Macchine fotografiche digitali

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Meraviglie della tecnologia digitale / Qualità e obsolescenza / La scala della qualità / Le categorie di macchine digitali (SLR Reflex, Mirrorless micro 4/3 a obiettivi intercambiabili, Mirrorless con mirino ottico, Le mirrorless di Nikon e Canon, Mirrorless APS-C con mirino OLED)

Vedi anche: 

Macchine fotografiche analogiche / Macchine analogiche: seconda parte / Mini guida fotografica / Mini guida fotografia digitale / La bella foto

   

Meraviglie della tecnologia digitale

 

I fotografi fin dall'inizio della storia della "settima arte" hanno in mente la macchina fotografica ideale. Dovrebbe avere un mirino che consenta di vedere l'immagine come sarà alla fine, essere versatile, avere quindi obiettivi intercambiabili, gestire automaticamente l'esposizione e la messa a fuoco per fare foto con la massima velocità e immediatezza. Il tutto con la massima qualità, la massima compattezza per portarsi sempre dietro l'apparecchio, la massima silenziosità per non disturbare i soggetti. E possibilmente, avere anche un prezzo accessibile.

Ai tempi della fotografia analogica questi requisiti, in parte tra loro contrastanti, sono stati soltanto approssimati con alcuni storici apparecchi, come la Leica e Contax a telemetro e soprattutto le SLR, le reflex 35mm.

La fotografia digitale consente invece di conseguire tutti i requisiti della macchina ideale, anche se in realtà di apparecchi reali con tutte assieme queste caratteristiche curiosamente ce ne sono pochissimi.

Canon EOS 1D Mark IIILa migliore approssimazione e' rappresentata ancora dalle SLR, ora digitali, e quindi con automatismi di esposizione ancora superiori alle analogiche, maggiore autonomia di immagini grazie alle moderne memorie super-capienti, pre-visione delle immagini sullo schermo LCD, silenziosità totale bloccando lo specchio. E una qualità che ormai ha raggiunto e superato quella del 35mm (nella foto la Canon EOS-1D Mark III)

Ma rimane ancora fuori un requisito che ha una notevole importanza: la compattezza e la portabilità. Le reflex digitali di fascia alta sono pesanti e ingombranti anche più delle equivalenti analogiche (e non si capisce il perché). Il risultato e che spesso viene la tentazione di lasciare a casa o in albergo la ingombrante attrezzatura, portandosi dietro una compatta digitale, che ormai consente di fare foto già di ottima qualità.

Per rispondere a questa esigenza la Olympus e la Panasonic hanno lanciato sul mercato gli apparecchi "micro quattro terzi" (micro third quarter) mirrorless, ovvero non reflex. Grazie ad una limitata diminuzione nelle dimensioni del sensore CCD e alla eliminazione dello specchio reflex, grazie alla possibilità di vedere l'immagine reale sullo schermo LCD, con queste macchine si raggiunge una qualità molto vicina a quella delle reflex, ma con dimensioni e peso molto inferiori. E mantenendo la stessa versatilità grazie alle ottiche intercambiabili. Macchine che hanno molto minore probabilità di una reflex di essere lasciata a casa. A cui si sono aggiunte dopo relativamente poco tempo altre mirrorless quasi altrettanto compatte ma con lo stesso formato (APS-C), e quindi la stessa qualità, delle SLR semi-professionali.

I progettisti giapponesi (e coreani) però pare non abbiano fatto caso a un particolare che invece nota qualsiasi persona che usa una compatta: di giorno in piena luce sullo schermo LCD posteriore non si vede quasi nulla. Serve un vero mirino, che pero in queste macchine non e' incluso quasi mai. Si può aggiungere a parte un mirino elettronico, che pero non e' altro che un piccolo monitor TV che ripete le immagini dello schermo. Ha di solito un ritardo rispetto alla scena reale e una qualità non comparabile a quella di un mirino ottico.

La soluzione sarebbe semplice, un mirino ottico, "galileaiano" come si definiva un tempo. Che può anche essere avere una visione zoom, che era già presente nelle diffusissime compatte 35 mm degli anni 2000. Non avrà la stessa precisione della visione reflex, ma per questo c'è sempre lo schermo posteriore a pieno formato, erede dello schermo smerigliato delle Rolleiflex. Non avrà la luminosità della pregiata Leica serie M, ma dato che serve solo in esterni e in piena luce non è davvero un problema. Basterebbe questo per avere la macchina ideale, ma le attuali micro 4/3 non lo prevedono.

