Billy Eckstine - Monografia e discografia

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Hanno detto di lui / Chi é Billy Eckstine / Biografia / La Billy Eckstine Orchestra / I successi discografici / La coerenza ha un prezzo / Eckstine compositore / Discografia / Attualità di Billy Eckstine / Per ascoltare Billy Eckstine

Le altre monografie: Billie Holiday / Paul Robeson / Earl Coleman / Sarah Vaughan / Herb Jeffries / Johnny Hartman / Russ Columbo / Arthur Prysock / Yves Montand / Marlene Dietrich / Gilbert Bécaud

 

Hanno detto di William Clarence «Billy» Eckstine ...

 

Duke Ellington:

«Molti fanno bene, Billy fa sempre meglio e prima degli altri... Nessuno canta le mie canzoni meglio di lui»

Lionel Hampton:

«E' stato uno dei più grandi vocalist di tutti i tempi... il primo popolare tra i bianchi. Ne siamo orgogliosi, é stato il nostro cantante»

Sarah Vaughan:

«Billy? Il miglior cantante in assoluto...é stato un padre per me»

Miles Davis:

«L'Orchestra di Billy Eckstine ha cambiato la mia vita»

Quincy Jones

«E' stato il mio maestro di vita.... Se avesse avuto la pelle bianca, il cielo non gli avrebbe fatto da limite»

Barry Ulanov:

«Con Louis Armstrong e Jimmy Rushing, Mr.B é il più grande talento naturale del canto jazz»

Il Reverendo Jesse Jackson

«I bianchi hanno avuto la Callas e Sinatra. Noi, Marian Anderson e Billy Eckstine»

 

Ma chi é Billy Eckstine?

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Perché aprire un discorso su Billy Eckstine con giudizi così impegnativi, oserei dire lapidari, pronunciati da sei mostri sacri della storia del jazz e da uno dei padri spirituali dei Neri d'America?

Perché questo straordinario musicista (cantante, band-leader, compositore, trombettista, trombonista, chitarrista), nonostante la sua carriera sia durata oltre mezzo secolo, nonostante abbia venduto decine di milioni di dischi, nonostante che mise in piedi la prima orchestra be-bop, divulgando in tutti gli USA un «verbo» che altrimenti avrebbe rischiato di esaurirsi nei localini newyorkesi; nonostante tutto ciò, Billy Eckstine per il mondo jazzistico italiano ed europeo, ad esclusione di quello britannico, é tutt'ora un illustre sconosciuto, al massimo un «buon» crooner,  peraltro d'altri tempi, che in un certo momento della sua carriera ha avuto la fortuna di trovarsi in compagnia di giovani jazzisti di talento.

Invece non é così. Invece, Billy Eckstine (Eckstein all'anagrafe, il nonno paterno era un ebreo tedesco: Billy cambiò il cognome quando cominciò ad essere famoso per non venir confuso con un jazzista omonimo della prima metà del Novecento e solo in età avanzata userà entrambe le grafie); invece, dicevo, Eckstine é stato un vero e proprio caposcuola, colui che ha rivoluzionato il canto jazz e pop, imitato o preso a esempio da tutti i maggiori cantanti neri del suo tempo e da decenni tra quelli che si sono succeduti: dunque da Al Hibbler e Joe Williams, Johnny Hartman e Earl Coleman, Arthur Prysock e Freddy Cole (fratello minore di Nat King Cole) e Roy Hamilton; quindi da Kenny Pancho Hagood, Harry Belafonte, Herb Lance, John Mathis, Jerry Betters, Ocie Lee Smith, Low Rowls, Kevin Mahagonny, Arthur Simmons, Wilson Mackey Jr., Johnny Adams, Idris Muhammed (Leo Morris), Solomon Burke, fino a Prince

Ma preso ad esempio anche da tanti bianchi, non ultimi Frank Sinatra ed Elvis Presley, con la differenza che nessuno dei summenzionati singer neri ha mai nascosto di essersi ispirato a Billy Eckstine, di avere cercato di imitarne la vocalità, il sound, il vibrato, il timing, la gestualità e lo stile o quantomeno di esserne rimasti influenzati, mentre i Sinatra ed i Presley non l'hanno mai ammesso... non sarebbe stato «bello» in pieni anni Cinquanta, da parte di due idoli del mainnstream bianco, confessare, il primo di avere cambiato modo di cantare dopo avere appreso alla lettera la lezione di Eckstine, e il secondo di averne imitato la sonorità canora. Comunque, non se ne sentiva il bisogno: basta avere un buon orecchio per rendersene conto.  

