Da Radio Tele Arno a Radio Blu Prato nel racconto di Gianni Greco

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Uno dei protagonisti della radiofonia italiana sin dal periodo d'oro delle radio libere e poi soprattutto negli anni successivi, Gianni Greco, ha gentilmente messo a disposizione di Musica & Memoria e dei suoi visitatori una testimonianza del suo lungo, intenso e innovativo percorso come direttore artistico e conduttore.

 

Gli inizi a Radio Tele Arno

 

«Pur essendo stata la musica il mio primo amore (leader de Gli Dei e The Wonders nei primi Anni ’60), fui tirato dentro una radio nel 1977, senza che ne avessi mai nemmeno immaginata la possibilità. Fino allora ero stato un assiduo ascoltatore, sia della Rai che di Radio Montecarlo. Ascoltavo con ammirazione Robertino Arnaldi, non immaginando lontanamente che un giorno avrei trasmesso insieme a lui. Erano appena sbocciate le radio private, una vera rivoluzione dell’etere, e un amico DJ che lavorava nella nuovissima Radio Tele Arno (R.T.A), conoscendo la mia versatilità, mi portò quasi a forza davanti al proprietario dell’emittente con sede in una villa sulle colline di Fiesole.

L’uomo, che mi era stato dipinto come un democristiano osservante, mi stupì estraendo da sotto la scrivania una copia aperta de L’Europeo, che mostrava Cicciolina completamente nuda distesa sul paginone centrale. Mi disse che voleva quello. All’epoca Cicciolina stava facendosi un nome su Radio Luna di Roma con un programma notturno molto osé. Io scrissi un testo su quella falsariga e, quando lo lesse, il proprietario di RTA, entusiasta, mi assunse immediatamente come direttore dell’emittente. Da niente a direttore: carriera fulminea. Presi la cosa di petto, e strutturai un palinsesto incredibile: 24 ore su 24 in diretta, senza sosta, notte compresa, con circa 40 programmi al giorno prevalentemente parlati. Era un periodo pionieristico, e tutti volevano fare radio, c’era la coda, e potei selezionare parecchi conduttori, ognuno esperto nel settore richiesto».

 

La fine della collaborazione Radio Tele Arno e la breve esperienza con altre radio

 

«La cosa andò avanti con grande successo nella zona di Firenze per un anno e mezzo, fin quando i miei attriti col proprietario, fattosi dispotico, non arrivarono a un punto di rottura. Pur senza avere un altro posto dove andare decisi di uscire dall’emittente. Per farlo aspettai il mio compleanno, il 18 marzo del 1979. Ma nel frattempo tutti i componenti dell’emittente si erano riuniti e avevano deciso all’unanimità di uscire anche loro se fossi uscito io. Erano 25 persone, tutte appassionatissime di radio, ma per me ebbero il coraggio di perdere qualcosa di bello che la maggior parte di loro non avrebbe mai più ritrovato nella vita. (Nella foto a destra Gianni Greco a R.T.A. nel 1978)

Fu commovente: quella mattina un nastro continuo registrat aveva preso il posto delle normali trasmissioni: ripeteva all’infinito i nomi di tutti. Sul mixer dello studio avevano lasciato una lettera di dimissioni per il proprietario. Uno solo di loro restò in zona, per testimoniare gli avvenimenti successivi, e ci raccontò che l’uomo era entrato come una furia nella radio e aveva distrutto dalla rabbia un bel po’ del materiale di trasmissione. Quello fu il più bel regalo che abbia ricevuto per un mio compleanno, da 25 grandi persone. Li chiamai Gli Angeli dell’Etere, e credo che un episodio simile in un posto di lavoro non possa ripetersi più, oggi specialmente. Pareva proprio che come direttore io avessi funzionato, creando un gruppo davvero coeso. Quella radio non si riprese più dal colpo, e non molto tempo dopo chiuse i battenti.

Rimasto senza lavoro, trovai subito asilo prima a Radio Sei di Sesto Fiorentino, sempre come direttore, poi a Radio Onda Verde di Firenze, che ribattezzai Radio Valentina. Ma quest’ultima, che stavo plasmando alla mia maniera, fu improvvisamente venduta agli Hare Krishna, nella persona dell’ex cantautore Claudio Rocchi, che ci chiuse letteralmente fuori, impedendoci persino di recuperare i nostri dischi. Se incontravo il favore del pubblico, ero decisamente sfortunato con i proprietari delle emittenti».

 

1982: il passaggio a Radio Blu di Prato come direttore e poi conduttore famoso

 

«A quel punto la svolta: fui chiamato a dirigere Radio Blu di Prato, un’emittente regionale in cui sarei rimasto per 25 anni. Era il 1982. Nel 1983 già però si prospettava una crisi: della figura del direttore si può anche fare a meno, di quella del conduttore no. La radio doveva risparmiare. Non volevo uscire dal giro, e allora feci il passo: decisi di fare io stesso al microfono quello che fino allora avevo fatto fare agli altri. Non avrei mai creduto di riuscirci, ma tentai. Mi inventai un nome d’arte, semplice e facile, ricavato dalle mie iniziali: “G”. E mi buttai, subito senza freni.

