagini, suoni, teatro, poesia).

Una centralità che è diventata però anche business, con il sostanziale monopolio del settore da parte di una società americana, la Clear Channel Entertainment (presente anche in Italia e predominante anche nella radio USA) e al progressivo snaturamento dei concerti, diventati evento ripetibile invece che evento irripetibile e sempre diverso grazie al coinvolgimento e all'apporto del pubblico, secondo la già ricordata lezione di Pete Seeger.

Concerti in cui l'emozione sembra diventare non l'ascolto della musica ma la contemporaneità, esserci nello stesso luogo e nello stesso tempo, con un nome storico del rock o del jazz. Un evento che però del concerto mantiene ben poco, dato che la musica è amplificata, le immagini anche (su grande schermo), il grande e storico personaggio (che sia Santana o Elton John) è un puntino sul palco e il nostro udito e la nostra vista potrebbero ricevere le medesime sensazioni con un DVD a casa, il nostro Hi-Fi e il nostro schermo TV.

Alla fine darà più emozioni un personaggio meno noto, ma che possiamo guardare negli occhi, del quale possiamo intuire lo sforzo e l'intenzione e l'idea nel proporre la sua idea di musica, e possiamo sentire con le orecchie, senza catene di amplificatori e diffusori, il suono della sua voce o degli strumenti che ha scelto di suonare.

 

La tecnologia è intervenuta sin dagli albori della civiltà per amplificare le possibilità di diffusione della musica. All'inizio con la efficienza degli strumenti musicali e la loro possibilità di essere uditi da un pubblico più ampio, o con l'acustica de teatri. Poi con la estensione in senso spaziale consentita dalla notazione musicale. Infine con la elettricità e le onde radio, poi con la amplificazione sonora, e poi ancora con i computer e le telecomunicazioni, la loro interconnessione e la rete globale Internet.

 

Le tecniche di registrazione e i nuovi canali di diffusione

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Dalla fine del '700 è iniziato lo sviluppo di tecniche orientate a registrare e riprodurre la musica, prima codificata, poi sotto forma di suono, inclusa quindi la particolare esecuzione e la voce umana dei diversi cantanti.

La evoluzione delle tecniche è trattata nelle pagine dedicate alla distribuzione della musica. Le stesse tecniche sono state però alla base della diffusione della musica nel senso indicato prima, cioè a distanza di spazio e/o di tempo dall'evento originale, e senza distribuzione di un supporto. Diffusione della musica che è iniziata con l'affermarsi di un nuovo mezzo trasmissivo, ad inizio '900, la radio, e poi ha avuto come mezzo alternativo, dagli anni '80 dello stesso secolo, la televisione e quindi, dagli anni '90, Internet.

Le tecniche di registrazione erano basilari per catturare la musica (il microfono e il suo antenato, il phonoautograph di Leon Scott) e diffonderla in diretta, e per registrare la musica (su disco o su registratore magnetico) per riprodurla a distanza di tempo, quindi in differita. La disponibilità di musica già registrata a scopo di distribuzione dava poi alle radio la possibilità di trasmettere anche musica non pensata originariamente per la diffusione o addirittura, in seguito, per promuovere la stessa vendita dei supporti, i dischi.

 

La radio

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La radio, la grande invenzione portata a compimento da Guglielmo Marconi, si è stabilizzata sin dai primi anni di diffusione popolare del mezzo (primo dopoguerra, anni '20) intorno alle tre tipologie di programmi: informazioni, intrattenimento parlato (varietà, radiodrammi), intrattenimento a base di musica.

Nei primi anni le prime due tipologie sono state prevalenti, sia per la mancanza di una alternativa (come è stata la televisione nel secondo dopoguerra) sia per la relativa scarsità di materiale musicale registrato.
L'inizio delle trasmissioni radio al pubblico (Westinghouse, 1920) è stato, per esempio, dedicato ai risultati delle elezioni presidenziali americane di quell'anno, ed era rivolto a non più di un migliaio di apparecchi.
Iniziarono però subito dopo le trasmissioni musicali.