Per avere un'idea su ciò che fu la sua voce per almeno quarant'anni, leggiamo quanto ha scritto di Billy Eckstine uno dei maggiori studiosi di jazz vocale, Luciano Federighi: «I suoi mezzi tecnici sono imponenti, un combinato di relax e suntuosa levigatezza nella concezione interpretativa»... «il canto di Eckstine celebra la melodia e celebra se stesso con identica nobile soavità»... «La sua voce é di un denso bruno, laccato e lucente, dilatato in saldi portamenti che pulsano d'un ricchissimo vibrato e vanta una rara dinamica che gli consente di immergere interi versi in un bagno di pece, ma anche di contrappesare espressivamente la gloria dei bassi con la cesellata distensione degli acuti, solari, leggermente sabbiosi».  

Dicevo innanzi dei suoi meriti. A lui si devono pure la scoperta, il lancio e la promotion di cantanti quali Sarah Vaughan, Lena Horne, Mary Stalling, Nancy Wilson, Gloria Lynne, mentre Esther Philips e Diane Schurr ammetteranno di essersi ispirate alla sua «lezione»; nonché di quella schiera di giovani boppers che hanno contributo a fare la storia del jazz, cinque su tutti: Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Art Blakey, Dexter Gordon e Miles Davis.

é vero che, a parte Miles Davis, gli altri quattro una certa fama – sebbene in ambiti assai ristretti – ce l'avevano, ma é altrettanto vero che é stata la militanza nella Billy Eckstine Orchestra a dar loro ulteriore notorietà e possibilità di «spendersi».

 

Biografia e primi successi

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Billy Eckstine (Pittsburgh: 8 luglio 1914 - 8 marzo 1993), come abbiamo detto, per parte paterna ha radici ebraico-tedesche; per parte materna, invece, afroamericano-pellerossa e ispaniche. Appartiene al ceto medio nero di Washington, dunque nulla a che fare con il profondo Sud, nessun ascendente rispetto alla tradizione blues. E infatti il suo rapporto con la musica nasce per altre vie: attraverso la frequentazione della chiesa (ci debutterà a sette anni), come tanti altri cantanti neri.


Billy Eckstine negli anni '40

Sin da ragazzo, dunque, William Clarence ascolta gospel e musica operistica; ammira la famosa cantante lirica nera Marian Anderson e rimane colpito dal primo grande basso lirico nero, Paul Robeson, mentre al canto jazz si avvicina affascinato da Cab Calloway, idolo dell'universo giovanile afro-americano degli anni Venti e Trenta, Walter Fuller e Herb Jeffrey, di cui – quando si dice «il destino!» - prenderà il posto nella band di Earl "Fatha" Hines nel 1939. Ma Billy non disdegna neppure il mondo dei crooner Bianchi, penso a Bing Crosby e prima ancora a Ruggiero Eugenio o  Rodolpho Colombo (1908-1934) più noto come Russ Columbo, il capostipite di quella vasta schiera di cantanti italo-americani di cui fanno parte Sinatra, Perry Como, Tony Bennett, Dean Martin... é, però, soprattutto grazie a Billy Eckstine se il primo idolo «leggero» degli italo-americani, morto tragicamente a ventisei anni mentre si gingillava con una rivoltella (ma tutt'oggi c'é chi ancora sostiene la tesi del suicidio), é rimasto nella storia del mainstream americano. E' Eckstine, infatti, che tra il 1947 e il 1954 (ri)porta al successo numerosi suoi pezzi, tra cui «Prisoner of love» (che vende oltre un milione di copie a metà dei Quaranta; e che negli anni Settanta, in onore di Eckstine, verrà incisa da James Brown) e intitola un proprio album con quello di una hit di Russ Colombo: «ìm in yours to command».  

Terminati gli studi medi, Billy entra alla Harward University. Immediatamente vi si distingue sia come entertainer (che nella terminologia americana sta per presentatore - cantante - attore - ballerino - imitatore) che come calciatore, ma un grave incidente lo porta ad abbandonare l'idea della carriera sportiva e ad abbracciare, invece, quella dello spettacolo, più precisamente della musica.

In cui si avvia nel 1933, a diciannove anni, poco dopo avere vinto un premio di dieci dollari ad un concorso per dilettanti, al quale aveva partecipato imitando il summenzionato Cab Calloway.

