Dik Dik - Senza luce (1967)

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Testo

   

Han spento già la luce
son rimasto solo io
e mi sento il mal di mare
il bicchiere però è mio
cameriere lascia stare
camminare io so
l'aria fredda sai mi sveglierà
oppure dormirò

Guardo lassù
la notte
quanto spazio intorno a me
sono solo nella strada
o no no qualcuno c'è (insieme a te)

Non dire una parola
ti darò quello che vuoi
tu non le somigli molto
non sei come lei
però prendi la mia mano
e cammina insieme a me il
tuo viso adesso è bello
tu sei bella come lei

Guardo lassù
la notte
quanto spazio intorno a me
sono solo nella strada
o no no qualcuno c'è (insieme a te)

   
 
   

Note

   

Successo annunciato per i Dik Dik, che si erano aggiudicati, con l'appoggio della potente casa discografica Ricordi, la canzone del momento, il punto di svolta dal beat alla psichedelia al progressive rock, ma accessibile a tutti, insomma l'immortale brano dei Procol Harum. Il testo italiano era affidato al solito Mogol, in questo caso impegnato in un compito veramente difficile. Infatti il testo originario era di assai ardua comprensione anche per un inglese. Nessun problema, era stato fatto ben di peggio, in quanto ad ignorare, travisare o stravolgere nel loro esatto contrario i testi degli originali inglesi o americani (leggi qui). Quindi, prendendo spunto dal primo verso (ma solo da quello, assieme al cameriere) si parla di una serata che stava per finire in solitudine per il malinconico protagonista della canzone, ma che si salva all'ultimo. Dimenticando però il modello inglese il testo italiano non è disprezzabile, anche se a pensarci bene è la stessa storia raccontata nella celeberrima 29 settembre.
Da notare in copertina la "bandiera gialla" che ricorda la vittoria della canzone nella celebre trasmissione di Arbore e Boncompagni.

 

 

Procol Harum - A Wither Shade Of Pale

We skipped the light Fandango
Turned cartwheels 'cross the floor
I was feeling kind of seasick
But the crowd called out for more
The room was humming harder
As the ceiling flew away
When we called out for another drink
The waiter brought a tray

And so it was that later
As the Miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale

She said there is no reason
And the truth is plain to see
But I wandered through my playing cards
And would not let her be
One of sixteen vestal virgins
Who were leaving for the coast
And although my eyes were open
They might just as well've been closed

And so it was that later
As the Miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale

(Gary Brooker, Keith Reid, Matthew Fisher)

 

 

In molti hanno tentato di proporre una versione in italiano, ma prima bisognerebbe comprendere il testo inglese. Una versione abbastanza corretta sembra essere questa. Anche se io tradurrei il titolo, più in sintonia con la lingua italiana "Una sfumatura più chiara del bianco" (dovrebbe essere una descrizione positiva del viso di una donna) e il Fandango del primo verso, sono d'accordo con Mogol, mi da' proprio l'idea di un locale dove qualcuno sta chiudendo tutte le luci, e non del ballo spagnolo.
In ogni caso, i Procol Harum e Keith Reid non hanno mai voluto rilevare esplicitamente il significato e la ispirazione dei versi. Che probabilmente, come si può leggere in una intervista (riportata sotto, in inglese) raccontano una storia tipica, un ragazzo e una ragazza che si stanno lasciando, in una serata di locali e di eccessi, ma il tutto è reso con versi e stili presi da storie di mare e della Inghilterra medioevale e in particolare dalle Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer, del tutto in sintonia con l'atmosfera fuori dal tempo della musica di Booker e Fisher. In particolare il mugnaio (miller) è uno dei protagonisti della raccolta di storie di Chaucer, e probabilmente risulta più chiara, come citazione, ad un ragazzo inglese (lo studiano tutti a scuola).

   

Interviste agli autori:

... Gary Brooker recalled the writing of the music in an interview with Uncut magazine on February 2008: "I'd been listening to a lot of Classical music, and Jazz. Having played Rock and R&B for years, my vistas had opened up. When I met Keith, seeing his words, I thought, 'I'd like to write something to that.' They weren't obvious, but that doesn't matter. You don't have to know what he means, as long as you communicate an atmosphere. 'A Whiter Shade Of Pale' seemed to be about two people, a relationship even. It's a memory. There was a leaving, and a sadness about it. To get the soul of those lyrics across vocally, to make people feel that, was quite an accomplishment.
I remember the day it arrived: four very long stanzas, I thought, 'Here's something.' I happened to be at the piano when I read them, already playing a musical idea. It fitted the lyrics within a couple of hours. Things can be gifted. If you trace the chordal element, it does a bar or two of Bach's 'Air On A G String' before it veers off. That spark was all it took. I wasn't consciously combining Rock with Classical, it's just that Bach's music was in me."
Additionally, on that site, Keith Reid recalled "I was trying to conjure a mood as much as tell a straightforward, girl-leaves-boy story. With the ceiling flying away and room humming harder, I wanted to paint an image of a scene. I wasn't trying to be mysterious with those images, I wasn't trying to be evocative. I suppose it seems like a decadent scene I'm describing. But I was too young to have experienced any decadence, then, I might have been smoking when I conceived it, but not when I wrote it. It was influenced by books, not drugs.

(Altre informazioni si possono leggere su Songfacts)

   

© Note Musica & Memoria 2008 / Testi originali di Mogol e Reid riprodotti per soli scopi di ricerca e critica musicale (vedi Disclaimer) / Copia per usi commerciali non consentita

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