Lena Horne - Monografia

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Un'infanzia quasi felice / Una vocazione lenta / Dopo la danza e il canto: il cinema / Una nuova consapevolezza / La radiofonia, il musical e l'impegno / Gli anni dell'impegno politico e sociale / Nessun compromesso, anche se ... / Il ritorno alla notorietà dopo l'ostracismo /  /The lady and Her Music / Note e immagini

Le altre monografie: Billy Eckstine / Billie Holiday / Paul Robeson / Earl Coleman / Herb Jeffries / Johnny Hartman / Russ Columbo / Arthur Prysock / Sammy Davis Jr. / Sarah Vaughan / Yves Montand / Gilbert Bécaud / Marlene Dietrich / Josephine Baker / Charles Aznavour / Jacques Brel

 

Lena Mary Calhoun Horne

 

(Brooklyn, 30 giugno 1917 - Manhattan, 9 maggio 2010)

 

Un'infanzia quasi felice

 

A differenza della grande maggioranza delle sue coetanee e di coloro che – tra le afroamericane - diverranno le più importati personalità della musica pop, ma soprattutto jazz americana, Lena Horne ha un'infanzia e una giovinezza felici, perlomeno sul versante economico; su quello salutare, invece, meno patendo di una forma, che per sua fortuna non degenererà, di sclerosi multipla.

Figlia della sparuta media borghesia Nera, di origini afro-europee e amerinde ("native american"), la Horne ha nel nonno materno una sorta di guida spirituale, per cui la passione per il mondo dello spettacolo (danza, teatro, cinema, canto) si accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni con un forte senso di appartenenza e spirito libertario, che la porterà a frequentare il grande cantante e attore, ma soprattutto attivista in prima fila nella lotta contro il razzismo e il fascismo, Paul Robeson e in seguito, Martin Luther King. Ovviamente, questo spirito libertario, questa grintosa volontà di riscatto, per sé e per la propria comunità, deriva dalla frequentazione del nonno materno, che sin da giovane s'era trovato a battagliare contro la schiavitù, sebbene formalmente debellata, a Cuba e a Portorico, ma anche negli States.

 

Una vocazione lenta

 

La giovane Lena, non sa bene cosa farà "da grande", tuttavia, l'avere una nonna che da giovane fu attrice teatrale, la instrada verso il mondo dello spettacolo, sicché, sedicenne, si fa scritturare come danzatrice ("girl") al Cotton Club di New York. Forse non sarà una ballerina provetta, ma è bella, graziosa ed è di carnagione perlata, il che la avvantaggia rispetto alle giovani colleghe,
La sua non è una "partenza a razzo". Ci mette un po' a ingranare, perché è dispersiva: dispone di tanti talenti, che però non sa come gestire né dove indirizzare. Ma il Cotton è un luogo (ballroom con mille posti a sedere, scena centrale; vi si esibiscono in pianta stabile per periodi relativamente lunghi orchestre di tutto rispetto, più a lungo delle altre, quella di Duke Ellington) frequentatissimo da gente di Broadway e del cinema.

E' comunque il canto, il primo gradino. E sarà il canto ad avvicinarla all'ambiente cinematografico. Dotata di un fascino magnetico, di doti interpretative non comuni e di una voce calda, flessuosa e un modo di cantare “elettrico”, come lo definisce il critico musicale Luciano Federighi, con passaggi repentini dal grintoso al dolce, viene notata dal sassofonista Charlie Barnet, tra i primi band leader a far posto a musicisti di colore, peraltro non famosi; ed è lui che la lancia. Nei due anni, quanti lavoreranno insieme, Lena affina la propria personalità artistica fino al punto che c'è chi la accosta alla già notissima Ella Fitzgerald, avendo, le due, un repertorio abbastanza simile, con la differenza che il jazzismo horniano viene addolcito ("bianchizzato", se vogliamo) ad uso e consumo di una platea più portata al ballo e allo svago.