Il successo fu immediato. Nel 1983 la completa libertà di espressione, termini scabrosi compresi, non era certo una consuetudine per gli ascoltatori, quindi ebbi fin dall’inizio sia degli ammiratori sfegatati che degli accaniti detrattori. Quello era il successo. Basilare fu la più completa libertà accordatami dalla proprietà, a cui conveniva in termini di ascolto. Il mio programma fu per 25 anni di 4 ore giornaliere da lunedì a sabato. Sempre da solo davanti al microfono, mi guadagnai l’amore e l’odio di chiunque in Toscana ascoltasse la radio: più che ascoltatori, veri seguaci fortemente fidelizzati, perché nel mio programma prevalentemente parlato mettevo in campo tutte le esperienze della mia vita, comprese quelle fallimentari (essenziali) toccando ogni corda del sentire umano, e soprattutto perché mi ero inventato Il Sondazzo, programma di provocazioni telefoniche in diretta che mi rifiutavo di chiamare scherzi. Fu un delirio.

Nelle fabbriche fermavano i macchinari per ascoltarmi, molti ridevano da soli in macchina passando per scemi, e in certi negozi dovevano abbassare il volume per l’imbarazzo provocato dal mio linguaggio. Persino Susanna Agnelli nella sua rubrica su una rivista consigliò di spegnere la radio quando trasmettevo io.
Meglio di così non poteva andare. Nel 1990 inventai gli spettacoli dal vivo col telefono, idea che mi fu copiata dieci anni dopo da Libero su Rai2. Ne feci a centinaia in tutta la Toscana, in un’atmosfera di sfogo collettivo. Nel 1995 uscì il mio primo libro, intitolato Il Sondazzo, nel 1996 il secondo, Cazzate Galattiche (Il Sondazzo 2), con la prefazione di Robertino Arnaldi, che era venuto a lavorare a Radio Blu: un sogno per me incontrare e vivere mesi e mesi a stretto contatto con un mio mito...

Nel 1996 e nel 1999 vinsi, sempre col Sondazzo, il Premio Pegaso, una sorta di Oscar locale per il miglior programma radiofonico toscano. Antecedentemente, nel 1984, era nato Puzzo di Stampa, prima striscia satirico-informativa italiana, basata sulla lettura estemporanea dei giornali».

 

Il ritorno all'amore per la musica

 

«Era proprio nel 1984 che avevo lasciato ufficialmente il mio primo amore, la musica, quando fui autore della controversa canzoncina per bambini “L’Elefante Gay” (reinterpretata nel 2005 da Platinette), dopo aver inciso un mio 45 giri e scritto alcune canzoni in coppia con Gianfranco Reverberi. Non potevo sostenere entrambi gli impegni, e optai per la radio, che stava dandomi grandi soddisfazioni. Ho ancora sacchi e sacchi di lettere degli ascoltatori e, bontà loro, delle ascoltatrici, così come almeno un centinaio di articoli di stampa usciti su di me. Ero persino l’unico conduttore radiofonico a essere intervistato dalle radio locali concorrenti, caso raro. Tuttora succede. Mi chiamano mito… A me suona sempre strano, ma nella vita non si butta via niente, no? Ogni stagione, non avendo mai dimenticato il mio primo amore, mi scrivevo una nuova sigla: vere e proprie canzoni che cantavo in diretta all’inizio di ogni trasmissione.

La musica mi ha sempre comunque accompagnato. E per la parte musicale dei miei programmi sceglievo il meglio, e osavo quello che gli altri non osavano: per esempio la discografia cronologica completa di Lucio Battisti e di Fabrizio De André dopo la loro morte, quella di Georges Brassens, l’intera lunghissima “Io se fossi Dio” di Gaber, e pure musica classica: quanto di meno commerciale. Eppure gli ascoltatori mi ringraziavano per aver fatto loro scoprire mondi musicali nuovi. E continuano a farlo dopo anni. Ho sempre pensato che alla gente non bisogna dare quello che vuole, ma quello che non sa di volere».

 

Dalla radio al mondo della televisione

 

«Durante il periodo radiofonico ebbi modo di farmi le ossa televisive su Tele Mondo, conducendo nel 2003 la diretta di Spogliala Tu, ogni risposta esatta un indumento che una ragazza si toglieva.

Precedentemente ero stato chiamato ospite a Forum su Canale 5 in una puntata il cui tema erano gli scherzi. In seguito mi furono richiesti due servizi per Striscia la Notizia, che ideai e interpretai (in onda nel 2005 e 2006), e nel 2009 fui ospite del Chiambretti Night per ricordare a Povia che 28 anni prima di “Luca era gay” avevo scritto e cantato “Tommi”, canzone con la stessa tematica. In radio, insieme a mille trovate giornaliere, inventai tra l’altro anche il primo reality radiofonico (2004), battendo sul tempo Radio2».

