Janet Smith - La casa del sole

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"La casa del sole", versione italiana della celeberrima The House Of The Rising Sun nella versione degli Animals, una delle canzoni più simboliche e rappresentativi degli interi anni '60, è come noto uno dei più eclatanti esempi di versione "adulterata" che travisa e tradisce totalmente il testo originale mantenendo in pratica solo le parole "sole" e "casa".
Almeno una versione italiana fedele pare esiste, è quasi sicuramente (purtroppo non è ascoltabile per conferma in nessun servizio streaming e il singolo è sinora introvabile, quindi non possiamo neanche pubblicare il testo trascritto) questa dalle appassionata musicista americana Janet Smith, in Italia per studio nel 1965 e presenza frequente al ben noto Folk Studio di Roma.

In seguito ha evidentemente abbandonato la musica o non è mai diventata professionista e altre notizie di lei non si hanno se non nelle note del disco (la copertina è riprodotta sopra con una foto di Janet Smith) e che Marcello Rosa (probabilmente il noto trombonista jazz di Roma) come produttore ha potuto pubblicare per lei con la etichetta Parade, e che è anche stato probabilmente trasmesso da Per voi giovani qualche anno dopo. Nel seguito pubblichiamo le note originali del 45 giri, trascritte, e la label, dove si vede che non sono citati gli autori italiani del testo (Pallavicini e Mogol) a conferma che le parole in questo caso erano della stessa Janet Smith forse con qualche aiuto, ma non citata come autrice perché non SIAE e perché testo tradizionale.

«LA CASA DEL SOLE (THE HOUSE OF THE RlSlNG SUN) è una canzone la cui origine rimane tutt'ora un enigma. Alan Lomax, nel 1937, ne raccolse una versione dalla figlia di un minatore del Kentucky; in seguito Josh White la adattò e popolarizzò. L'idea di riproporre LA CASA DEL SOLE, malgrado le numerose versioni più o meno commerciali già esistenti, e stata determinata dal fatto che Janet Smith ce la presenta nella sua originale e viva drammaticità, mantenendone inalterato lo spirito profondamente umano.
Quanto alla seconda canzone del disco: SINGLE GIRL, ciò che principalmente vi colpirà, ascoltandola, sarà il particolarissimo ed eccitante «suono»; in questo brano infatti Janet suona l’autoarpa, uno strumento che probabilmente ascolterete per la prima volta. Da notare inoltre, mal-grado l‘andamento «allegro» della musica, come il testo rifletta una amara ironia: contrasto che assai spesso troviamo presente nel genere folkloristico. (Marcello Rosa)»

 

«Janet Smith è nata a Dallas, in Texas, ma è vissuta in questi ultimi anni a Berkeley in California, ove a ventidue anni di è brillantemente laureata a pieni voti in scienze e biologia.

Ha mostrato sin da bambina una particolare attitudine musicale. La passione per la musica si rivelò sin da quando intraprese lo studio del pianoforte. Ma chi determinò la sua attuale formazione musicale fu suo fratello, espertissimo chitarrista che, trasferendosi altrove, lasciò a Janet la sua chitarra. Da quel momento Janet rimase totalmente affascinata dallo strumento e comincia ad interessarsi oltre che alle canzoni stesse, anche alla storia delle canzoni. Comincia così a raccogliere specialmente materiale di marcata origine inglese e dei mondi Appalachiani (catena montuosa che va dal Canada all'Alabama). Per queste ultime canzoni delle montagne, la prestigiosa Janet usa un altro strumento: l'autoarpa, una specie di cetra americana.

In America canta in diversi "coffee-shops". Partecipa quindi al festival dell'Università di California e Berkeley. Nel '65 viene in Italia con i suoi genitori. Terminato un corso d'arte ad Urbino, viene a Roma dove alcuni amici le parlano del "Folk Studio". Inizia così a prodursi in questo ben noto locale riscuotendo il generale consenso di un pubblico attento e simpatico che apprezza enormemente le sue esecuzioni. Comincia così per Janet un periodo di grande felicità: la sua musica, quella musica che le è tanto cara, piace incondizionatamente al pubblico.

Riesce anche a far superare l'ostacolo non indifferente della scarsa comprensione dei testi inglesi, traducendo in italiano durante le esecuzioni, il significato e le parole dei testi originali, sì da poter esaltare al massimo i punti di contatto con il pubblico.»

 

 

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