 

Dopo la danza e il canto, il cinema

 

I gusti di questa platea sono anche i gusti della Hollywood del periodo, ed ecco Lena Horne chiamata nientemeno che dalla MGM.
Siamo nel 1942. Il film è "Panama Hattie". Il ruolo è di cantante; esegue una sola canzone, "Just One of Those Things" di Cole Porter, ma è sufficiente. Piace immediatamente. L'anno dopo Lena è presente in due produzioni, questa volta i ruoli sono più consistenti. Si tratta dei primi due film, targati Hollywood, con cast "all afroamericans". Mai successo prima, se non ovviamente nei "race movies". Naturalmente, sono film musicali (le colonne sonore e quasi tutte le canzoni di entrambi sono di Harold Arlen).
"Stormy Weather" lo dirige Andrew L. Stone, mentre "Cabin in the Sky" (Due cuori in cielo) porta la firma del debuttante Vincente Minnelli e di Busby Berkeley.
Nel primo film, Lena canta il pezzo del titolo, che all'epoca era il cavallo di battaglia di Ethel Weters. Ebbene, la sua “lettura” di “Stormy Weather” è di tale impatto che diverrà il suo “marchio”.

 

Una nuova consapevolezza

 

Nonostante il grande successo personale, o forse proprio per questo, l'ascesa di Lena Horne subisce uno "stop". C'è da dire che gli USA sono in guerra, la produzione cinematografica è calata e che quasi tutti gli artisti di Hollywood sono impegnati in spettacoli di intrattenimento, in America e in giro per il mondo, ove le truppe alleate sono di stanza. Pure lei darà il proprio contributo, soprattutto tra i militari di colore. Ma frequentandoli, Lena scopre il diverso trattamento a cui costoro sono sottoposti, come pure diverso è il clima, nonostante la commilitanza – certo, obbligata, ma indispensabile in guerra, avendo un nemico in comune – di perdurante razzismo. Ebbene, Lena si fa portatrice del crescente disappunto tra gli ufficiali e i militari afroamericani verso gli alti comandi. E questo non può che nuocerle.

 

La radiofonia, il musical e l'impegno

 

In compenso, le si aprono le porte della radiofonia e del musical. Nel primo caso, partecipa a una serie di trasmissioni assai seguite, dal titolo "Suspence"; di puntata in puntata vi prendono parte Orson Welles, Joseph Cotten, Henry Fonda, Humphrey Bogart, Judy Garland, Marlene Dietrich, Cary Grant. Nel secondo, tra il 1943 e il 1945, eccola nei cast di "La parata delle stelle", "Ritmi di Broadway", "Due ragazze e un marinaio , "Ziegfeld Follies".

Ciò non di meno, a guerra conclusa, si “torna all'antico”, con le barriere razziali all'ordine del giorno. Ma qualcosa è cambiato. L'esperienza europea, il quotidiano contatto con un mondo in cui il razzismo o non c'è o comunque non è “istituzionalizzato”, induce gli ex militari come buona parte della società civile, quanto meno quella scolarizzata, a “osare” di più. Nascono così, o meglio acquisiscono maggiore forza le organizzazioni in difesa dei diritti civili e contro la segregazione razziale, si moltiplicano le manifestazioni di lotta.

 
 

Gli anni dell'impegno politico e sociale

 

Ovviamente, chi vi è più esposto, “paga” maggiormente lo scotto. Ciò vale in primo luogo per i Neri del mondo dello spettacolo. Lena Horne lo proverà sulla propria pelle in maniera durissima, e non soltanto in ambito professionale (porte sbarrate a Hollywood e a Broadway), ma anche nella sfera privata. Per dire, dato il perdurare di leggi che vietano il matrimonio interrazziale, Lena e il suo compagno Lenny Hayton, musicista bianco di origini israelitiche (due Oscar, per altrettante colonne sonore, uno dei quali ottenuto proprio nel periodo in cui vivevano insieme) costringono i due a sposarsi in segreto a Parigi e per ben tre anni non faranno sapere se non a pochi amici di avere contratto matrimonio. Il bello è che la coppia decide così per non inficiare la carriera di lui, non la sua che è già bell'e interrotta.

