Celentano il reazionario

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Tre passi avanti / Rock! Padre del beat / La coppia più bella del mondo / Chi non lavora non fa l'amore / Mondo in Mi 7a

Vedi anche: Celentano l'ecologista / Le canzoni di protesta / La linea verde

Adriano Celentano, uno dei più significativi protagonisti della canzone italiana dagli anni '60 in poi, si è sempre divertito ad andare controcorrente, insofferente degli schemi e delle attese di massa. Ecologista in largo anticipo sui tempi, reazionario, nel senso di sostenitore dei valori dei bei tempi andati, proprio negli anni '60 che vedevano i giovani attivi in tutto il mondo per scardinare proprio quegli stessi valori. E utilizzando come base, e meglio di tanti altri, proprio gli stili e le novità che venivano dalla musica giovane. Coraggioso "bastian contrario" è riuscito a mantenere il suo successo anche con molti di questi brani (ne presentiamo e commentiamo alcuni) e non solo tra i nostalgici dei "bei tempi andati".

Tre passi avanti

   

(parlato)

Caro Beat
mi piaci tanto,
sei forte perché hai portato
oltre alla musica
dei bellissimi colori
che danno una nota di allegria
in questo mondo pieno di nebbia.
Però se i ragazzi
che non si lavano,
quelli che scappano di casa,
e altri che si drogano
e dimenticano Dio
fanno parte del tuo mondo.
O cambi nome.
O presto finirai.


Tre passi avanti
e crolla il mondo Beat,
una meteora che fila e se ne va
ragazza svegliati.
Ehi, cosa fai,
mi lasci per andare con uno
che ti mette nei guai.

Guarda che coppia
dicono già
visti di spalle
chi è la donna non si sa.
E già io mi immagino
come finirà
voi fate la comica in città.

E se ridono gli altri io no,
sono triste
per te piangerò
piangerò, piangerò,
oh, oh, oh.

Tre passi avanti
e sola resterai
in una nuvola di fumo
come il Beat
e sono certo che
rimpiangerai
i miei capelli corti
e questo amore nato con te.

E resta pulita
come tu sei.
Quando arrossivi
nel guardare gli occhi miei
io parlo ancora ma,
zitta te ne vai
ma dentro di me
tu resterai.

E se ridono gli altri io no,
sono triste, per te piangerò,
sono triste, per te piangerò,
piangerò, piangerò.
Ah, ah.

   

Note

   

Un brano originale del 1967 di Adriano Celentano (il testo è scritto con Luciano Beretta) in polemica diretta con l'allora dilagante (ma declinante) fenomeno beat. Presentò anche con grande coraggio il brano al Cantagiro di quell'anno accompagnato dal suo gruppo del momento, i Ragazzi della Via Gluck (un video dell'epoca documenta la sua peraltro pregevole performance).
La parte musicale infatti, è tutt'altro che tradizionale e molto più avanti rispetto a brani cosiddetti beat del periodo.
La polemica politica di taglio "benpensante" e ben poco profetica rispetto ai successivi sviluppi della società è evidente, anche se non manca un particolare realistico e auto-ironico (le donne preferiscono i capelloni beat), ma si intreccia anche una polemica musicale. Celentano infatti, tra gli iniziatori del rock in Italia, sosteneva un ritorno un po' nostalgico al rock delle origini, proposto anche nel brano dei suddetti Ragazzi della Via Gluck che si intitolava appunto "Rock! Padre del Beat".
Non poteva sapere che almeno in questo sarebbe stato profetico, il beat sarebbe finito di lì a molto poco e il rock sarebbe tornato per restare per sempre con noi, anche se in forme sempre nuove e piuttosto lontane dal rock 'n roll degli anni '50.

   

Rock! Padre del beat (I Ragazzi della Via Gluck)

 

 

Come mai si torna al rock, mentre va di moda il beat?
Come mai si balla il rock?
E' proprio matto il ragazzo della via Gluck!

la ragione si sa lui soltanto ce l'ha
perché se vuole così bisogna dirgli di sì
e anche noi siamo sicuri che anche voi
imparerete il rock da oggi in poi

Come mai si torna al rock, mentre va di moda il beat?
come mai si balla il rock
è proprio matto il ragazzo della via Gluck

Con la testa all'ingiù (1)
guarda il mondo anche tu
all'incontrario vedrai la verità che non sai
e se la vita a te non va
a gambe all'aria tutto cambierà

Ma come mai si torna al rock, mentre va di moda il beat?
Come mai si balla il rock?
E' proprio matto il ragazzo della via Gluck!