I programmi musicali degli anni tra le due guerre erano costituiti, a differenza di oggi, per buona parte da esecuzioni radio-diffuse, ovvero riprese dal vivo di concerti, anche e di frequente di musica leggera  - per esempio da sale da ballo - e loro diffusione via radio, in diretta, in tempo reale, ad un pubblico evidentemente più vasto. Qualcosa di analogo ai concerti serali tuttora trasmessi da Radio Tre.
 

I concerti potevano però anche essere registrati e trasmessi in differita o in replica, amplificandone così il potere commerciale. Le registrazioni rimanevano proprietà della radio, la produzione dei concerti era un costo e un investimento. In alternativa però le radio potevano proporre musica per mezzo degli stessi dischi usati per distribuire la musica al grande pubblico. Il costo era ovviamente più basso, quasi nullo, occorreva soltanto definire la gestione dei diritti da pagare a chi aveva registrato e poi stampato in più copie i dischi: le case discografiche. Accordi arrivati nei primi due decenni del secolo XX, prima dei quali le radio per le case discografiche erano un po' come i siti di distribuzione MP3 su Internet degli anni '90.

Dal secondo dopoguerra il disco è diventato la sorgente principale per la proposizione di musica via radio. Potevano essere i dischi in normale vendita (prima a 78 e poi a 33 giri e 1/3) oppure dischi speciali per le radio e per la colonna sonora dei film, di diametro maggiore, circa 44 cm. Di fatto però elemento fondamentale per le radio diventavano le "sale di registrazione", in realtà usate essenzialmente come sale per riproduzione, ed equipaggiate con i mitici giradischi professionali EMT e similari.

La esplosione della importanza della radio per la diffusione della musica è avvenuta con l'avvento delle radio libere, dalla fine degli anni '60, la cui storia è raccontata in una apposita sezione.

Le radio libere, poi diventate semplicemente radio commerciali, si sono trasformate nel tempo in uno strumento di intrattenimento incentrato essenzialmente sulla musica, ed anche, e in parallelo, in un canale di promozione per la vendita di dischi, quindi un supporto indispensabile per la distribuzione.

 

La radio come mezzo di diffusione ad alta fedeltà

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Dall'inizio dei tempi e sino all'avvento della radio la musica la diffondevano i suonatori, gli interpreti, le orchestre. Tuttora i concerti sono un canale primario per conoscere ed apprezzare la musica, e invogliare all'acquisto. E' interessante notare per esempio il rapporto tra concerti riusciti e la popolarità nel nostro paese dei diversi artisti. Per esempio la relativamente scarsa popolarità dei Beatles (una sola tournee in Italia) o il grande seguito di Bruce Springsteen dopo gli storici concerti degli anni '80.

Dall'avvento della radio negli anni '30, la radio è stata il canale primario per la musica diffusa, o streaming come si dice ora. Musica quindi da fruire per il tempo della trasmissione broadcast (da un punto a molti ascoltatori), anziché venduta con un proprio supporto, non scelta dall'ascoltatore ma dal gestore del canale di diffusione.

 

La trasmissione radio è iniziata, come noto, usando come portanti onde elettromagnetiche "corte", "medie" e "lunghe", con diversi compromessi tra potenza richiesta per la stazione trasmittente, capacità di superare gli ostacoli, capacità di superare grandi distanze (come gli oceani), come era possibile per le onde lunghe, e con la tecnica della modulazione di ampiezza (AM), ovvero variando in modo proporzionale al segnale da trasmettere la intensità della portante. Dal secondo dopoguerra è iniziata però la diffusione di stazioni e ricevitori a modulazione di frequenza (FM), nella quale veniva variata la frequenza attorno alla portante. Una tecnica maggiormente fedele in sé, nel senso di range di frequenza più ampio. Ma una tecnica in grado anche di allocare sulla stessa portante due canali, e quindi di trasmettere in stereofonia.

Radio Philco "Cathedral".
 Anni '30

Per l'importanza della stereofonia si veda la sezione dedicata a questa tecnica nelle pagine dedicate alla distribuzione.