Sei anni più tardi, nel '39, dopo essersi esibito a Detroit e Buffalo lo troviamo a Chicago al Club De Lisa. Qui lo nota un autorevole membro della grande orchestra di Earl «Fatha» Hines, il sassofonista e arrangiatore Budd Johnson, che lo segnala al proprio bandleader e questi dall'oggi al domani lo ingaggia, convinto - a ragione – che il giovane Billy Eckstine saprà sostituire degnamente Herb Jeffrey, nel frattempo approdato alla corte di Duke Ellington. Dicono i critici dell'epoca che non solo l'innesto riesce in pieno, ma che la band di Hines grazie a lui supera, nelle preferenze della platea nero-americana, tutte le dirette rivali ossia le orchestre del «duca», di Count Basie, di Colloway e di Jimmy Lunceford.

Nel 1940 avviene la «consacrazione»: Billy si impone a livello nazionale con un blues rivisitato e arrangiato da lui stesso e da Earl Hines, «Jelly Jelly» vendendo un milione di copie! A ruota ne segue un secondo: «Stormy Monday Blues».

Ma Billy non si accontenta di cantare e di comporre, nella band suona anche la tromba e il trombone a pistoni.

Ed é in qualità di trombettista che nelle pause o a tarda notte, a Chicago, si esibisce in alcuni locali insieme ai giovani pionieri dell'emergente be bop, Charlie Parker e Dizzy Gillespie.

Molto coinvolto nella nuova musica, convince Hines a ingaggiare i due boppers e con loro altri giovani del nascente movimento «modernista»; e nel 1943, dopo esserne rimasto affascinato all'Apollo Theatre di New York durante un concorso per dilettanti, impone a Fatha Hines la diciannovenne Sarah Vaughan come seconda cantante e seconda pianista.

Nello stesso anno Billy incide «Skylark», subito dopo Bing Crosby: la sua versione vende più dischi di quella del maggiore crooner americano!

Un po' per spirito di avventura, un po' perché convinto di poter affrontare lo show business da solista, Eckstine decide di lasciare l'orchestra che lo ha lanciato e per un annetto si esibisce con vari combo, tra cui il Trio di Mary Lou Williams e, ancora una volta da trombettista, un complesso in cui divide la notorietà con Howard Mc Ghee (il quale, quando anni più tardi metterà in piedi un proprio sestetto composto, tra gli altri, da Percy Heath e Milton Jackson, futuri fondatori del Modern Jazz Quartet, chiamerà Billy, questa volta come trombonista in quanto sarà lui la prima tromba).

Il Billy Eckstine cantante, tuttavia, avverte che gli manca la sonorità della grande orchestra, ma é un momento in cui le big band chiudono: in giro ci sono pochi soldi, in Europa c'é la guerra – e gli USA vi sono impegnati in maniera massiccia, con mezzi e uomini: dunque, poca voglia di ballare e tanti giovani al fronte! – e se non bastasse é pure in corso un megagalattico scontro tra musicisti e discografici, per cui si incidono pochissimi dischi. Ciò nonostante, spronato dal manager Billy Shaw e con l'aiuto dell'amico Budd Johnson, Eckstine mette in piedi un'orchestra. La compongono tutti i boppers nel frattempo letteralmente fuggiti dalla band di Earl Hines («Era diventata una prigione», dirà Charlie Parker) ed altri ancora.

 

La Billy Eckstine Orchestra

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Siamo nell'estate del 1944. Nasce la Billy Eckstine Orchestra.

Direttore artistico, Dizzy Gillespie. Gli arrangiamenti li fanno Budd Johnson, il pianista Tadd Dameron, il trombonista Jerry Valentine, il sassofonista Wardell Gray e il grande amico di Billy, Count Basie.

 

La prima Billy Eckstine Orchestra:

Charlie Parker e John Jackson, sax alto

Gene Ammons e Tom Crump, sax tenore

Leo Parker, sax baritono

Dizzy Gillespie, Buddy Andersen, Gail Brockman, Shorty Mc Connell, trombe

Benny Green, Rudy Morrison, Howard Scott, tromboni

John Malachi, piano

Connie Wainwright, chitarra

Tommy Potter, contrabbasso

Shadow Wilson, batteria

Cantanti: Billy Eckstine e Sarah Vaughan  

 

