Radio Caroline e Radio Luxembourg

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Radio Caroline / Radio Luxembourg - RTL 208 / Le radio off-shore / Radio Veronica

Vedi anche

Le radio libere / La RAI e la censura / Le radio libere in Italia: un censimento del 1976 / I dati di ascolto delle radio / Le prime radio libere in Italia / Le radio pirata off-shore / La televisione digitale terrestre / Radio Capodistria

Testimonianze

Radio Elle, Radio Montecarlo, Radio Napoli City, Radio Dieci, Radio Capodistria, Radio Kiss Kiss Napoli, Radio Roma International Sound, TRS The Radio Station, Radio Sapri, Radio Riviera Brenta

 

 

Radio Caroline

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La prima vera radio libera europea nacque dalla voglia di fare qualcosa di nuovo, nell'atmosfera effervescente della swingin' London degli anni '60, di un giovane irlandese, Ronan O'Rahilly, che già aveva iniziato  ad operare nel mondo della musica, come appassionato di rythm & blues e poi manager, per un breve periodo dei Rolling Stones degli inizi, e poi del bluesman Alexis Korner.

Il contesto era di monopolio assoluto dei mezzi di informazione, in questo caso detenuto dalla BBC, che costituiva per il mondo della musica una strettoia, dalla quale passavano solo le trasmissioni sponsorizzate dalle grandi case discografiche, ed i nomi che queste spingevano. In più era una radio che i giovani percepivano come vecchia e fuori dal tempo.

O'Rahilly venne a sapere che già da tempo in America una radio, Voice Of America, trasmetteva da una nave per una più efficiente copertura, e che alcune piccole radio dell'Europa settentrionale, come Radio Nord e Radio Veronica, usavano lo stesso sistema per aggirare monopoli e divieti. Un approfondimento legale gli consentì di appurare che su una nave, in acque internazionali, le uniche leggi valide sono le leggi del paese nel quale la nave è registrata; quindi se una nave batte, per esempio, bandiera panamense, e le leggi di Panama non vietano le radiotrasmissioni né recepiscono alcun accordo internazionale sulla radiofonia, tutto è in regola.

Facendo due più due O'Rahilly si rese conto di avere in tasca la soluzione, ed una enorme opportunità, altri stavano pensando a qualcosa di simile, ma lui partì in anticipo e, all'inizio del 1964, comprò una vecchia motonave in disarmo, la MV Fredericia, la riadattò e la dotò di un potente trasmettitore da 10KW in onde medie, e la mise in mare con destinazione Mar dell'Irlanda, tutto era pronto per il lancio.

Il nome scelto per la radio era un omaggio alla figlia del presidente americano John F. Kennedy, assassinato l'anno prima a Dallas, e la nave venne ribattezzata ovviamente MV Caroline.

La Domenica di Pasqua del 1964, dalla nave ancorata al largo delle coste irlandesi, cominciarono le trasmissioni. Gli speaker (il primo di essi si chiamava Simon Dee), sopraffatti dalla emozione, non se la sentirono di andare in diretta, e registrarono l'annuncio di inizio delle trasmissioni, che diceva semplicemente "This is Radio Caroline on 199, your all day music station", poi mandarono il primo pezzo, ovviamente un brano dei Rolling Stones.

Già nell'ottobre dello stesso anno 1964 Radio Caroline superava negli ascolti per fascia oraria la BBC, resisteva ai tentativi della stessa BBC e del governo inglese di fare tacere le trasmissioni, e faceva da apripista ad altre radio "pirata", come si diceva allora, e ad un ritorno in forze delle radio private che trasmettevano dall'estero, come la famosa RTL 208, ovvero Radio Luxembourg.

Negli anni seguenti Radio Caroline acquistò una seconda motonave (MV Mi Amigo) che ancorò al largo delle coste dell'Essex, le stazioni diventarono quindi due: Radio Caroline North (l'originale) e la nuova Radio Caroline South, e coprivano ormai tutte le isole britanniche e anche la costa Nord occidentale dell'Europa.