E' stato così che la FM è diventata nei tardi anni '50 e nei primi '60, in quasi tutti i paesi, uno dei canali preferenziali per l'ascolto di musica ad alta fedeltà. Il sintonizzatore (nella immagine a lato un eccellente modello anni '60, il Quad FM1) doveva confrontarsi essenzialmente con il disco LP a 33 giri, allora meno valido di oggi, soprattutto per le carenze nelle registrazioni e nei supporti disponibili, ma anche per la difficoltà e l'estrema onerosità di messa a punto di un front-end valido.

Infatti i componenti a qualità elevata esistevano già, per realizzare un front-end di elevato livello, e lo dimostra il fatto che sono gli stessi ancora usati oggi da molti appassionati, come le testine Ortofon SPU, i giradischi EMT 930 (nella immagine a lato) e varianti, Garrard 301 o Thorens TD-124 a puleggia, tutti componenti già disponibili a fine anni '50 ed inizio '60. Erano però componenti professionali (Ortofon, EMT) o comunque di costo molto elevato, alla portata di pochissimi tra i pochi che potevano permettersi un Hi-Fi.

La maggior parte combatteva con giradischi di minore qualità, che soccombevano a confronto di un buon sintonizzatore FM, sia sul lato della praticità sia su quello della fedeltà. E c'è anche da considerare i cataloghi di dischi dell'epoca, meno ricchi e meno diffusi, per comprendere come il sintonizzatore, ora quasi in disuso, fosse un componente centrale per i buoni impianti stereo Hi-Fi.

Questo avveniva in tutti i paesi occidentali, tranne uno, l'Italia, dove la monopolista RAI trasmetteva in stereofonia solo su un canale della filodiffusione (quindi via cavo telefonico, con banda di frequenza ridotta, e fedeltà dubbia) e poi per alcune ore al giorno, con programmi "sperimentali"; una sperimentazione proseguita per anni, forse decenni, fino a che le radio libere, che hanno adottato sin da subito la stereofonia, hanno costretto la RAI ad uscire dal torpore tipico del monopolista ed iniziare le trasmissioni in stereo su tutti i canali.

Un tuner di fascia alta: l'Accuphase T100 del 1973

Le radio libere hanno presentato però, almeno in Italia, sia il momento della nascita sia quello della morte prematura dei sintonizzatori stereo. Infatti come abbiamo visto sono state la premessa per creare il mercato. Ma poi il caos e la sovrapposizione delle frequenze (vedi la storia delle radio libere) hanno pesantemente influito sulla qualità, abbassando la fedeltà della ricezione e rendendo impossibili o perlomeno frustranti gli ascolti.
 

Un sintonizzatore del 1985: il NAD 4155T


Beninteso il classico impianto completo "rack" degli anni '70 aveva sempre un sintonizzatore nel set, così come lo hanno avuto quasi sempre i coordinati e compatti successivi, ma solo perché erano prodotti per un mercato globale. Era solitamente un componente ben poco utilizzato. Ora è un componente per il quale l'interesse da parte degli appassionati di Hi-Fi è scomparso, come dimostra la totale assenza di recensioni di componenti di questo tipo sulle riviste specializzate come Audio Review o Suono.

Per un approfondimento: Il Wi-Fi degli anni '60

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La televisione e la diffusione della musica: il videoclip

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La televisione, mezzo di intrattenimento e di informazione principe, è stata sin dall'inizio un veicolo di promozione anche per la musica. Si possono citare le storiche presenze dei Beatles al programma TV "Thank You Music Star", nel 1963, che sancì il lancio sul mercato inglese del loro primo grande successo Please Please Me, o la partecipazione dei quattro l'anno seguente al popolare programma americano "Ed Sullivan Show" che aprì loro le porte del mercato americano e diede inizio alla beatlemania, oppure, per restare in Italia, alla partecipazione dei Rokes a Studio Uno nel 1966, con il loro brano Che colpa abbiamo noi, che portò il beat al grande pubblico del sabato sera.