 
   

Note

   

Un brano in puro stile rock'n roll anni '50, Rock! Padre del beat, è stato affidato da Celentano al principale gruppo beat-rock del Clan della seconda metà degli anni '60, dopo la diaspora dei Fuggiaschi (al seguito di Don Backy) e dei Ribelli (più o meno al seguito di Ricky Gianco), vale a dire I Ragazzi della Via Gluck.
L'assunto del brano, che prende come base musicale un successo del 1955 di Bill Haley (Mambo Rock) con un testo ovviamente nuovo, è che il beat non è niente di nuovo, il vero padre di tutto è il rock. Probabilmente perché Celentano ha iniziato con il rock, se no direbbe che il padre è il jazz, poi il blues, poi ... (vedi per approfondimenti la mini-storia del rock delle origini).
A questo si aggiunge il solito orgoglio di rimanere al di fuori (o al di sopra) delle mode correnti, e di essere considerati per ciò dei "pazzi". I Ragazzi della Via Gluck eseguivano in TV questa canzone (molto piacevole musicalmente e arricchita da pregevoli intermezzi di sax) abbigliati da contadini, in linea con il brano sull'altro lato del singolo, Il contadino, inno alla vita di campagna, cover "adulterata" di Hold On, I'm Coming del duo R&B Sam & Dave.
Nella seconda strofa (1) fa un accenno (non so quanto comprensibile ai ragazzi dell'epoca) al ballo acrobatico rock, ereditato dal boogie-woogie, con la ragazza fatta piroettare sulla testa del danzatore.
Il testo era dei soliti Beretta e Del Prete, parolieri ufficiali del Clan.

   

La coppia più bella del mondo

   

Lei:
Mi piace ogni cosa
di quello che fai
se pure mi tratti
un po' da bambina...
Lui:
Ti credi già donna,
ma tu non lo sei.
Sei forte per questo,
così tu mi vai!

Siamo la coppia più bella del mondo
e ci dispiace per gli altri
che sono tristi e sono tristi
perché non sanno più cos'è l'amor!
"Il vero amore"
Per sempre uniti dal cielo,
nessuno in terra, anche se vuole,
può separarlo mai... l'ha detto lui!

Siamo la coppia più bella del mondo
e ci dispiace per gli altri
che sono tristi perché non sanno
il vero amore cos'è!

Lei:
Se tu ti stancassi
un giorno di me
ricordati sempre
di quella bambina...
Lui:
Nemmeno un minuto
lasciarti potrei.
Sei forte per questo,
così tu mi vai!

Siamo la coppia più bella del mondo
e ci dispiace per gli altri
che sono tristi e sono tristi
perché non sanno più cos'è l'amor!
"Il vero amore"

 

   

(Musica: Paolo Conte, testi: Luciano Beretta)

 

   

Note

   

La coppia più bella del mondo interpreta il film "Er più" (1971)

Un grande successo del 1967 di Adriano Celentano ancora più indicativo della svolta anti-moderna di quello che era stato uno dei primi rocker italiani. La musica, un valzer molto efficace, era scritta da Paolo Conte, all'inizio della sua avventura nel mondo della canzone, i testi erano del solito paroliere di fiducia del Clan Luciano Beretta. Apparentemente è una canzone d'amore come tante, pensata per essere cantata in duo, con Claudia Mori, moglie del cantante da tre anni e già madre della loro prima figlia Rosita (che è citata indirettamente nel secondo intermezzo parlato "ricordati sempre di quella bambina"). Ma agli ascoltatori dell'epoca non sfuggivano certo i chiari riferimenti al matrimonio indissolubile, con evidente polemica preventiva rispetto ai timidi tentativi di introdurre il divorzio in Italia.

Infatti allora, quasi unico paese di tutto il mondo occidentale, in Italia non era ammesso il divorzio, ed era possibile sposare una sola donna, o un solo uomo, nella vita. Salvo annullamento del matrimonio, possibile però soltanto da parte della Chiesa Cattolica, con il famoso tribunale della Sacra Rota. La proibizione derivava direttamente dalle parole di Gesù Cristo "quello ... che Dio ha unito, l'uomo non lo separi" (per esteso da Matteo 19:6: "Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi"). Un caso quindi evidente di legge religiosa. Ma anche di interpretazione della parola del Signore, difatti in tutti gli altri paesi cristiani non cattolici, che si rifanno notoriamente agli stessi testi sacri e in primo luogo al Vangelo, l'interpretazione non è la stessa e il divorzio è ammesso anche per i fedeli cristiani.
Un primo tentativo di introdurre una legge che intervenisse almeno sui casi più eclatanti (mogli di ergastolani e simili) era stato fatto già negli anni '50, con il "piccolo divorzio" (una proposta di legge del deputato socialista Renato Luigi Sansone, del 1954, poi ripresentata con Giuliana Nenni nel 1958) sostenuto dagli ambienti e dai giornali laici e oggetto anche di un noto film di Valentino Orsini del 1963, "I fuorilegge del matrimonio", con Scilla Gabel, Annie Girardot, Romolo Valli, Ugo Tognazzi e altri. Un paio di anni prima era stata depositata in Parlamento una seconda proposta di legge, più completa, da parte del deputato socialista Loris Fortuna, che poi fu l'autore della definitiva proposta di legge, assieme al liberare Baslini, che sarà approvata definitivamente dal Senato nell'ottobre del 1970.