Non mancarono le avversità naturali e legali: la motonave Mi Amigo venne disancorata durante una tempesta nell'inverno del 1966 e si infranse sulla costa. L'equipaggio venne tratto in salvo ma le trasmissioni dovettero essere interrotte per qualche tempo, ma gli organizzatori riuscirono a noleggiare un'altra nave, la Cheeta II, utilizzata per trasmissioni radio in Scandinavia, e che era inattiva in quel periodo a causa delle condizioni atmosferiche avverse nel Mar Baltico.

Dal punto di vista legale invece il governo inglese ottenne l'approvazione di una legge ad hoc per poter perseguire le radio pirata (il Marine Broadcasting Offences Act) che consentiva di perseguire le stazioni che trasmettevano anche dal Mare d'Irlanda e dall'Isola di Man. Radio Caroline dovette migrare nel Mare del Nord, dove il governo olandese non aveva ancora preso provvedimenti contro le radio off-shore, e riuscì a continuare le trasmissioni, anche se da quel momento iniziava la sua fase calante, anche perché la BBC iniziava, pochi mesi dopo, le trasmissioni della sua nuova rete Radio 1, modellata sullo stile veloce e musicale delle radio pirata.

Cinque anni dopo, nel 1972, iniziavano a trasmettere le prime radio libere terrestri in UK e l'era delle radio sulle navi iniziava il suo declino.

 

RTL 208 - Radio Luxembourg

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Attiva dal 1933, è stata se non la prima, certo la più famosa e seguita radio privata europea. Di proprietà non di un governo ma di finanziatori francesi, puntava al più interessante bacino di utenza del periodo tra le due guerre, quello rappresentato dal paese più ricco d'Europa (e del mondo, allora), cioè la Gran Bretagna. Nominalmente trasmetteva per il piccolo stato del Lussemburgo, ma invece di una stazione in onde medie a bassa potenza utilizzava le onde medie e lunghe e trasmettitori di grande potenza, per coprire i territori inglesi, tedesco e francese. Le più interessanti ed innovative erano ovviamente le trasmissioni musicali in inglese (che erano probabilmente irradiate solo in onde medie).

Il governo inglese e la BBC protestarono per la violazione dei patti bilaterali sulla radiofonia, ma le trasmissioni non cessarono e la radio rimase tra le più ascoltate fino allo scoppio della guerra, durante la quale le trasmissioni ovviamente cessarono. Dopo la guerra ripresero negli anni '50, e Radio Luxembourg ebbe un forte ritorno con la esplosione delle radio libere come Radio Caroline o Radio Atlanta, costituendo una ulteriore alternativa, ed orientandosi maggiormente verso la musica.

Trasmettendo in onde medie dal continente, Radio Luxembourg era ricevibile in qualche modo anche in Italia, a differenza di Radio Caroline, ed era quindi la radio più popolare tra i musicisti italiani dell'epoca, che volevano stare al passo con il centro del mondo musicale, l'Inghilterra.

 

A lato, la scala di sintonia di una radio degli anni '50-'60. Sulle onde medie e lunghe era predefinita una scala con le indicazioni delle capitali europee (clic per ingrandire) sulle frequenze assegnate stabilmente ai vari paesi.

 

Le radio off-shore

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Più o meno in parallelo con la vicenda di Radio Caroline, che rimane la più influente ed ascoltata delle radio libere del periodo, altre radio scandinave ed olandesi hanno operato da navi ancorate nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, sfidando le regolamentazioni dei vari paesi, le avverse condizioni atmosferiche e le difficoltà logistiche.

Le prime radio off-shore erano dirette ai paesi scandinavi, e le prime in assoluto dovrebbero essere Radio Mercur (che trasmetteva in danese e poi, in seguito, anche in svedese) e Radio Syd (in svedese) che irradiavano già nel 1958 dalle navi Cheeta (un piccolo peschereccio) e Cheeta 2 (quest'ultima usata anche da Radio Caroline dopo il naufragio della sua nave Mi Amigo, veterana della radiofonia off-shore).