La televisione è invece diventata un vero e proprio canale di diffusione per la musica, in una sua particolare forma, dagli anni '80, con l'enorme successo dei video clip. Filmati promozionali se ne facevano da tempo (gli stessi Beatles ne fecero parecchi, anche molto belli come quello con Get Back suonato sui tetti degli studi di registrazione), sia per la televisione o i cinegiornali e sia per i video jukebox, ma negli anni '80 era diventata una forma d'arte a parte, con gli storici filmati di John Landis (Michael Jackson - Thriller) o quelli di Cindy Lauper (Time After Time) o dei Bronsky Beat (Small Town Boy), per citare solo alcuni dei video che hanno fissato il genere.

Il passo successivo alle trasmissioni dedicate ai video (come la fortunata Mr. Fantasy di Carlo Massarini, sulla RAI) furono i canali specializzati solo in video, quindi MTV a livello internazionale ed in Italia, per un lungo periodo, VideoMusic della imprenditrice toscana Marialina Marcucci (poi confluita in Telecom Media e divenuta la sezione italiana di MTV).

Con i videoclip e MTV la televisione è diventata un mezzo di diffusione alternativo alla radio, utilizzato da molti giovani anche in maniera prevalente rispetto ad essa. Con la conseguenza però che l'accesso è ancora più selettivo, poiché gli alti costi di produzione di un video fanno sì che solo una parte degli artisti possano proporli, e comunque non per tutti i brani di un disco.

 

Il mondo della radio e la diffusione della musica

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La storia della radio per quanto attiene la musica e il mercato si può dividere in tre fasi:

1)

radio monopoliste, controllo sulle scelte musicali da parte dei gestori delle radio, poche ore di trasmissione in un palinsesto dominato dal parlato (informazione o fiction)

2)

radio private o libere, controllo sulle scelte condiviso tra gestori e case discografiche, peso molto maggiore o prevalente della musica nel palinsesto (STORIA)

3)

aggregazione e oligopolio, controllo sulle scelte primario da parte delle case discografiche, radio specializzate (solo musicali con intermezzo di informazione, modello uniforme), heavy rotation.

 

Nella prima fase, durata in Italia sino agli anni '70, la diffusione della musica era addirittura insufficiente per le case discografiche, che premevano per maggiori spazi, per fare conoscere il prodotto.

(a sinistra: un classico sintonizzatore europeo degli anni '70, il Quad FM3)

 

Nella seconda fase la offerta di musica è uscita progressivamente dal controllo delle case discografiche, nel senso che a) molte radio libere diffondevano musica senza pagare i diritti (anche perché spesso non potevano proprio permetterselo, in quanto organizzate su base volontaria e prive di un conto economico) e b) la grande offerta e la contemporanea diffusione dei registratori a cassette e degli impianti hi-fi consentiva di trasformare la musica diffusa in musica riprodotta, almeno a livello di canzone (a parte il mondo particolare delle musica classica, ovviamente con volumi e quindi criticità commerciale molto minore).

La terza fase, in Italia iniziata negli anni '80 in parallelo al consolidamento della TV commerciale, ha consentito una ripresa di controllo da parte delle case discografiche, e quindi un nuovo equilibrio, basato: a) sulla dipendenza delle stazioni radio dalla promozione discografica, ottenuta barattando sconti sui diritti contro scalette concordate e b) sull'accordo reciproco alla dissuasione nei confronti della registrazione domestica, ottenuto parlando sul brano (tecnica anti-registrazione peraltro introdotta in Italia in una famosa trasmissione non solo  musicale molto nota: Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni) e non trasmettendo mai per intero i brani stessi.

Da questo equilibrio è nato il sistema di trasmissione in uso in tutte le radio commerciali e sulle stazioni di video come MTV, il cosiddetto heavy rotation (rotazione spinta). Le case discografiche attraverso l'heavy rotation decidono i brani e gli artisti da spingere, non più di 20-30 brani in rotazione, con specifiche priorità, in base alle loro scelte di marketing (ritorno degli investimenti, previsione e ipoteca di successi futuri, allineamento dei mercati) e parallelamente decidono anche gli artisti (o i brani) da non trasmettere (pur magari avendoli a contratto), quindi da destinare a mercati di nicchia, realizzando così un forte controllo sulla domanda. I conduttori delle radio commerciali si limitano a ricevere le scalette preconfezionate, aggiungendo in rari casi qualcosa di loro, e limitandosi in genere a dirci spiritosate sopra, sul modello della storica trasmissione RAI Supersonic, a sua volta ispirata a programmi delle radio private UK e USA.