Epson RD-1Solo ben pochi apparecchi digitali hanno incluso tutte queste caratteristiche. Attualmente in produzione, la Leica M9. In precedenza, la Epson RD-1.

Due apparecchi quindi da mettere in evidenza.

La Leica M9 (nella immagine seguente) e' la seconda digitale della celebre casa tedesca, dopo la non del tutto riuscita M8. Ha veramente tutto quello di cui un fotografo ha bisogno, con la stessa compattezza della Leica di Cartier-Bresson. L'unico problema e' il prezzo. 7000 Euro (senza contare gli obiettivi) per un oggetto che bisogna portarsi dietro e che potrebbe anche interessare a chi sospetti il suo valore, possono compromettere il piacere di fotografare. Tranne che per i fotografi professionisti e assicurati, che pero non hanno normalmente problemi con una attrezzatura più ingombrante. E comunque potrebbero provare un certo disappunto a perdere le foto fatte.

La Epson RD-1 e' uno strano caso tecnologico. La prima telemetro digitale (rangefinder) ad obbiettivo intercambiabile, messa sul mercato a inizio 2000 da una casa certo non specializzata nel settore (è proprio quella delle stampanti) a un prezzo analogo se non superiore a quello di una buona SLR, non c'è da stupirsi che durante gli anni di produzione non abbia avuto grande successo. E' diventata un caso negli anni successivi per la sua unicità, con quotazioni elevate su eBay.
Solo che la tecnologia digitale evolve continuamente e il sensore di questa macchina, ottimo per l'epoca e tuttora valido, appare ora limitato rispetto agli apparecchi moderni (6M pixel).

Da aggiungere solo che la fotografia digitale porta con sé un inedito problema, sconosciuto alle analogiche: il rischio polvere per le macchine ad ottiche intercambiabili. Nella analogiche si poteva posare solo su parti che poi sarebbero sparite al momento dello scatto (lo specchio, l'otturatore a tendina, il volet). Se anche polvere fosse rimasta dentro l'apparecchio e si fosse posta sulla pellicola avrebbe interessato una foto o due, perché la pellicola scorre. A meno di cambiare obiettivo nel mezzo di una tempesta di sabbia nel Sahara.
Nelle digitali il sensore è fisso e se la polvere si deposita può influenzare tutte le immagini. Da qui la necessità di inserire raffinati sistemi antipolvere. E anche di limitare lo scambio obiettivi e di applicare maggiore attenzione quando lo si fa.

Con queste premesse abbiamo introdotto le macchine fotografiche digitali partendo dagli elementi fondamentali per la qualità e la utlizzabilità, ed e' possibile classificare per categorie i vari tipi di apparecchi. Non prima di fare una ulteriore considerazione su un'altra importante differenza tra la tecnologia analogica e quella digitale.

 

Qualità e obsolescenza

 

Leica M-9Le macchine digitali si sono affermate, all'inizio, per la comodità d'uso più che per la qualità dell'immagine, ma a noi interessa la ricerca della massima qualità, che segue un percorso diverso tra le analogiche e le digitali.
Come si è visto l'architettura degli apparecchi è sostanzialmente la stessa, nulla di nuovo per la parte ottica e elettro-meccanica. L'unica differenza è che per catturare l'immagine, invece che un processo foto-chimico che impressiona una porzione di pellicola, ora c'è una sorta di decoder analogico-digitale, un sensore a componenti fotosensibili ed elettronici (CMOS o CCD sono le due tecnologie utilizzate) che, assistito da un computer specializzato e dal suo software (il processore) scompone l'immagine in unità elementari (i pixel) applicando tutte le correzioni del caso. Il processore poi si occupa di registrare l'immagine così acquisita in una memoria per computer, interna o intercambiabile (le schede di memoria).

Si capisce subito da questa descrizione estremamente sintetica del processo qual è la differenza fondamentale tra il mondo digitale e quello analogico, in fotografia: la pellicola era intercambiabile, non era legata in alcun modo all'apparecchio fotografico. Mentre il sensore digitale e il processore sono la parte fondamentale e peculiare di una macchina digitale. Questo comporta che, nel mondo attuale nel quale i produttori di hardware puntano alla crescita continua delle prestazioni (in tutti i settori, tranne che nella musica) per via della forte competizione, e probabilmente anche per favorire il ricambio continuo, le macchine digitali sono condannate inevitabilmente alla obsolescenza.