Nel 1960 iniziava le trasmissioni fuori dalle acque territoriali olandesi (che avevano una estensione minore della norma: 3 miglia) la storica emittente Radio Veronica, che avrebbe trasmesso fino al 1965 e poi, dopo un cambio di nave, dal 1965 a buona parte degli anni '70. Radio Veronica trasmetteva in olandese e, dal 1965, anche in inglese.

La storia di Radio Veronica si intreccia anche con quella della radiofonia italiana attraverso le vicende di un noto DJ, protagonista sulle radio italiane e su Radio Montecarlo, Federico l'Olandese Volante, che, mentre studiava ad Amsterdam, lavorò a Radio Veronica dal 1969 al 1971.

 

La diretta era simulata

 

Le motonavi attrezzate con i trasmettitori, recuperate da altri scopi (erano solitamente navi da pesca o mercantili di non grande stazza), a volte prive dei motori e quindi solo ancorate, passavano da una radio all'altra, cambiavano nome e nazionalità per eludere le varie trappole legali, e ne condizionavano le vicende e anche il funzionamento. Non tutte le navi erano abbastanza grandi da contenere veri e propri studi e ospitare gli speaker, così le trasmissioni venivano registrate in anticipo sulla terraferma e portate via mare o con idrovolanti alla nave, dove erano imbarcati soltanto i tecnici addetti alle trasmissioni.

Questa era ad esempio la modalità che seguivano Radio Mercur e Radio Veronica, ed era utile anche per eludere i molti divieti sulla radiofonia, sulla terraferma gli speaker erano a posto perché non trasmettendo, non violavano alcuna legge, mentre la trasmissione fuori dalle acque territoriali non era perseguibile perché fuori dalla giurisdizione di qualsiasi governo. Anche se poi, come successe a Radio Veronica nel 1960, i nastri vennero bloccati dalla dogana, e i fratelli Verweij, i proprietari, utilizzarono un piccolo aereo dal quale i nastri venivano lasciati cadere sulla nave. Queste vicende sono state anche raccontate, in forma molto romanzata, nel film del 2009 "I Love Radio Rock".

 

Il Mare del Nord

 

L'area del Mare del Nord era comunque ideale per la radiofonia pirata perché baricentrica rispetto ad una vasta area densamente popolata e ricca, che comprendeva Londra, Parigi, Amsterdam, Anversa, in un raggio di soli 200 Km, perché le le leggi olandesi erano le meno restrittive e anche perché il mercato della musica e della pubblicità in Olanda era assai ricco, e costituiva quindi una buona base.

Così quest'area fu usata anche da altre importanti emittenti dell'epoca, come Radio London (in inglese, concorrente di Radio Caroline, negli stessi anni), Radio Antwerpen (belga, trasmetteva dal 1962), Radio Nordsee International (RNI), che era in forte competizione con Radio Veronica, al punto di registrare un episodio di vero e proprio attacco alla sua nave, del quale si è sempre sospettato quest'ultima come mandante.

Radio Nordsee International era nota anche al di fuori dei confini olandesi e ne parlava nel 1970 anche la rivista italiana di musica Ciao 2001, in un glossario curato da Dario Salvatori, come ci segnala un cortese visitatore del sito, fornendoci anche una copia della pagina originale, che riproduciamo e mettiamo a disposizione per la consultazione.

 

Obbiettivi e consuntivi

 

Le radio pirata degli anni '60 avevano tutte scopi commerciali, puntavano quindi a raccogliere pubblicità, e per farlo dovevano offrire al pubblico i contenuti più facilmente accettabili e più ricercati. Non erano quindi in generale molto innovative nel linguaggio o nella musica proposta. Avevano però meno vincoli delle radio pubbliche dell'epoca (programmi culturali o didattici, notiziari estesi) e in questo modo acquisivano una immagine più fresca e in molti casi avevano successo (Radio Mercure arrivò a 2,5 milioni di ascoltatori tra Danimarca e Svezia).

Non erano le radio a inventare il nuovo linguaggio e la innovazione nei costumi, ma erano questi ultimi a trovare nelle radio, e in particolare in Radio Caroline, un mezzo per comunicare. A questo punto il circolo si è messo in moto e le radio stesse sono diventate motore di innovazione diffondendo le nuove mode, musicali e non.