 

La scaletta automatica: Selector Music Scheduling

 

Il sistema basato sulla ripetizione e sulla standardizzazione del prodotto è stato ulteriormente perfezionato con la possibilità  digitalizzare la musica e di archiviarla su memoria di massa da computer. Per le radio che programmano in heavy rotation (ma non solo) sono stati messi a punto sistemi di programmazione semi automatici, in pratica software per computer, settore nel quale è leader di mercato il noto Selector della società americana RCS (Radio Computing Services; secondo la compagnia copre almeno l'85% del mercato internazionale [dato 2007]). Un sistema che permette di generare e gestire le scalette dei contenuti musicali e registrati mediante "regole" preimpostate, anche senza l'intervento di tecnici umani per la gestione di messa in onda, missaggi, inserzione di pubblicità e transizione al parlato.

Il Selector è stato proposto sul mercato nel 1979, quindi prima dell'era digitale, e poi aggiornato per gestire database musicali e di altri contenuti (jingle, spot commerciali) archiviati su computer. Il sistema è però sempre basato su regole, impostabili dal programmatore della radio, che guidano la scaletta (schedule); regole che possono essere ad esempio:
 

Regola

Esempio

Genere (Sound code rule)

Mai due canzoni rock di seguito

Artist separation

Mai due canzoni dello stesso artista di seguito

Ore del giorno (Daypart restriction)

Mai una canzone heavy metal dopo le 23

 

Il prodotto è stato arricchito negli anni successivi con un software specializzato, chiamato Linker, per la gestione integrata di jingle, spot commerciali e altri contenuti non musicali con la scaletta delle canzoni. In tempi recenti la RCS ha poi proposto un sistema completamente nuovo, un significativo passo avanti verso la automazione delle scalette e del "ritmo" di una stazione radio, chiamato GSelector (Goal Selector). Come dice il nome al sistema rigido delle regole è sostituito un innovativo sistema a obbiettivi (goal) in base al quale il GSelector genera la scaletta ottimale del giorno o del periodo. La musica da trasmettere viene categorizzata in base ad attributi (tempo, energia, tono (mood), genere, frequenza dello stesso genere e artista e così via) e in base ad essi possono essere impostati gli obbiettivi, in termini di bilanciamento tra attributi, incremento e decremento nel tempo e altri interventi.

E' evidente il rischio insito in un prodotto così potente: la standardizzazione delle stazioni radio. I programmatori potrebbero tendere a riproporre le stesse regole di base o obbiettivi preimpostati, con l'effetto di una grande uniformità della stazioni o di una loro indistinguibilità. Che è poi quello che in buona parte è avvenuto. Come per molte altre nuove tecnologia la "colpa" però non è dello strumento (verso il quale non sono mancate le polemiche) ma nel suo utilizzo.

 

Internet come canale di diffusione - Le web radio

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In parallelo alla esplosione del P2P per il download si è sviluppato l'uso di Internet come canale per la promozione e la diffusione della musica in modo controllato, senza copia sul PC (streaming).

Lo streaming audio può essere utilizzato sia per veicolare contenuti audio da un sito web, ad esempio a scopo promozionale, per presentare le ultime novità sul sito di un musicista, sia per creare qualcosa di simile alla radio tradizionale, utilizzando come canale di trasmissione la rete Internet, cioè per creare una web-radio. Nessun limite geografico in questo caso, la web-radio può essere ascoltata in ogni angolo del pianeta. Il limite caso mai è costituito dalla lingua. Il palinsesto di una web-radio può essere analogo a quello di una radio tradizionale, con una alternanza di musica e parlato, ma nella pratica la maggioranza delle web-radio sono in prevalenza se non totalmente a base musicale.