Una macchina analogica di buona qualità di 40-50 anni fa, se ben tenuta, una Leica M3, una Nikon F, per esempio, consente di realizzare immagini con la stessa qualità di un apparecchio analogico di oggi, se usa la stessa pellicola. Magari con minore comodità, senza zoom e autofocus, ma con una qualità di immagine dello stesso livello.

Non così per le macchine digitali, i modelli di punta anche di solo 5-10 anni fa hanno prestazioni nominalmente inferiori a quelli di apparecchi medi di oggi. E' una differenza in realtà solo teorica, perché riguarda la qualità massima ottenibile, ovvero il massimo ingrandimento ottenibile senza degrado visibile dell'immagine. Se non ci interessa stampare le nostre foto in formato poster  (50 x 60) non saremo obbligati a sostituire la reflex di 5 o 10 anni fa. Nelle immagini che comunemente faremo, ingrandimenti inclusi, gli altri elementi (per esempio le ottiche) continueranno a fare la differenza. E soprattutto questo limite si sta spostando progressivamente fuori dall'area di interesse degli amatori. Nel senso che la differenza, con i livelli ormai raggiunti dalle SLR, si è ormai trasferita a requisiti fotografici sempre più estremi.

Ciò non toglie che la non intercambiabilità del sistema per la cattura delle immagini rimane e, per beneficiare di futuri progressi al momento non prevedibili della tecnica di acquisizione, dovremo cambiare macchina.

 

La scala della qualità

 

Escludendo la parte ottica, che come si è visto non presenta differenze rispetto al mondo analogico, gli elementi progettuali che influenzano maggiormente il posizionamento di un apparecchio in una scala di qualità sono tre: la tecnologia del sensore, la dimensione del sensore e le prestazione del processore digitale che trasforma i valori rilevati dal sensore in immagine.
E i famosi megapixel che vengono sempre citati nella pubblicità? Sono un risultato delle tre scelte progettuali citate prima, e il sistema per calcolarli non è univoco e standardizzato. Gli elementi discriminanti sono altri e abbastanza complessi. Per semplificare al massimo si può affermare con buona approssimazione che maggiore è la dimensione del sensore e più recente la tecnologia del processore, maggiore sarà la qualità.

 

La tecnologia del sensore

 

Non è un elemento che si può utilizzare per selezionare il proprio apparecchio ideale, perché delle due tecnologie possibili solo una, la CMOS (Complementary Symmetry Metal Oxide Semiconductor) è utilizzata per le macchine più diffuse, incluse quelle di fascia alta. L'altra tecnologia alternativa, la prima sviluppata, CCD (Charge Coupled Device), pur tuttora valida ma meno versatile, è usata solo per alcune macchine super professionali di medio formato o occasionalmente per altre di fascia alta, come la Leica M9 o la Canon EOS 1D in alcune serie.
Chiaramente i sensori CMOS possono andare dalla bassa qualità delle fotocamere dei telefonini fino a quelli delle migliori SLR.

 

La dimensione del sensore

 

Nell'immagine seguente, tratta da Wikipedia, sono messe a confronto le dimensioni del sensore dei principali formati attualmente in uso.

Come si vede, prendendo a riferimento base il più diffuso formato analogico, il 24x36 su pellicola 35mm (o 135) indicato come full-frame (immagine piena) i formati più diffusi del sensore per le macchine digitali presentano una grande variabilità e arrivano a dimensioni minori di diverse volte rispetto a quelle adottate dagli apparecchi semi-professionali.

In questa tabella più dettagliata (elaborazione di Musica & Memoria) sono confrontati su più elementi i vari formati.

 

Formato

Altezza

Larghezza

Area

Rapporto

Diagonale

Crop Factor

KAF 39000

       39,00

       50,70

  1.977,30

229%

       63,96

0,5

35 mm Full Frame

       24,00

       36,00

      864,00

100%

       43,27

1

Canon APS-H 

       19,00

       28,70

      545,30

63%

       34,42

1,29

APS-C

       15,70

       23,60

      370,52

43%

       28,35

1,5

Canon APS-C

       14,80

       22,20

      328,56

38%

       26,68

1,73

Micro Four Third (MFT)

       13,00

       17,30

      224,90

26%

       21,64

2

Nikon 1 (CX)

         8,80

       13,20

      116,16

13%

       15,86

2,7

2/3" 

         6,05

         9,07

        54,83

6%

       10,90

3,93

1/1.7"