Forte degli insegnamenti del nonno materno, Lena si getta anima e corpo nella battaglia per i diritti civili e il riscatto pieno degli afroamericani, impegnandosi in prima persona nelle associazioni libertarie, stringendo ulteriormente amicizia con il più esposto esponente di queste lotte, l'attore e cantante Paul Robeson (col quale nel 1941 si era esibita al prestigioso Café Society) e questo la mette in ulteriore cattiva luce, giacché Robeson – al tempo, l'artista afroamericano più famoso fuori dai confini statunitensi – è sospettato di essere comunista – siamo negli anni del Maccartismo imperante, con il Comitato per le Attività Antiamericane presieduto dal senatore McCarthy, che impazza, specie negli ambienti cinematografici, teatrali e culturali.

 

Nessun compromesso, anche se ...

 

Questa strettissima amicizia costerà alla Horne ulteriori dispiaceri. Va da sé che, essendo persona di carattere poco malleabile su questo terreno, pure lei ci metterà del suo... Quando, coraggiosamente, una major nel 1953le offrirà il ruolo di protagonista femminile nel film “Carmen Jones” di Otto Preminger, e quello maschile al cantante Billy Eckstine, anch'egli “in disgrazia” - reo, pensa te?!, di essere considerato dal New York Times il più bravo e famoso cantante del secolo, con decine di milioni di dischi venduti – i due rifiutano, perché reputano che la sceneggiatura (il linguaggio, il ritratto dei loro e di altri personaggi di colore) ricalchi in qualche modo la “filosofia dello Zio Tom”. Se, col senno di poi, pensiamo che per i sostituti (Harry Belafonte e Dorothy Dandridge, ma le parti cantate erano doppiate dalla mezzosoprano Marilyn Horne) sarà un favoloso trampolino di lancio, viene da dire che forse Lena e Billy – vecchi amici e colleghi: lei fece parte della sua band a metà dei Quaranta, e in seguito avrebbero fatto coppia in numerosi concerti e tour americani – fecero male i calcoli.

La questione è che loro non fecero nessun calcolo, semplicemente “ascoltarono” la propria coscienza. Non intendo con ciò dire che la Dandridge e Belafonte si fossero “venduti”: al pari di tanti colleghi, al tempo, non sentivano così forte e dirompente la necessità di lottare fino a mettere in forse la propria carriera (peraltro, assai faticosamente costruita). Del resto, maturando, Harry Belafonte sarebbe diventerà – e lo è tutt'oggi, a novant'anni – uno dei più convinti esponenti dell'ininterrotta lotta per i diritti degli afroamericani e, più in generale, dei popoli oppressi.

 

Il ritorno alla notorietà dopo l'ostracismo

 

La rentrée di Lena Horne avviene in pratica all'indomani dello sbaraccamento del suddetto Comitato per le Attività Antiamericane imposto dal governo, una volta passata l'isteria anticomunista (ma prim'ancora a seguito della figuraccia che gli Stati Uniti andavano facendo di fronte al mondo, tanto più che la "montagna" in anni e anni di indagini negli ambienti artistici e culturali, aveva partorito men che un topolino: l'allontanamento da Hollywood e da Broadway di un pugno di cineasti e scrittori).

Ecco, dunque, Lena Horne ospite dei più importanti appuntamenti televisivi: il Perry Como's Kraft Music Hall, i The Ed Sullivan Show, The Dean Martin Show, The Judy Garland Show, The Andy Williams Show e via dicendo. (Ovviamente, è di casa a quello di Nat King Cole: a proposito del quale tutt'oggi si sostiene sia stato uno dei più belli, ma che dopo un anno e mezzo dovette chiudere, perché non si trovava l'ombra di uno sponsor, mentre al cantante arrivavano in continuazione lettere minatorie: era il 1956/57).

Torna, Lena, altresì, nei grandi palcoscenici musicali e accanto a star, quali Frank Sinatra e Tony Bennett e Judy Garland, ecc. Non si contano, ovviamente, i concerti con i grandi artisti afroamericani nei templi della musica (Carnagie Hall, Copacabana, Lincoln Center e via dicendo): Sammy Davis Junior, Belafonte, John Mathis, Billy Eckstine. Di pari passo, naturalmente, si susseguono le sue presenze nelle manifestazioni a sostegno dei diritti civili, in prima fila accanto al reverendo Martin Luther King.