Nel giro di un paio di mesi si aggiungono il batterista Art Blakey e la cantante Lena Horne, insieme a Billy unica vera e propria star. Nei circa quattro anni in cui sarà in piedi, nell'orchestra entreranno e usciranno decine di musicisti, tra cui – leggere bene i nomi! - il sunnominato Howard Mc Ghee, Fats Navarro, Frank Webster (fratello del sassofonista Ben), Bill Frazier, Taswell Baird,  Howard Dotson, Leonard Hawkins, King Kolax, Walt Knox, Chipps Outcalt, Boonie Hazel, Junior Williams, Raymon Orr, Norris Turney, Kenny Dorham, Miles Davis, Gerry Valentine, Ruud Rutheford, Trummy Young, Budd Johnson, Dexter Gordon, Frank Wess, Cecyl Payne, Lucky Thompson, Sonny Stitt, Charlie Rouse, Wardell Gray, Tadd Dameron, Linton Garner (pianista, come il fratello Errol), Warren Bracken, Red Garland, Ray Linn, William "Bill" Mac Mahon, Oscar Pettiford, Kenny Clarke... nonché, ma per brevissimo tempo, i cantanti Ann Baker e Earl Coleman.
Da tenere presente che nel 1945, ad un'incisione partecipa anche, in veste di pianista, il band leader e compositore più famoso (già allora) di tutta la storia del jazz: Duke Ellington, grande amico di Billy.

 

In breve, il meglio della storia, presente e futura, del be bop. Ma a cosa é dovuto questo estenuante turn-over, che comunque lascerà intatta la forza e la fama della band? Principalmente a due fattori: la chiamata alle armi (ovvero in guerra!) di parecchi suoi giovani componenti e al fatto che per i boppers non é la grande orchestra il «luogo» in cui meglio ci si può esprimere, ma il quartetto o quintetto, inoltre essendo il bandleader un cantante – per di più con ambizioni da trombettista e trombonista - non sempre si può dare sfogo alla propria fantasia, bisogna, al contrario, accompagnarlo e frenare la voglia di «voli». (Nella foto a lato, tratta dalla collezione di Dan Kochakian, la Billy Eckstine Orchestra)

A metà del 1947 Billy Eckstine é costretto a sciogliere la band causa debiti. E dire che la partenza era stata «a razzo»: contratti al buio e dello stesso «peso» di quelli che venivano sottoposti alla firma di Ellington, Basie, Goodman, Colloway... D'altronde, gli unici, o quasi, introiti erano dati dai concerti dal vivo – dunque, in termini generali entrate minori rispetto alle uscite – a seguito del lunghissimo scontro sindacale di cui ho già detto, per cui non c'era verso di incidere dischi. Per fortuna Eckstine riuscirà ad ottenere una sorta di «visto» e farne un paio (in verità il suo manager molto astutamente si era accordato prima che iniziasse l'agitazione; non solo, ma ben prima che la band fosse operante, tale era la «garanzia» che dava il nome di Billy Eckstine), che sono l'unica testimonianza di quella straordinaria orchestra. Straordinaria anche per ammissione di Gillespie, Dexter Gordon, Art Blakey, Miles Davis e della più accreditata critica, per la quale si trattò della migliore orchestra di tutta la storia del be bop.

A proposito del «divino» Miles Davis ricorderemo un aspetto extramusicale di Eckstine, legato al periodo in cui Davis ne fece parte – raccontato nella summenzionata autobiografia - un aspetto che la dice lunga sul perché «uno dei più grandi talenti jazzistici con Armstrong e Jimmy Rushing» (definizione di Barry Ulanov) non ha avuto lo spazio e gli onori che si sarebbe meritato. Ricorda Miles Davis, che ogni qualvolta la band si trovasse a suonare negli Stati del Sud, Billy pretendeva dagli orchestrali («e noi morivamo di paura» scrive Davis) che entrassero nel locale dove si sarebbero esibiti, dalla porta principale e non dal retrocucina come era destinato ai neri; e quando i buttafuori sbarravano loro il passo, Eckstine… passava alle mani.

Quando la Billy Eckstine Orchestra chiude, ovviamente nessuno rimane «a piedi»: tutti trovano il proprio «posto al sole», e Billy, nel 1948, firma un ingaggio da nababbi di cinque anni con la neonata MGM (direttore artistico, Hugo Winterhalter), diventando il primo vocalist di colore sotto contratto con una label Bianca. Non solo, ma anche il primo cantante nero che interpreta canzoni d'amore. «Non ci crederete – dirà in un'intervista molti anni dopo – ma all'epoca era inconcepibile che un nero cantasse l'amore, noi andavamo bene solo se interpretavamo blues o worksong»). Nel giro di… pochi dischi, Billy, nel frattempo soprannominano «Mr.B» - a detta del discografico Russ Russel, perché amava improvvisare in «Si», che in inglese si dice «B» - diventa la prima pop star del mainstream americano. In pratica, é il successo di Eckstine che rompe il ghiaccio e permette a tanti cantanti neri di entrare nel mainstream: Ella Fitzgerald e Nat King Cole in primo luogo. 