         5,70

         7,60

        43,32

5%

         9,50

4,55

1/2.5"

         4,29

         5,76

        24,71

3%

         7,18

5,7

 

Il primo formato è relativo a un sensore CCD di alte prestazioni sviluppato dalla Kodak per gli apparecchi professionali da studio in medio formato, il sensore è 4x6 e quindi la immagine registrata ha dimensioni analoghe a quelle delle pellicole 120 (Hasselblad, Rolleiflex e simili). Esistono altri sensori ad alte prestazioni ma siamo ai massimi livelli attuali per la fotografia digitale. Costi altissimi per gli apparecchi che l'adottano e giustificati solo da un uso veramente professionale.

Il full frame è adottato dai produttori principali (Canon, Nikon per alcuni modelli di punta e anche Leica) per consentire l'uso senza variazioni di angolo di campo degli obiettivi già prodotti per il formato 35 mm. E' diretto quindi soprattutto ai professionisti o ai fotoamatori evoluti che avevano investito in un consistente parco obiettivi e che in questo modo possono continuare ad usarli, senza perdere nulla delle loro prestazioni anche passando al digitale. Per chi non ha questa esigenza, per chi parte da zero o non ha obiettivi particolarmente pregiati, la scelta di questo formato non porta vantaggi decisivi perché, grazie a processori digitali sempre più perfezionati, anche con dimensioni inferiori si possono ottenere prestazioni equivalenti, che presentano differenze lievi solo in casi molto particolari. Sono i vari formati APS, quelli usati normalmente nelle migliori macchine digitali, le reflex o SLR. Anche questo fa riferimento ad un formato analogico (o quasi) l'Advanced Photo System della Kodak, il formato che nelle intenzioni della casa americana doveva fare da ponte graduale verso il digitale (e non è andata così).

Il formato MFT, ancora più ridotto in dimensioni, è quello proposto da Olympus e Panasonic per produrre apparecchi più compatti (soprattutto "mirrorless",  ma anche reflex) mantenendo una elevata qualità. La Nikon nel 2011 ne ha proposto uno ancora più ridotto per la sua mirrorless super compatta, la Nikon 1.

Infine gli ultimi 3 sono quelli utilizzati dalle compatte più comuni e diffuse, le macchine che si mettono in tasca, con obiettivo zoom a scomparsa che tutti abbiamo in casa. Come si vede la dimensione del sensore arriva a meno del 10% del full frame ma, grazie alla tecnologia sempre più raffinata dei sensori e del processore a corredo, le prestazioni ottenibili, se si rimane sino a formati comuni (A4, schermo PC), possono produrre immagini comunque buone.

Dalla tabella si può osservare un altro elemento fondamentale per classificare i vari modelli: la diagonale, che corrisponde alla lunghezza focale dell'obiettivo "normale", cioè dell'obiettivo che ha all'incirca lo stesso angolo di visione soggettivo dell'occhio umano. La lunghezza focale è la distanza tra il centro focale dell'obiettivo (dove è posizionato il diaframma) e la pellicola (o il sensore). Per farla semplice, si può notare quindi che l'obiettivo normale per il classico 35 mm non può essere di dimensioni inferiori a 5 cm. Per una APS, circa la metà, per una compatta anche meno di un cm. Per un teleobiettivo o uno zoom tele, circa il doppio. E si capisce quindi perché le compatte digitali hanno sensori di dimensioni così ridotte. Solo in questo modo possono avere quella compattezza inferiore ad un pacchetto di sigarette e possono essere infilate in un taschino, con tutto l'obiettivo zoom.

 

Il processore digitale

 

Anche questa caratteristica serve a poco, se si vuole selezionare il modello ideale, perché i processori sono il "capitale" delle case produttrici maggiori, che sono in competizione continua tra loro e inseriscono sempre nuove funzionalità, oltre ad incrementare continuamente le prestazioni, inserendo sempre nuovi accorgimenti per sfruttare al massimo l'output del sensore digitale.