Bassi costi di avvio e una situazione ancora fluida per quanto riguarda il pagamento dei diritti di diffusione per la musica hanno consentito una forte diffusione delle web-radio, con conseguente forte frammentazione del settore.

La tecnologia web-radio, con il continuo aumento della banda disponibile, che consente di arrivare anche a una compressione con bitrate a 256Kbps adeguata anche per la musica più semplice (normalmente è a 90Kbps, adatta per il parlato, meno per la musica) e l'affermazione di terminali portatili multimediali sempre più performanti (smartphone e tablet) è comunque del tutto adeguata per costituire una alternativa realistica alla radio tradizionale.

 

YouTube

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Un caso particolare di web-radio è YouTube. Nato per condividere in rete i propri video ("broadcast yourself") si è trasformato nel tempo in un enorme contenitore, centralizzato, universale e tutt'altro che frammentato, di contenuti musicali. Nei quali molto spesso la parte video è solo un pretesto, una serie di foto o addirittura un'immagine fissa.
A questo uso di YouTube per la diffusione della musica abbiamo dedicato una pagina a parte.

 

La radio digitale terrestre

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Successore designato della radio analogica FM sarebbe stata la radio digitale terrestre, Digital Audio Broadcasting (DAB), denominata anche in seguito DMB-T.

La radio digitale terrestre è stata progettata per una maggiore capacità di trasmissione (soprattutto rispetto alla minimizzazione dei disturbi), una maggiore comodità (per esempio i titoli dei brani in parallelo all'ascolto) e una maggiore disponibilità di canale e avrebbe dovuto consentire nelle intenzioni un rilancio di questo mezzo di diffusione, particolarmente adatto per la musica ed attualmente veramente depresso rispetto alle sue potenzialità. Lo sviluppo previsto ad inizio anni 2000 non è stato però confermato nel decennio, e la radio è rimasta in Europa in gran parte analogica, a parte una parziale diffusione del nuovo standard in UK e Germania. Solo trasmissioni sperimentali e nessuna concreta utilizzazione del nuovo mezzo in Italia, fino al 2013 che ha visto il tentativo di rilancio, tuttora in corso e con esito non scontato, da parte del consorzio Digital Radio e della Rai. Il consorzio ha lanciato almeno tre campagne pubblicitarie per lanciare il nuovo sistema di trasmissione sia per l'ascolto in casa (dove servono ovviamente nuovi ricevitori) sia in auto (dove servono apparati di serie già predisposti o appositi adattatori).

Il claim delle campagne è "il suono perfetto" ma purtroppo non è così, si tratta sempre (almeno per ora) di suono in formato compresso, anche se non ai massimi livelli di compressione e il vecchio standard FM Stereo è decisamente superiore, anche se purtroppo ormai pochissime emittenti, forse solo FD5 della Rai trasmettono materiale non già compresso all'origine. Il miglioramento avvertibile è solo sul lato della ricezione, ovvero della eliminazione delle interferenze e dei disturbi, che non dipendono però dallo standard FM ma della storica e cronica mancanza di regole con cui in Italia sono gestite le concessioni delle frequenze e il loro uso.

Per un approfondimento: La radio digitale terrestre

 

Commenti e approfondimenti

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Per inviare osservazioni, commenti o proposte di approfondimenti su questo tema usare come sempre la form per contattare Musica & Memoria.

 

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© Musica & Memoria
Alberto Maurizio Truffi 
 

Prima edizione: Luglio 2003/ Revisioni: Agosto 2003 / Settembre 2003 / Novembre 2003 / Aprile 2004 / Maggio 2004 / Ottobre 2005 / Novembre 2005 (Mercora) / Maggio 2007 (jukebox e Giungla d'asfalto) / Giugno 2007 (video jukebox e libro M. Bovi, Selector) / Febbraio 2011 (aggiornamento situazione DAB e P2P Radio) / Aprile 2012 (aggiornamento generale) / Ottobre 2012 (immagini e revisione grafica) / Gennaio 2015 (Web radio e digital radio)

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