Va da sé che il contratto prevede una sorta di ripudio quasi totale del jazz a favore di ballad, standard e non di rado anche di canzoni da balere europee del tipo di «Jelousy», «Babalù» «Temptation»... Le classifiche di vendita, dunque, vedono Billy in ottima compagnia e spesso alle sue spalle rimane il meglio del vocalismo bianco (Crosby, Sinatra, Como, Dick Heymes, Mel Tormé, Frankie Laine). Pare che, da uno studio fatto successivamente, negli anni a cavallo tra i Quaranta e i Cinquanta, Billy Eckstine sia stato il cantante più gettonato d'America!

 

I successi discografici

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Fatto sta, «Mister million sellers», altro soprannome dovuto ai frequenti Dischi D'Oro – undici in pochi anni - é ai vertici di tutte le classifiche americane e taluni suoi cavalli di battaglia non verranno mai ripresi dai cantanti più famosi dell'epoca, per il timore di antipatici confronti. Anni più tardi lo stesso Elvis Presley tenterà di proporsi con «I apologize», ma i suoi manager lo sconsiglieranno, così la prima star del pop a malincuore si vedrà costretto a cantare questa canzone solo ai concerti.

Con la MGM, Billy incide oltre cinquanta brani, con le migliori orchestre: quelle dirette da Nelson Riddle e Henry Mancini, Russ Case e Peter Rugolo, Leo Brings e Woody Herman, oltre che con quella del direttore artistico della label, Hugo Winterhalter; ma anche con bongos diretti da George Shearing e Bobby Tucker, che dalla fine dei Quaranta sarà il suo pianista, arrangiatore e direttore d'orchestra, e lo accompagnerà fino alla fine della carriera (in questi stessi anni fine Quaranta primi Cinquanta, Tucker lavora ancora solo con Billie Holiday, cui, tra l'altro, darà ospitalità nel 1948 allorché Lady Day uscirà dalla galera-casa di cura di Aldersen, e talvolta con il cantante Tony Bennett).  

Numerose sono le canzoni che Mr.B porta o riporta in auge e che spesso nel tempo saranno ricordate per essere stati suoi successi; ne citiamo alcune: «Prisoner of love», «My Foolish Hart», la citata «I Apologize», «Fool Rush In», «Blue Moon», «In a Sentimental Mood», «Cottage for Sale», «Everything I Have is Yours», «I Wonna Be Love», «Sophisticated Lady», «I Want to Talk About You» (di cui é autore e che diventerà uno dei segni distintivi di John Coltrane), «Satin Doll» ed altre che citiamo in questo pezzo, mentre «Caravan», altro brano ellingtoniano, sarà il primo suo successo internazionale.

Dal 1948 al 1954, per «Down Beat», «Billboard» e «Metronome Star» – più o meno a turno - Billy Eckstine é il miglior cantante americano: in proposito rammenteremo le favolose incisioni con la Metronome All Stars: «St. Louis Blues» e «How High the Moon»; lo accompagnano Lester Young, Roy Aldridge, Terry Gibbs, Kay Winding, Teddy Wilson, Ben Webster, Max Roach...

Tra gli USA, il Canada e la Gran Bretagna si contano circa mille fan club di Billy Eckstine... Come dicevamo, però, siamo in un'America profondamente razzista e segregazionista. Non é bello che un Nero venda più dei mostri sacri Bianchi del pop. E tanto meno che «Life» gli dedichi una copertina in cui é circondato da teen-agers bianche o che il «Washington Post» derida quei critici che parlano di Billy Eckstine come del «Sinatra nero», quando invece, scrive il quotidiano della capitale, il Washington Post, é «Frank Sinatra che dovrebbe essere definito il Billy Eckstine dei bianchi». 