La grande rivincita morale arriva nel 1981. Lena ha 65 anni, dopo una preparazione durata mesi, debutta con lo spettacolo "Lena Horne: The Lady and Her Music", con l'orchestra diretta da Linda Twine, al Nederlander Theatre di Broadway. Lo show apre i battenti il 12 maggio e si conclude dopo 333 repliche consecutive, con pienoni da stadio. Lo spettacolo – da cui Quincy Jones trarrà un album - verrà portato in tournée in numerose città statunitensi, in Canada, a Londra e a Stoccolma. Sono due ore di musica, monologhi, ricordi. Sera dopo sera i quasi millecinquecento spettatori a recita vanno in delirio... E lei, tanto per puntualizzare, ripete: "Ho ben chiare le idee sulla mia identità, sono una donna nera, non sono sola e sono libera. (...) Hollywood sperava diventassi un'imitazione di donna bianca per <vendermi> meglio. Ma io sono io, e sono unica".

Quando, nel 2002, per la prima volta un'attrice afroamericana - Halle Berry – otterrà l'Oscar, quale migliore attrice protagonista, non potrà, tra i singulti, non ricordare la “battistrada” delle lotte per i diritti del proprio popolo: Lena Horne.

 

The lady and Her Music

 

La grande rivincita morale arriva nel 1981. Lena ha 65 anni, dopo una preparazione durata mesi, debutta con lo spettacolo "Lena Horne: The Lady and Her Music", con l'orchestra diretta da Linda Twine, al Nederlander Theatre di Broadway. Lo show apre i battenti il 12 maggio e si conclude dopo 333 repliche consecutive, con pienoni da stadio. Lo spettacolo – da cui Quincy Jones trarrà un album - verrà portato in tournée in numerose città statunitensi, in Canada, a Londra e a Stoccolma. Sono due ore di musica, monologhi, ricordi. Sera dopo sera i quasi millecinquecento spettatori a recita vanno in delirio... E lei, tanto per puntualizzare, ripete: "Ho ben chiare le idee sulla mia identità, sono una donna nera, non sono sola e sono libera. (...) Hollywood sperava diventassi un'imitazione di donna bianca per <vendermi> meglio. Ma io sono io, e sono unica".

Quando, nel 2002, per la prima volta un'attrice afroamericana - Halle Berry – otterrà l'Oscar, quale migliore attrice protagonista, non potrà, tra i singulti, non ricordare la “battistrada” delle lotte per i diritti del proprio popolo: Lena Horne.

 

Lena Horne singing "Darn That Dream"

 

Note

 

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1-2-3. Tre immagini della cantante jazz e attrice in tre fasi della sua vita
7. Al Cotton Club (ca. 1935)
10. Una immagine di scena dal film musical Stormy Weather (1943)
17. In copertina sulla rivista di moda Hue (anni '50)
18. Tra i i protagonisti del film musical Till The Clouds Go By (1946)
20-21. On stage nel Paris Nightclub, 1947 (foto Life)
22. Con Fats Weller
23. Con il cantante jazz Ted Jones
24. Con Billy Eckstyne (1948 ca.)
25. Con Duke Ellington e Billy Strayhorn
26. Con Billy Strayhorn (1956)
Tre immagini di Lena Horne attrice di cinema:
27. Foto di scena da Cabin In The Sky
28. Una copertina della rivista di cinema Motion Picture dedicata a lei
29. La locandina del film Stormy Weather
30. La locandina del suo spettacolo The Lady and Her Music
31. La locandina del film The Bronze Venus riproposto nel '43 con titolo riferito a lei (era uscito nel 1938 con titolo The Duke Is Tops)
32. Lena Horne a 65 anni

 
 

© Sandro Damiani per Musica & Memoria - Giugno 2017 / Riproduzione anche parziale della monografia non consentita

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