I super esperti possono provare a valutare a confronto le caratteristiche dei processori di Canon o Nikon e scegliere il migliore in produzione, ma il continuo progresso potrebbe cambiare in fretta i valori. Quindi nella pratica si segue più la reputazione della marca che l'analisi accurata di parametri e funzionalità, il cui utilizzo non è detto che ci sarà. Marche che si sono ormai consolidate come leader, sono le più volte citate Canon e Nikon, seguite dalle altre due principali provenienti dal mondo analogico, Olympus e Fuji, e le due principali provenienti dal mondo dell'elettronica, Sony e Panasonic.
A parte l'aggiornamento del processore e la credibilità del produttore un approfondimento può essere riservato ad alcuni aspetti che possono essere indicatori di qualità. Il principale può essere considerato la capacità di registrare immagini di buona qualità anche a bassi livelli di luce, la famosa sensibilità in ISO. Qui la tecnologia digitale, indipendentemente dal formato, è sicuramente superiore a quella analogica, raggiungendo, con sensori di dimensioni superiori a quelli delle compatte, buoni risultati anche a 3200 o 6400 ISO, prestazioni irraggiungibili dalle pellicole chimiche.

 

Le categorie di macchine digitali

 

Prima di scegliere la macchina digitale per le foto più impegnative bisogna individuare quale categoria è la più adatta alle nostre esigenze. Non abbiamo in questo caso "l'imbarazzo della scelta" perché in sostanza queste categorie sono soltanto due: le SLR e le mirrorless.
Non ci addentriamo su consigli per specifici modelli e marche, il ricambio continuo renderebbe presto obsoleta questa pagina, ed esistono già decine di blog e siti dedicati a review dei nuovi modelli. Spesso approfonditi e attendibili (e indipendenti) sono una utile risorsa per scegliere il modello (al momento) che promette di avere il più interessante rapporto qualità / prezzo.

 

SLR reflex

 

Una SLR è la scelta ideale per chi attribuisce alla fotografia una forte priorità. Professionisti a parte, chi non ha problemi a portarsi dietro una attrezzatura ingombrante e non ha bisogno di scendere a compromessi con altre esigenze che possono sorgere durante un viaggio.
Presa coscienza di questo assunto iniziale la SLR è sicuramente la scelta migliore, per qualità, versatilità, funzioni disponibili. Difficile che ci sia qualcosa in campo fotografico (e anche cinematografico) che non si possa fare. La scelta dovrà essere coerentemente rivolta verso un formato che garantisce una elevata qualità, cioè al minimo una delle varianti APS. Una reflex in formato ridotto quattro terzi non ha molto senso. L'ingombro non diminuisce di molto, rimane un apparecchio da portarsi dietro, con gli obiettivi e accessori, nella sua borsa o zainetto a parte. Una volta accettato questo vincolo, conviene puntare alla massima qualità con un formato di dimensioni superiori. Che garantiscono anche una visione reflex superiore.

 

Mirrorless Micro 4/3 a obiettivi intercambiabili

 

Olympus Pen EP-3Tutto un altro mondo per chi invece voglia fare il salto verso le MFT (o micro quattro terzi) senza specchio. Prestazioni inferiori in termini assoluti ma sempre in grado di raggiungere ottimi risultati, ma compattezza tale, anche con un paio di obiettivi in più, da portarsi la macchina dietro anche durante il giro per negozi che dovete fare per forza con la vostra compagna (o compagno). Ed evitare così di perdere magari le foto migliori del viaggio (o di  doverle fare col telefonino). Mantenendo comunque la possibilità di osservare l'immagine nel modo più preciso, attraverso l'obiettivo di ripresa, grazie al display LCD posteriore.

Il problema arriva solo al momento della ripresa. Per chi è abituato al comodo e luminoso mirino di una reflex, nel quale si può vedere la foto come sarà con grande esattezza in ogni situazione di luce, cercare di intravedere l'immagine sullo schermo posteriore in piena luce, o visualizzarla attraverso un mirino-monitor che sembra a tutti gli effetti un micro televisore a colori, può essere un grosso limite, anche se non tutti i recensori sono d'accordo (alcuni lo considerano adeguato). Ma al momento, in attesa di rangefinder con ottiche intercambiabili a prezzi terrestri, alternative migliori non ce ne sono.

Un elemento importante da considerare è che il micro quattro / terzi è un vero sistema, e che gli obiettivi intercambiabili sono compatibili tra tutti gli apparecchi MFT, anche di marche diverse. Si possono consultare marche e modelli di ottiche sul sito dedicato a questo sistema. Che comunque al momento è condiviso solo da due costruttori, come già riportato in precedenza: Olympus e Panasonic (che ha anch'essa a listino modelli molto validi mirrorless, della serie DMC).