La canzone anti-divorzista di Celentano (che comunque è rimasto coerente con la sua posizione, non divorziando mai, almeno sino ad ora, dalla moglie) arrivò al primo posto delle classifiche di vendita e al quinto complessivo in quello stesso 1967 nel quale molti italiani si organizzavano ormai senza nascondersi per ottenere questo allineamento al costume e agli usi europei, con la nascita della LID (Lega Italiana per il Divorzio), anni raccontati anche dal film di Pietro Germi (che era anche lui un laico e un socialista) "Alfredo, Alfredo" del 1972, con Dustin Hoffman, Stefania Sandrelli e Carla Gravina).

Si sa come è finita la storia, il partito cattolico italiano, la Democrazia Cristiana, d'accordo con la Chiesa, ha sottoposto a referendum abrogativo la legge sul divorzio, usando per la prima volta questo strumento previsto dalla Costituzione, e gli elettori italiani, votando in modo molto diverso dal solito, hanno confermato la legge a larga maggioranza (59% dei voti) il 12 maggio del 1974, una legge che è tuttora quella in vigore nel nostro paese per regolare il matrimonio.

   

Chi non lavora non fa l'amore

   

Chi non lavora, non fa l'amore
Questo mi ha detto, ieri mia moglie.
Chi non lavora, non fa l'amore
Questo mi ha detto, ieri mia moglie.

A casa stanco ieri ritornai,
mi son seduto, niente c'era in tavola.
Arrabbiata lei mi grida che
ho scioperato due giorni su tre.

Coi soldi che le do
non ce la fa più
ed ha deciso che,
lei fa lo sciopero contro di me.

Chi non lavora, non fa l'amore
Questo mi ha detto, ieri mia moglie!
Allora andai a lavorare
mentre eran tutti a scioperare.

E un grosso pugno in faccia mi arrivò.
Andai a piedi alla guardia medica,
c'era lo sciopero anche dei tranvai.
Arrivo lì, ma il dottore non c'è.

È in sciopero anche lui.
Che gioco è? Mah!
Ma come finirà?
C'è il caos nella città.

Non so più cosa far.
Se non sciopero mi picchiano,
se sciopero mia moglie dice:
"Chi non lavora, non fa l'amore"

Dammi l'aumento signor padrone
così vedrai che in casa tua
e in ogni casa
entra l'amore

Così vedrai che in casa tua
entra l'amore

 

   

(L. Beretta, A. Celentano, De Luca, M. Del Prete)

 

   

Note

   

Dopo aver preso di mira i due nuovi soggetti degli anni '60, il mondo dei giovani e l'evoluzione del costume, Celentano completa l'opera puntando al terzo soggetto che in quegli anni si era imposto nel mondo occidentale: la classe operaia.
Attualizzando la celebre opera teatrale dell'antica Grecia (Lisistrata, ma l'obiettivo era fermare la guerra) la protagonista, che è sempre Claudia Mori in duetto ideale con l'ex rocker Celentano (almeno all'epoca era percepito ormai come tale) mette un aut-aut al marito scioperante conformista.
Non mancano accenni polemici al consenso estorto dagli operai politicizzati (o dai sindacalisti) per mezzo della violenza e alla minaccia all'ordine costituito e al quieto vivere rappresentato da tutti questi scioperi ("il caos nella città").
In un sussulto "cerchiobottista" che però dispiace un po' (è più simpatico e autentico il Celentano genuinamente reazionario) alla fine viene preso blandamente di mira anche il padrone, che si ostina a non concedere "l'aumento", ma a lui viene rivolta nulla di più che una specie di supplica, promettendo in cambio un anticapitalista e poco spendibile, quindi ben poco richiesto, "amore".

Il brano fu presentato al Festival di Sanremo del 1970 dove ottenne il primo posto. Dal punto di vista musicale, come al solito, era tutt'altro che tradizionale, nonostante le apparenze, ed era ispirato chiaramente alla tradizione folkloristica italiana, a quell'epoca oggetto di un grande interesse e di un recupero iniziato già a metà all'inizio degli anni '60 ad opera di ricercatori e musicisti come Michele L. Straniero, Sergio Liberovici e gli altri animatori del Nuovo Canzoniere Italiano, e con gli spettacoli "Bella Ciao" del 1964 e "Ci ragiono e canto", organizzato e portato in tour per l'Italia da Dario Fo nel 1966.
Ancora una volta il reazionario Celentano è reazionario soltanto a metà, il mercato comunque gli darà ragione e il disco sarà uno dei grandi successi del 1970, top-50 nell'anno e primo in classifica a marzo.

 

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