Nonostante il successo che è arriso ad alcune di esse gestirle in presenza di continui tentativi di chiusura delle varie autorità, condizioni naturali avverse, margini economici non sempre ampi, costituiva un impegno notevole. Di conseguenza molti dei protagonisti hanno via via passato la mano, anche se altri subentravano e il panorama delle radio private nel Nord Europa si è mantenuto stabile almeno fino alla fine ai primi anni '70, anche se con un ruolo via via più marginale, in presenza di radio pubbliche più attente al mutare dei gusti del pubblico e, per alcuni paesi, di radio commerciali, anche se ufficiali, dei paesi confinanti. Dopodiché nei vari paesi europei sono iniziati i tentativi di sottrarsi al monopolio direttamente sulla terraferma (vedi Radio pirata, radio libere, radio private) e la liberalizzazione dell'etere è diventata realtà già alla metà del decennio nei principali paesi, Italia compresa, rendendo inutile lo sforzo necessario per trasmettere off-shore.

Alcune radio (come ad esempio Radio Veronica) non hanno fatto altro che migrare sulla terraferma, continuando a trasmettere sino ad ora.

 

La mano della legge

 

Le autorità dei vari paesi verso cui le radio irradiavano (Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Olanda) non hanno mai tollerato la palese violazione del monopolio (allora operativo in tutta Europa, a differenza degli USA). Ci sono stati sequestri sia in terraferma sia sulle navi, tentativi di blocco dei materiali registrati, controlli della effettiva nazionalità delle navi e loro successivo sequestro, e infine la citata legge inglese che ha ridotto le possibilità di collocazione delle trasmittenti. Non sono mancati neanche disturbi pilotati delle trasmissioni, con emissioni potenti sulle stesse frequenze. 

I tentativi più decisi sono però stati fermati dalla popolarità di molte radio, e quindi dalla impopolarità degli interventi. Questo è stato soprattutto il caso dell'Olanda, il paese europeo dove le radio off-shore hanno avuto la vita più lunga.

 

E in Italia?

 

La diversa conformazione geografica rendeva meno interessante l'escamotage della trasmissione da una nave. Per raggiungere le principali città sarebbe stata necessaria una potenza notevole (Roma) o addirittura non sarebbe stato possibile per la presenza delle catene appenniniche (Milano, Torino). Il mare Tirreno, troppo profondo, non consentiva poi di ancorare navi al largo con la necessaria sicurezza, e anche Napoli era preclusa, tra l'altro era all'epoca una importante base USA ed è improbabile che qualcuno abbia soltanto pensato di irradiare davanti al punto di attracco delle principali portaerei del Mediterraneo.

L'unico punto geografico favorevole era rappresentato dall'Adriatico che, al largo di Rimini e della riviera romagnola, ha fondali bassi e, almeno durante l'estate, garantisce una quantità adeguata di pubblico potenziale. Qui sarebbe brevemente vissuta nell'estate del 1968 (o del 1969) una radio pirata off-shore che trasmetteva programmi satirici non censurati e musica dalla micronazione chiamata "L'isola delle rose", fondata da un certo ing. Rosa costruendo una piattaforma artificiale (o forse acquisendone una non più funzionante per l'estrazione di gas naturale), ovviamente fuori dalle acque territoriali, con l'intenzione di aprirvi sale da gioco e altre attività extra-territoriali.
Sicuramente sull'isola sono stati emessi francobolli, non si hanno però conferme dell'attività radiofonica.

Nella foto l'Isola delle Rose, dalla rivista Panorama del luglio 1968 (cliccare per approfondimenti)

Naturalmente le autorità sono prontamente intervenute e hanno prima chiuso e poi smantellata la struttura, non protetta da alcuna legge internazionale. 

 

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© Alberto Maurizio Truffi -  Musica & Memoria Luglio 2002 / Ottobre 2003 / Dicembre 2005 / Gennaio 2008 (revisioni RTL 208)

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