La casa che ha proposto per prima il nuovo formato è stata la Olympus, che ha ormai in catalogo una vasta gamma di modelli di questo tipo. Per non perdersi tra le varie sigle usate da questa marca basta considerare che il numero nella sigla corrisponde solitamente alla generazione del processore digitale, e la lettera L alla versione "lite", alleggerita, quindi maggiormente adatta nelle intenzioni ad un uso disinvolto e informale piuttosto che ad un uso semi professionale. Così attualmente i modelli superiori sono la Olympus Pen EP-3 (in figura) e la Olympus Pen EP-L3, con prestazioni praticamente identiche ma estetica diversa. Le differenze principali sono il flash non integrato ma da montare quanto serve (ma sempre di minime dimensioni) e, soprattutto, uno schermo meno raffinato, con risoluzione minore, anche se orientabile. E costo sensibilmente più basso. La M contraddistingue invece la serie "mini", dimensioni ridotte e prestazioni della gamma precedente.

L'ammiraglia, la macchina pensata anche per professionisti e fotoamatori evoluti, è quindi la EP-3. Costo comparabile a quello delle SLR, non si ha un grande beneficio economico dalla semplificazione architetturale, ma ottime prestazioni.
Gli elementi comunque che fanno la differenza come sempre sono: a) il numero di Mpixel del sensore (la dimensione è ovviamente la stessa);  b) la dimensione massima delle immagini in formato non compresso (RAW); c) la tecnologia e le caratteristiche dello schermo posteriore; il numero massimo di fotogrammi al secondo (fps); d) la massima sensibilità in ISO dichiarata in manuale.

 

Le mirrorless con mirino ottico (rangefinder)

 

La comodità del mirino ottico rangefinder (accompagnato dal display LCD) è però tornata ad essere una alternativa nel settore delle mirrorless grazie alla Fuji, che ha proposto alcuni modelli che adottano questa modalità di visione.

Bisogna però rinunciare a qualcosa. Nel caso del modello Finepix X100 ad un requisito che da sempre contraddistingue le macchine fotografiche professionali: l'obiettivo intercambiabile e la conseguente versatilità dell'apparecchio, che può adattarsi così alla maggior parte delle situazioni fotografiche. Nel caso del modello X-100 alle ottiche zoom e ai teleobbiettivi più spinti.Per avere una caratteristica positiva bisogna accettarne una negativa.

Fuji Finepix X100La Fuji Finepix X100 è una APS-C di eccellente qualità. Sarebbe la macchina ideale se non avesse un limite che non la rende una possibile alternativa ad una SLR, se non sforzandosi molto: l'obiettivo non solo non è intercambiabile, ma non è neanche zoom. Una macchina quindi con un eccellente obiettivo semi-grandangolare (equivalente al 35mm) che può essere paragonata, più che alle compatte di un tempo, alla Rolleiflex.
Con la tecnologia digitale e la qualità molto elevata del sensore e del processore sono possibili ingrandimenti simili a quelli che si potevano fare con il grande formato nelle pellicole chimiche, e quindi si può in parte ovviare alla mancanza di un tele obiettivo. Ma la mancanza di un grandangolare vero nell'uso pratico si sentirà e, ancor più, quella di un tele da ritratto. Steve McCurry avrebbe avuto parecchie difficoltà a scattare i suoi splendidi ritratti con questa macchina.
Quindi un bellissimo oggetto, comodo e di grande qualità, che costa peraltro come una buona SLR, che può essere considerato però uno splendido strumento per appunti fotografici, da associare ad una vera macchina professionale.

La Fuji Finepix X10 e la successiva Finepix X20 hanno invece un eccellente obiettivo zoom (fisso) di grande luminosità. Usabili in ogni occasione o quasi, lo zoom parte da un grandangolo 75° (equivalente a un 28mm) e arriva ad un piccolo tele (112 mm) con luminosità da 2.0 a 2.8, quindi sufficiente a sfocare lo sfondo sul tele, per i ritratti, anche senza ricorrere a post elaborazioni digitali. Non si potranno usare grandangolo o tele spinti ma è un compromesso accettabile. Mirino ottico, grande compattezza, c'è veramente tutto. Ma anche qui a un prezzo. La dimensione del sensore è ridotta a 2/3" (probabilmente per poter avere queste prestazioni nello zoom) e quindi siamo purtroppo molto lontani dalle prestazioni di una SLR.
Come si può vedere nella tabelle riportata sopra, siamo ad 1/6 della superficie del sensore di una APS. La densità elevata (12Mpixel) e il raffinato processore consentono comunque di ottenere immagini di ottima qualità, ma non si potranno confrontare le prestazioni con quelle di una SLR APS o anche di una MFT.
Altro apparecchio ideale per appunti fotografici da portare sempre dietro, avendo però anche una macchina "seria" per le occasioni importanti. Che rischia però ancor di più di rimanere quasi sempre a casa o in albergo.