 

La coerenza ha un prezzo

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Insomma, Mr.B va fermato. Come? Semplice: si falsificano i risultati delle vendite, non si stampano sicuri successi già incisi, talché lo si fa sparire dalle classifiche; non lo si invita alle trasmissioni radiofoniche e televisive, se non assai di rado. Scompare pure, come ospite d'onore alle anteprime cinematografiche di Hollywood. Di conseguenza, niente Brodway, niente film... immaginate un Maradona costretto a giocare in tornei zonali e solo ogni due anni gli viene consentito di fare una partita in Serie A! In verità, nel 1953 partecipa ad un film della sua MGM, «Skyrts Ahoy», in cui fa la parte di se stesso («ruolo» che ripeterà anche in seguito, quando, nei Settanta e Ottanta, il razzismo, almeno a livello istituzionale, sarà un pessimo ricordo), ma gli viene imposto di non posare mai lo sguardo sulle attrici e comparse bianche in scena con lui…

A questa studiata operazione - evidentemente concepita «in alto» - di azzeramento della visibilità di Billy Eckstine si accompagna un, diciamo pure «naturale», assottigliamento della sua platea giovanile che con l'avvento del R&R e del Rhythm & Blues, ritmi e moduli canori che mal si adattano al suo modo di cantare e al suo stile, spostano la propria attenzione verso nuovi generi musicali.

Chiusa l'esperienza con la MGM, e per le ragioni or ora accennate, Eckstine ha difficoltà a trovare case discografiche che lo vogliano mettere a contratto, anche perché é lui stesso che non molla di un millimetro rispetto a quelle che reputa siano le sue priorità. In parole povere, a differenza di Nat King Cole, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, i tre cantanti neri più graditi all'establishment discografico Bianco, Billy non accetta nessun tipo di compromesso (cachet, condizioni di lavoro, orchestre orchestrali, canzoni, ecc). Ha tuttavia dalla sua il fatto che non c'é grosso e affermato musicista e direttore d'orchestra o arrangiatore che non voglia lavorarci insieme.

Dal 1955 in poi incide una quindicina di album (e solo in rare occasioni, essendo divenuto proprietario dei diritti di tutte le sue interpretazioni, concede il nullaosta alla ristampa di vecchi successi!). Ma quel che é più importante, dopo anni di musica pop, Eckstine torna al repertorio jazz, senza ovviamente disdegnare qualcosa di più «leggero», come per esempio un 45 giri in duetto con Sarah Vaughan: la facciata A presenta «Passing Strangers», l'orchestra é di Hal Mooney, a detta dei più influenti critici jazz americani la quintessenza del canto a due uomo-donna. Sempre con Sarah e Hal, poco dopo inciderà un songbook dedicato a Irving Berlin, che manderà in estasi il grande compositore di «White Christmans». In questo stesso anno va in tournee con il complesso di George Shearing e nel 1957 avviene la reentré nel mondo jazz, quando prende parte ad una rassegna newyorchese intitolata «Birdland stars», a cui partecipano la Vaughan, Count Basie e il suo nuovo cantante Joe Williams (nello stesso anno, Billy e il «conte» erano stati insieme in tour in Gran Bretagna; esperienza che ripetevano per la seconda volta), il Bud Powell Trio, Chet Baker, Lester Young e altri. 

In questa seconda metà dei Cinquanta Billy incide quattro straordinari album: due di sole balland, con le orchestre di Pete RugoloImmagination») e di Billy May («Once More Fillings»); uno di soli blues – a cui torna dopo oltre dieci anni - la metà dei quali scritti da lui – Eckstine é stato anche un eccellente compositore - con la band di Count Basie, che al pianoforte si alterna a Bobby Tucker; due dal vivo, con un ottetto diretto da Bobby Tucker, («No cover no minimum») e uno con l'orchestra di Quincy JonesLive at Basin Street East»). Il primo contiene le strepitose «Misty» di Errol Gardner e «Lush Life» di Billy Strayhorn e un paio di a solo di Mr.B alla tromba. Quando il pianista e arrangiatore di Ellington, Billy Strayhorn sentirà la versione di Eckstine di «Lush Life» dichiarerà, papale papale: «Finalmente é stata cantata come l'avevo scritta!»: da notare che il pezzo era stato lanciato nel 1949 da Nat King Cole.

 

Eckstine compositore

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Dicevo dell'Eckstine compositore. E non solo dei cinque blues incisi con Count Basie, ma di tante canzoni, in verità assai difficili, al punto che non molti vi si sono misurati. Li vogliamo ricordare, tra strumentisti e cantanti: Earl Hines e Benny Carter, Parker e Gillespie, Dexter Gordon e John Coltrane, Ellington e Basie e Pharoah Sanders, Ella Fitzgerald e Big Joe Turner, Jimmy Rushing e Buddy Guy... e addirittura gruppi e artisti rock: Jethro Tull, Manfred Mann, Jean Luc Ponty... 

