Antonello Venditti - Giulio Cesare (1986)

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Antonello Venditti è considerato un cantautore lineare e diretto sia nella composizione della musica sia nei testi, e quindi sembra inutile per lui un lavoro di lettura attenta dei testi per approfondire i significati, come abbiamo fatto per Franco Battiato o Francesco Guccini. Eppure i molti riferimenti e la distanza temporale che pian piano si allarga consentono di scoprire immagini e significati meno immediati. Ma forse più interessanti perché sempre riferiti alla esperienza di vita reale della sua generazione.
Come per le canzoni di Battiato queste spiegazioni nascono solo dalla logica e dalla immedesimazione, e sono solo una delle possibili interpretazioni delle immagini evocative proposte dalla canzone con il suo mix di musica e parole.

Tre decenni raccontati da Venditti: '60 (Notte prima degli esami, Giulio Cesare) / '70 (Sotto il segno dei Pesci) / '80 (Questa insostenibile leggerezza dell'essere)

 

Commento

  

Eravamo trentaquattro quelli della terza E
tutti belli ed eleganti tranne me
era l'anno dei mondiali quelli del '66
la Regina d'Inghilterra era Pelè

Il Giulio Cesare di Viale Trieste è uno dei licei più famosi di Roma, ed è quello frequentato da Venditti che viveva nello stesso quartiere benestante. Siamo all'inizio della terza liceo classico, quindi dell'ultima classe, l'anno dell'esame di maturità. Ma sono appena finiti i mondiali di calcio in Inghilterra, disastrosamente per l'Italia, eliminata al primo girone. Il brasiliano Edson Arantes do Nascimento detto Pelè era il calciatore più popolare del mondo (e lo sarà per decenni ancora). Non vincerà quel mondiale ma il successivo sì, contro l'Italia. L'accenno all'eleganza degli studenti è un altro ricordo d'epoca. Al liceo i maschi vestivano in modo formale, anche in giacca e cravatta, e le femmine indossavano obbligatoriamente un grembiule nero (vedi il film Terza liceo di Luciano Emmer). Sarebbe continuato così ancora per soli due anni.

Sta crescendo come il vento questa vita mia
Sta crescendo questa smania che mi porta via
sta crescendo, oh come me

Una strofa trasparente.

Eravamo trentaquattro quelli della terza E
sconosciuto il mio futuro dentro me
e mio padre una montagna troppo alta da scalare
nel paese una coscienza popolare

Altro elemento ripetuto è la dimensione della classe, piuttosto numerosa anche all'ultimo anno. Erano anni di boom demografico, l'Italia era un paese giovane.

Sta crescendo come il vento questa vita mia
Sta crescendo questa rabbia che mi porta via
sta crescendo oh come me

La coscienza popolare, intesa come spinta a rompere i vincoli della tradizione e della cultura cattolica tradizionale espressa dal partito che guidava il paese, la Democrazia Cristiana o DC, stava spingendo al cambiamento sia nel governo (il centro sinistra con i socialisti del PSI che governava il paese dai primi anni '60 introducendo importanti riforme come la scuola media unificata e l'innalzamento dell'obbligo scolastico o la nazionalizzazione dei principali servizi pubblici) sia nella chiesa (con il Concilio Vaticano II imposto da Papa Giovanni XXIII nel suo breve pontificato). Da lì sarebbe giunto il pensatore che avrebbe dato la base teorica per il movimento studentesco del 1968 in Italia, Don Lorenzo Milani ed il suo libro "Lettera a una professoressa". Una spinta che per i ragazzi diventa rabbia.

La Giovane Italia cantava eia eia alalà
davanti alla scuola pensavo "Viva la libertà"
Tu dove sei?
coraggio di quei giorni miei
coscienza voglia e malattia di una canzone ancora mia
ancora mia
nasce qui da te
qui davanti a te Giulio Cesare

 

Nel '66 però il movimento politico maggiormente presente nei licei della Roma bene e nell'università era quello neo fascista del MSI (Movimento Sociale Italiano), e in particolare la Giovane Italia, la organizzazione giovanile del MSI che riprendeva provocatoriamente il nome della organizzazione di Mazzini, collegandosi così simbolicamente anche alla Repubblica di Salò. Nelle scuole i giovani neofascisti erano molto attivi, facevano proselistismo, distribuivano volantini e cantavano, come ricordato in questa strofa, le canzoni del ventennio. Ben organizzati e pronti alla violenza, chi li contrastava li temeva, come ricorda qui Venditti.

Eravamo trentaquattro e adesso non ci siamo più
e seduto in questo banco ci sei tu
era l'anno dei mondiali quelli dell'86
Paolo Rossi era un ragazzo come noi


 

La canzone è pubblicata cinque mondiali dopo (quelli del Messico, vinti dall'Argentina grazie al fuoriclasse Maradona, in una finale vittoriosa proprio contro l'Inghilterra). Paolo Rossi, grande attaccante italiano, era stato il protagonista della vittoria dell'Italia quattro anni prima in Spagna. Ma qui viene ricordato anche un altro Paolo Rossi, uno studente universitario antifascista spintonato e fatto cadere dall'alta scalinata della facoltà di Lettere mentre distribuiva volantini, da studenti di movimenti vicini alla Giovane Italia ricordata prima, e morto in seguito alla caduta.

Sta crescendo come il vento questa vita tua
Sta crescendo questa rabbia che ti porta via
sta crescendo oh come me

La rabbia ora viene spiegata dal verso precedente.

L'estate è nell'aria brindiamo alla maturità
l'Europa è lontana partiamo viva la libertà
tu come stai?
ragazzo dell'86
coraggio di quei giorni miei
coscienza voglia malattia di una canzone ancora mia
ancora mia
nasce qui da te
qui davanti a te, Giulio Cesare

Nell'ultima strofa si salta alla fine dell'anno, all'esame di maturità al quale sarà dedicata un'altra celebre canzone, e al sogno comune del primo viaggio in Europa, verso i paesi più moderni e più liberi (vedere il viaggio dei fratelli carati nel film del 2003 La meglio gioventù, ambientato negli stessi anni). Nell'ultima strofa la esperienza brevemente tratteggiata delle speranze e della voglia di cambiamento e di futuro del '66, venti anni prima, viene proposta come stimolo a far molto di meglio al ragazzo del 1986.

   

Autori: Antonello Venditti / © Edizioni Stukas - Luglio 1986

 

La canzone è stata pubblicata per la prima volta sull'album Venditti e segreti, del 1986.

 

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© Commento e Note Alberto Truffi Aprile 2013 / Musica & Memoria

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