La Fujifilm X-PRO1 è invece una macchina più completa e comparabile alle mirrorless e SLR migliori, essendo dotata di ottiche intercambiabili oltre che di caratteristiche generali di alta qualità, con sensore in formato APS e diverse innovazioni tecnologiche nella modalità di cattura delle immagini. Il mirino è ibrido ottico ed elettronico. I limiti sono rappresentati dalle dimensioni, ormai non più compatte, e dalla limitazione nell'utilizzo degli obbiettivi zoom. Il mirino ottico rangefinder infatti supporta in modo completo soltanto ottiche a focale fissa. Montando obbiettivi zoom (che al momento del lancio infatti non erano neanche disponibili) l'inquadratura al variare dello zoom viene indicata nel mirino con una cornicetta come nella classica Leica serie M. Va bene che qui c'è anche il display LCD posteriore che mostra esattamente l'immagine inquadrata dall'obbiettivo ma l'uso ideale per cui è pensato questo apparecchio è con le ottiche a focale fissa.Questo significa rinunciare a parecchi vantaggi della tecnologia digitale, avendo in compenso il problema del cambio di obiettivo descritto in precedenza. Il tutto ad un costo dello stesso ordine di grandezza di una buona e versatile reflex. Un'alternativa quindi "di nicchia", da considerare attentamente e da parte di fotografi che hanno l'esigenza o la preferenza per un apparecchio specializzato o una spiccata nostalgia per le tecnologie vintage. 

 

Le mirrorless di Nikon e Canon

 

Le due case principali che dominano il mercato professionale ed amatoriale evoluto e, grazie a questa posizione acquisita ormai da decenni, preminenti anche nel mercato consumer, sono state a lungo a guardare senza entrare nel nuovo settore delle mirrorless. Nel 2012 hanno però presentato entrambe modelli di questo tipo. Il forte sviluppo che ha ormai questo segmento non consente di starne fuori.

Completamente diverse le scelte dei due maggiori produttori mondiali, unite però nel trascurare lo standard micro 4/3. La Canon è arrivata per ultima, ha beneficiato della esperienza dei concorrenti ed ha puntato in alto. La serie Canon EOS M utilizza lo stesso sensore delle reflex Canon di fascia media, e anche le stesse ottiche (con adattatore), incluse quelle delle precedenti macchine analogiche. Prestazioni eccellenti in dimensioni veramente minime (a parte le ottiche) ma nessun mirino elettronico, neanche opzionale. E prezzo anche superiore alle reflex di pari qualità. Il target sembrano quindi essere i professionisti e i fotoamatori evoluti che già hanno una reflex Canon, e che possono avere così una seconda macchina compatta e da portare sempre con sé, con prestazioni equivalenti e all'occorrenza anche in grado di utilizzare gli stessi obiettivi. Assieme a tutti quelli che sono in cerca di compatte di fascia alta e disponibili a pagarne il prezzo (e il prestigioso nome Canon). Altra scelta di Canon è stata centralizzare i comandi sullo schermo touch screen, in stile smartphone. Una semplificazione per il secondo target ma anche per il primo, che ha comunque una reflex per l'uso manuale (che è possibile, ma certo non semplice in piena luce e in reportage).

Del tutto diversa la scelta della Nikon, che è arrivata prima, e ha puntato su una sorta di compatta di fascia alta, con in più il vantaggio del celebre brand. Per il modello della Nikon, che si chiama proprio Nikon 1, la casa giapponese ha scelto un formato addirittura inferiore al micro 4/3, accompagnato però da un raffinato e potente sensore che consente comunque di realizzare immagini di qualità molto più elevata di una compatta consumer. Un po' come la Fuji con la X-10/X-20. Il vantaggio che si ottiene è nelle dimensioni molto compatte (soprattutto per gli obiettivi) e nella velocità di scatto, soprattutto nelle sequenze, che hanno consentito di inserire funzioni innovative come una sorta di sequenza predittiva o un tipo di scatto intermedio tra la foto e il breve film, una immagine animata. E' una gamma con più modelli alcuni dei quali, caratterizzati dalla lettera V, dotati anche di mirino elettronico incluso nel corpo macchina. Il target è quindi soprattutto il fotografo occasionale che cerca qualità e prestazioni superiori a quelli della tipica compatta, però con dimensioni e facilità d'uso simili. E che in più è rassicurato dal nome Nikon.