Sono incisioni che riportano Eckstine alla ribalta. Tra l'altro, quella con Quincy Jones, ha tra gli spettatori il vecchio amico e maestro di sempre: Duke Ellington (nella foto a lato con Eckstine), il quale, caso più unico che raro, lascerà a Billy carta bianca in tema di arrangiamento delle sue canzoni: «Nella musica moderna – dice il «duca» - esiste un particolare sound, il Sonorous B», cioè la sonorità della voce di Billy Eckstine. Ellington ed Eckstine, purtroppo, a causa della rigida contrattualistica discografica americana, non sono mai riusciti a incidere insieme, tuttavia in un paio di occasioni, nei Sessanta, hanno lavorato l'uno a fianco dell'altro sia in concerti di musica sacra (composta dal Duca) che in tournee nel South Pacific. Inoltre, Ellington nei primi Settanta vorrà accanto a sé Mr.B alla Casa Bianca per i festeggiamenti in suo onore organizzati dal presidente dell'epoca, Richard Nixon (da notare che Eckstine é un democratico dichiarato, che nel 1976 farà la campagna presidenziale per Jimmy Carter!).  

Negli anni Sessanta, Eckstine prende la via di Las Vegas, dove si esibirà per oltre tre decenni in vari casinò. Naturalmente, non smetterà di tenere concerti negli USA (tra l'altro, con Lena Horne, Sammy Davis Jr., con The Four Tops, addirittura con Tom Jones, e con i propri figli cantanti) e di girare il mondo, Europa compresa (ma mai in Italia!).

Questi, e quelli che seguono, non sono solo anni di guadagni da sceicco, bensì anche di studio. Eckstine infatti consegue il Dottorato all'University of Southern California in canto, composizione, orchestrazione e arrangiamento, un sapere accademico che di tanto in tanto  «spenderà» come docente universitario.

 

La discografia

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Tornando alla discografia, dai Sessanta in poi escono un LP di musiche da film (ristampato di recente: «B.E. Now Singing in 12 Great Movies»), alcuni 33 giri con due o quattro brani, l'album «Billy's Best», tre LP con la Motown, due con la Stax di cui uno prodotto da Isaac Hayes - Black Moses (che vi si esibisce alle tastiere) e nei Settanta con un gruppo di musicisti brasiliani e americani (Don Grusin, Ray Brown, Shally Manne, Bud Shank) diretti da Oscar Castro Neves: in prevalenza incidono pezzi di Carlos Jobim. Escono poi raccolte dal vivo da festival, come per esempio quello di Newport del 1972 ed altri.

Negli Ottanta, infine, escono due LP e la raccolta di tutti i successi ottenuti con la MGM: «Everything I Have is Yours»; il disco é dedicato al 35mo anniversario del sodalizio con Bobby Tucker.

Da segnalare due dischi, usciti rispettivamente nel 1986 e nel 1987, con la differenza che quest'ultimo é stato registrato nel 1982: si tratta di è «I Am a Singer», che vede tra gli accompagnatori anche il famoso armonicista belga Toots Toolemans.

L'altro del 1987 – l'ultima incisione della carriera - é «Billy Eckstine sings with Benny Carter», coprodotto dalla cantante Helen Merryl con cui si esibisce in due standard. Curiosamente, l'incisione presenta alcuni standard famosissimi (tra cui «My Funny Valentine», «Summertime», «Over the Rainbow») che Mr. B non aveva mai registrato in precedenza: «Non ero pronto. – dirà - Quando prendo una canzone, la devo eseguire in modo tale da renderla al meglio».  Con questo disco, l'ultimo della carriera, il settantaduenne Billy Eckstine otterrà la nomination ai Grammy (ovviamente alcune sue interpretazioni del passato sono inserite nella «Hall of Fame» del Grammy).  

 

Billy Eckstine - Discografia minima (Album)

Everything I Have Is Yours/The Best Of …

1950 

Billy's Best

1958 

Billy Eckstine's Imagination

1958 

No Cover No Minimum

1960 

Once More With Feeling

1960 

At Basin Street East

1961 

Stormy/Feel The Warm

1971 

Senior Soul/If She Walked Into My Life

1972 

Mister B. & The Band

1976 

Everything I Have Is Yours: Best Of...