 

Si conclude l'esperienza a Radio Blu ma gli ascoltatori non sono d'accordo

 

«Ma anche la lunga e felice esperienza radiofonica, che sembrava non finire mai, arrivò al suo termine, nel 2007. Radio Blu aveva cambiato proprietà, e il mio modo troppo libero di trasmettere non rientrava nella nuova “linea editoriale”. L’avere creato e riempito di ascolti l’emittente non mi fu riconosciuto, e fui da quel momento oggetto di un duro mobbing, mi fu dimezzato il tempo da 4 a 2 ore, e un computer mi diceva quando e quanto avrei dovuto parlare. Io avevo bisogno di spazio, non potevo essere ridotto, come un conduttore privo di argomenti, a un minuto per esprimermi tra un mare di pubblicità e musica non scelta da me. E qui tornarono gli Angeli: i miei nuovi Angeli dell’Etere furono gli ascoltatori, alcuni dei quali si riunirono spontaneamente in un folto gruppo chiamato Gruppo “G”, che aveva lo scopo di farmi restare alla radio con le mie solite prerogative, la mia solita libertà. Ci furono pubbliche manifestazioni, concerti in mio favore, petizioni, siti internet, invii di corone da morto alla radio, striscioni, magliette, tempeste di mail, fax e telefonate… Una sollevazione popolare.

Ma la nuova proprietà, ancor più inviperita, non sentì ragioni. Arrivò a spiarmi e a sequestrarmi persino la corrispondenza, e a quel punto, se non volevo perdere la faccia di fronte ai miei ascoltatori, non potevo far altro che raccontare in diretta quello che stava succedendo. Se avessi dovuto uscire, l’avrei fatto a testa alta. Macchiatomi dell’efferato crimine della verità, fui licenziato “per giusta causa”, come fossi stato un ladro. Ma la causa la persero loro: quella che io intentai all’emittente. Furono costretti a ritirare il licenziamento, e io potei scegliere tra il reintegro e l’incentivo all’esodo, cioè soldi. Non potevo rientrare in quel luogo per me non più praticabile, quindi scelsi i non pochi soldi che mi offrivano, e poi avevo già pronto un contratto televisivo che mi avrebbe permesso di non interrompere la mia presenza giornaliera nell’etere. Portai in TV il mio modo particolare di comunicare, e dopo una stagione a TVR Teleitalia passai per due stagioni a Toscana TV, ma quando inevitabilmente mi beccai un richiamo censorio dal Comitato Ministeriale per l’Autoregolamentazione Televisiva di Roma, decisi, per mancanza di libertà, di continuare altrove i miei programmi. Trasmisi per un’altra stagione su Videofirenze.tv, una webTV che fu l’ultima mia emittente. Nel 2011 condussi la mia trasmissione finale, dopo 34 anni ininterrotti di attività radiotelevisiva venata di musica autoriale.

 

Il "G" oggi

 

«Moltissimi mi chiedono di ricominciare, mi scrivono, mi telefonano, mi fermano per strada, privi di quel “G” che, mi dicono, ha segnato la loro vita. Ma credo di avere già dato.
Bello però sentire di aver lasciato il segno.

Oggi? Non ho abbandonato la parola, dato che al momento di scrivere queste note sta per uscire la mia tredicesima opera letteraria. Ho un impegno sociale per la mia città, sono presidente di un’Associazione Culturale, curo l’Archivio Pezzaglia-Greco, che raccoglie le memorie dei miei avi attori di teatro e di cinema, sono direttore del POM (Pinocchio Official Museum) e mi do parecchio da fare online.
E la chitarra, beh, quella non l’ho mai abbandonata, e chissà che con più tempo a disposizione io non torni seriamente al mio primo amore con qualcuna delle tante canzoni che nel frattempo ho scritto per il mio solo piacere.

Parole, musica, idee: potrà mai essere vuota la mia vita?
No, finché non sarà piena la mia tomba».

 

Informazioni in rete su "Il G"

 

«Per i dettagli rimando alla voce che, bontà di qualcuno, mi è stata dedicata su Wikipedia. Ci manca la parte dei complessi, ma dopo la pubblicazione su M&M probabilmente qualcuno colmerà la lacuna.
Segnalo anche un sito che un mio accanito fan ha costruito, e al quale ho fornito una valanga di materiale: Il Museo del "G"
».

 

Altre informazioni sulle radio libere

   

Altre schede:

Radio Capodistria, Radio Montecarlo, Radio Riviera Brenta, Radio Kiss Kiss Napoli, TRS The Radio Station, Radio Dieci, Radio Sapri, Radio Napoli City

Altre notizie sulle radio libere:

Radio pirata e radio libere / Radio Caroline / Le radio nel 1976 / Le prime radio libere / La diffusione della musica / Il sito di Radio Montecarlo

 

© Musica & Memoria Novembre 2015

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