In definitiva sia Nikon sia Canon non hanno proposto vere alternative alle reflex che entrambe le case producono, e che sono il loro punto di forza, ma che si affiancano ad esse aprendo eventualmente nuovi mercati.

 

Le mirrorless APS-C con mirino OLED

 

La tecnologia fotografica digitale è in continua evoluzione, escono sempre nuovi modelli e questa pagina, la cui prima stesura è a gennaio 2012 e poi aggiornata nel 2014, ha fatalmente e inevitabilmente caratteristiche di elevata obsolescenza. Le considerazioni generali rimangono sempre valide, ma per la ricognizione di quello che offre il mercato della macchine fotografiche digitali di qualità consigliamo di controllare sempre la data dell'ultimo aggiornamento.

All'ultimo aggiornamento la tecnologia digitale ha reso disponibili almeno due famiglie di modelli che superano ormai, in buona parte, le limitazioni descritte in precedenza, consentendo di arrivare ad un buon compromesso tra le esigenze di qualità, efficacia di visione e compattezza. Ci riescono attraverso la tecnologia OLED (organic light-emitting diode) evoluzione come noto dell'LCD, che consente di realizzare mirini elettronici con buona qualità di visione e ridotto effetto scia muovendo l'apparecchio. Il limite rispetto alla visione con mirino ottico rimane sempre che la visione avviene attraverso il sensore, e quindi è sensibile alle regolazioni della macchina. In concreto può avvenire che l'immagine sia troppo chiara o troppo scura e non si riescano a vedere bene nel mirino i particolare in ombra o in piena luce se non modificando le regolazioni di tempo, sensibilità ed eventualmente apertura diaframma.

Le case che hanno adottato questa soluzione tecnologica sono (per ora) la Sony e la Fuji per le loro mirrorless di punta, ed in più è stato adottato per questi modelli anche il formato APS-C, garantendo così risultati del tutto in linea con le migliori SLR di Canon e Nikon.

La Sony NEX-7 (nella immagine) o la successiva NEX-6 hanno le dimensioni compatte delle mirrorless di ultima generazione e prestazioni da top di gamma (sensore APS-C da ben 24MB nella 7 e da 16, più pratico e soprattutto veloce, nella 6) con mirino elettronico OLED inserito già nel corpo macchina. Sufficientemente luminoso anche se sempre meno pratico di un semplice mirino ottico, ma con visione attraverso l'obiettivo e pieno supporto di zoom e teleobbiettivi, consente di usare l'apparecchio in modo intuitivo e soprattutto di vedere cosa si sta fotografando anche quando i soggetti (animati o meno che siano) sono rivolti al sole in una bella giornata luminosa. Che poi è la situazione più tipica che cerca un fotografo. In più entrambi gli apparecchi hanno lo schermo LCD orientabile (in modo più completo nella NEX-6) per cambiare il punto di visione che può essere dal basso (stile Rolleiflex o dall'alto). La NEX-6 con l'obbiettivo standard 16-50 ha dimensioni veramente compatte, al livello di alcune compatte amatoriali ed è veramente la sintesi ideale tra praticità e prestazioni che i fotografi cercano sin dai tempi della Leica a vite.

Le Fujifilm X-E1 e X-E2 costituiscono la evoluzione della X-Pro citata prima e condividono gli stessi eccellenti obbiettivi, ma montano un mirino OLED con caratteristiche analoghe a quello delle Sony, oltre ad avere anch'esse un sensore di formato APS-C. Le prestazioni del processore sono anche superiori a quelle delle Sony in condizioni di luce molto scarse e gli obbiettivi standard sono di qualità elevata. Dove invece perdono qualcosa è nella compattezza, che si allontana dalla situazione ideale della macchina tascabile, pur rimanendo sempre una notevole differenza con le SLR, inclusi gli ultimi modelli tendenzialmente più compatti dei precedenti.

 

Note

 

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© Alberto Maurizio Truffi - Musica & Memoria Gennaio 2012 / Aggiornamenti: Giugno 2012 (Evoluzioni), Maggio 2013 (Nuove mirrorless) / Marzo 2014 (mirrorless con mirino OLED)

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