1985 

Billy Eckstine Sings With Benny Carter

1986 

I Am A Singer

1987

Compact Jazz

1989 

Verve Jazz Masters 22

1994 

Jazz Round Midnight

1994 

The Swinging Mr. B

1995 

Completer Disc

1995 

The Magnificent Mr. B

1996 

Mr. B & The Bebop Band

1996 

Airmail Special

1996 

Mr. B (Ember)

1998 

That Old Black Magic

1999 

Mr. B/In London

2000 

Cocktail Hour

2001 

The Cool Mr. B

2001 

1947

2001 

Complete Savoy Recordings

2001 

Mr. B (ASV)

2001

The Legendary Big Band

2002 

Timeless

2002 

Now Singing In 12 Great Movies

2002 

Love Songs

2004 

Timeless: Billy Eckstine

2005

Jukebox Hits 1943-1953

2005 

 

La discografia sopra riportata è quella proposta dalla rivista Rolling Stone ed è riferita al mercato discografico USA. I titoli dalla fine degli anni '80 sono disponibili anche su CD. La reperibilità in Italia non è sempre facile, essendo Eckstine ben poco conosciuto, anche tra gli appassionati di jazz. Naturalmente i CD in catalogo sono invece reperibili via Internet su Amazon (ca. 100 titoli nel test eseguito al momento della pubblicazione di questa monografia) e CD nuovi e usati sono reperibili sul portale eBay (circa 1000 item in vendita nel test effettuato, a conferma della popolarità del cantante jazz). Da aggiungere la disponibilità di molti titoli, singole canzoni e album completi, sul portale iTunes.

 

L'attualità di Billy Eckstine

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Di Billy Eckstine si é tornato a parlare con una certa insistenza pochi anni prima della sua scomparsa, precisamente a cominciare dal 1989, in quanto da quell'anno muoiono uno dopo l'altro gli ultimi quattro grandi jazzisti che hanno fatto parte della sua orchestra: Miles Davis, Sarah Vaughan, Dexter Gordon e Dizzy Gillespie. In pratica, ad ogni singola scomparsa non c'é «coccodrillista» che non debba citare Mr.B per il suo apporto dato alla crescita artistica e professionale dello scomparso. Da qui a stuzzicare la curiosità del mercato verso Eckstine il passo é stato breve. E quando é arrivato il suo… turno, ecco che Billy Eckstine é tornato ad essere acclamato come «The Greatest»: ben tre senatori ne salutano la dipartita alla Camera dei Rappresentanti. Inoltre, a differenza di quando era in vita, quando lui stesso non dava il permesso che il mercato venisse inflazionato con l'inserimento di troppe sue interpretazioni nelle innumerevoli compilation discografiche, una volta scomparso gli eredi hanno dato il proprio assenso alla ristampa, sicché oggi sono assai rari i potpurri discografici privi di almeno un pezzo di Billy.

Negli ultimi anni, negli USA, in varie città, si sta assistendo ad un curioso revival relativo alla persona e all'artista Billy Eckstine sotto forma di celebrazioni e «tributi»: musical, spettacoli di prosa e concerti con acclarate star televisive – cantanti, attori e attrici, jazzisti (Ernestine Fuller, Kevin Mahoganny, Merla Gibbs, Winton Marsalis, ecc.), mentre la Fondazione Spirit of King (intitolata a Martin Luther King) di Pittsburgh, nel 2004 gli assegna l'omonimo Premio (alla memoria, perché é un riconoscimento postumo) per i meriti acquisiti nella battaglia per i diritti civili dei neri d'America, e la Città gli erige un monumento nel parco antistante la casa natale.

In un'intervista della metà degli anni Settanta Billy Eckstine dichiarò di avere detto alla sua seconda moglie che avrebbe voluto come epitaffio sulla tomba la frase pronunciata da Duke Ellington: «Nessuno canta le mie canzoni come Mr.B». Non sono riuscito a sapere se i famigliari lo abbiano accontentato …

 

Per ascoltare Billy Eckstine

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Su iTunes è disponibile pressoché la intera produzione di Billy Eckstine. Si tratta in genere di antologie come ad esempio Essential Masters, 15 brani, anche a prezzo ridotto, o le antologie dedicate alla sua collaborazione con Count Basie o i duetti con Sarah Vaughan. Oppure si possono scegliere alcune sue classiche interpretazioni, come le tre suggerite più soto, per le quali si possono cercare anche i video con le performance di Eckstine su YouTube.

If I Can Help Somebody (1956)
Da un programma TV presentato da
Nat King Cole

Cantante e band-leader, impegnato
in Prisoner Of Love, anni '40

Una registrazione del 1954
del classico Blue Moon

 

© Sandro Damiani per Musica & Memoria - Marzo 2006 / Riproduzione anche parziale della monografia non consentita

Revisioni: 31 marzo 2007 (Influenze di Eckstine) / Novembre 2009 (Per ascoltare BE) / Marzo 2011 (anche Duke Ellington ha suonato con Eckstine)

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