Procol Harum - A Salty Dog

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'All hands on deck, we've run afloat!'
I heard the captain cry
'Explore the ship, replace the cook:
let no one leave alive!'
Across the straits, around the Horn:
how far can sailors fly?

A twisted path, our tortured course,
and no one left alive
We sailed for parts unknown to man,
where ships come home to die
No lofty peak, nor fortress bold,
could match our captain's eye

Upon the seventh seasick day
we made our port of call
A sand so white, and sea so blue,
no mortal place at all
We fired the gun, and burnt the mast,
and rowed from ship to shore

The captain cried, we sailors wept:
our tears were tears of joy
Now many moons and many Junes
have passed since we made land
A salty dog, this seaman's log:
your witness my own hand

 

Note

 

Un brano dei Procol Harum tra i più noti e apprezzati in Italia negli anni '60. Apriva la strada, assieme ad altri successi del gruppo inglese (Fortuna, ovverosia Repent Walpurgis, oltre ai classici Homburg e Whiter Shade Of Pale), all'enorme seguito che nel nostro paese avrà, nel decennio successivo, il genere progressive. Tentarono l'ardua e temeraria via di una versione italiana del testo originale, evocativo e ricco di metafore ai limiti della comprensibilità anche per un inglese, i Beans (Un marinaio), i Fratelli (Un marinaio, stesso testo), i Beati (I giorni sono lunghi) e, parecchi anni dopo, nel 2001, i  Camaleonti (Un angelo in più).

Il "salty dog" del titolo del brano originale è un "lupo di mare", un vecchio marinaio, un capitano, sembrerebbe in questo caso (anche se dalla copertina non sembrerebbe), che ha doppiato Capo Horn innumerevoli volte, al quale il protagonista affida simbolicamente le sue malinconiche riflessioni sulla libertà che svanisce e sulla necessità di prendere terra.

 

© Musica & Memoria - Giugno 2006

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