Mini guida fotografica

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Esistono probabilmente migliaia di guide che cercano di insegnare a fare buone foto. Alcune sono veri e propri corsi, che partono dall'ABC della tecnica fotografica. Altre sono specializzate per questo o quel ramo della fotografia. Le moderne macchine digitali, anche le compatte, includono poi una serie di sofisticate funzioni che eccedono di molto il tempo che il loro normale utente può o vuole dedicare a studiarle e sperimentarle. Forse però sono sufficienti solo alcuni semplici consigli, dettati dall'esperienza e calati nella realtà della tecnologia fotografica di oggi (primavera 2014) per ottenere foto tecnicamente buone. Ci proviamo anche su Musica & Memoria.

Prima di arrivare ai consigli facciamo il punto su:

L'obiettivo di questa guida / Gli strumenti per fotografare / L'uso che si farà delle immagini / La visione dell'occhio umano / Come sbagliare una foto

Poi passiamo ad alcuni approfondimenti: Il ritratto / La notte / Il flash / La luce / Il tempo / La post-produzione / La bella foto / La tecnica per la fotografia digitale

Vedi anche: Macchine fotografiche su eBay, Gli acquisti su eBay, Macchine fotografiche digitali

L'obiettivo di questa guida

Non è fornire una serie di informazioni o consigli su come usare una specifico tipo di apparecchio, ma di trattare quegli aspetti della "pratica fotografica" che sono indipendenti dallo strumento che si userà per fotografare, applicabili dal più semplice al più raffinato e complesso. Due specifiche mini guide sono invece dedicate ai consigli d'uso per utilizzare gli apparecchi fotografici (vedi nel seguito).

Gli strumenti per fotografare

Alle macchine fotografiche si sono aggiunti i telefonini, ormai evoluti in smartphone con a bordo molte altre funzioni, tra cui la fotografia, con qualità più che adeguata per immagini da utilizzare sul web o per ingrandimenti non eccessivi.

Per immagini più impegnative e in condizione di luce non ottimale continua ad essere necessario però un apparecchio dedicato allo scopo. Nella prima edizione di questa mini-guida (autunno 2007) esisteva ancora l'alternativa tra macchine fotografiche analogiche, utilizzanti la tradizionale pellicola chimica, e macchine digitali, utilizzanti un sensore e l'elaborazione dell'immagine con un processore dedicato. Nel corso degli anni successivi la tecnologia digitale ha raggiunto la qualità di quella analogica anche per quasi tutte le esigenze professionali e, sull'altro lato, ha consentito di produrre apparecchi anche a basso prezzo, e di conseguenza si è affermata universalmente e la produzione di pellicole si è ridotta a pochi ambiti specializzati o residuali.

Sul lato della competenza necessaria per ottenere buone immagini, nella fotografia digitale esistono sostanzialmente due categorie di apparecchi: professionali o semi-professionali e compatte. Le macchine della prima categoria hanno obiettivi intercambiabili e possibilità di funzionamento anche in manuale e sotto il controllo del fotografo, quelle della seconda categoria hanno ottica fissa zoom e funzionamento automatico, anche se con molte opzioni a disposizione del fotografo. Poi all'interno delle due categorie c'è ovviamente una grande variabilità in termini di qualità e di costo e anche una sovrapposizione su quest'ultimo aspetto. A partire dalla Leica M9 nell'immagine, un modello digitale al top per qualità (e costo), sino alle compatte più economiche, con qualità spesso inferiore a quella ottenibile con i migliori smartphone.

Le informazioni e i consigli che seguono si applicano a tutti gli strumenti che si possono usare per catturare immagini fisse, ma l'attenzione principale è riservata ovviamente agli apparecchi di categoria semi-professionale o professionale.

Una specifica mini guida è dedicata a come utilizzare in modo efficace gli apparecchi digitali semi professionali, e una seconda a come utilizzare ancora oggi gli apparecchi analogici vintage, di solito soltanto manuali, che si possono trovare su eBay o sul web.

L'uso che si farà delle immagini

Quando si fotografa bisognerebbe avere sempre in mente l'uso che si farà delle immagini e con quale mezzo saranno presentate. A chi saranno indirizzate, su quali supporti saranno riprodotte, da quale distanza saranno guardate. La scelta tecnologica (esempio digitale versus analogico) influenza la presentazione, ma non in modo obbligato.
Nell'era digitale possiamo pensare che le foto potranno essere:

  1. stampate tutte su carta in medio / piccolo formato (12x18 normalmente)
  2. stampate su carta, dopo selezione, in formato a scelta (normalmente 12x18 o 18x24) su una stampante propria o presso un laboratorio
  3. visualizzate su PC (quindi su schermo da 14" a 19")
  4. visualizzate su televisore (quindi su schermo più grande, da 29" in su)
  5. visualizzate in Internet (normalmente mai più ampie di 1280x760 punti)
  6. stampate in formato poster (30x40, 50x60 o 70x100) e appese come quadri
  7. visualizzate con una proiezione su TV ad alta definizione (e schermo grande) o mediante un proiettore video su schermo (anche 1,5x2 metri).

La presentazione di tipo 1 è la più comune ed è lo standard per il formato 35mm su pellicola, ed ha un costo piuttosto basso. Nulla vieta però di applicarla anche alle immagini catturate con una digitale. La presentazione in grande formato (6 o 7) richiede immagini di grande qualità, quindi è possibile solo utilizzando apparecchi di classe professionale o semi-professionale nella scala indicata sopra (almeno all'attuale stadio di avanzamento della tecnologia).

Le stampe potranno poi avere diverse ulteriori presentazioni: lasciate libere e sfogliate disordinatamente (la meno efficace), inserite in albumini (così così), montate in album di medio o grande formato (molto efficace), montate a parete con cornici a giorno o tradizionali.

La proiezione un tempo era realizzata con diapositive e relativo proiettore, a volte anche in grado di sincronizzare la visione con una colonna sonora, ma questa tecnologia è ormai "vintage". Molto più semplice ora, è realizzabile nella fotografia digitale grazie ad applicazioni su computer e all'utilizzo di televisori HD o proiettori video già presenti per altri scopi in casa. La semplicità è però pericolosa perché è molto facile esagerare nel numero di immagini da proiettare con la conseguenza di rendere la presentazione delle foto noiosa per tutti i presenti ad esclusione del fotografo.

Da questa sintetica rassegna discendono già alcuni primi consigli

1. Attenzione alle foto verticali. Il formato verticale (o portrait, ritratto) come si vede è utilizzabile in modo pienamente efficace solo se le foto sono inserite in album o appese a muro. Quando le immagini sono visualizzate su PC, su uno schermo TV, inserite in una presentazione Internet, o in una presentazione, devono essere sempre orizzontali. Ricordarsene al momento della ripresa.

2. Distanza di visione. Se la immagine sarà visualizzata da una certa distanza (es. da TV o su uno schermo PC, ma anche per poster) bisogna privilegiare i primi piani. E' la stessa tecnica usata da sempre dai registi TV e che caratterizza le produzioni televisive rispetto a quelle per il cinema (grande schermo versus piccolo schermo). Il consiglio è di evitare il più possibile le foto con soggetti piccoli (es. la coppietta in posa davanti al Colosseo, ripreso per intero).

3. Rispetto del tempo dei "clienti". Se le foto non sono soltanto per noi ma per essere viste da altri (come nel 100% dei casi o quasi) bisogna tenere conto che il loro interesse deve essere proporzionata al tempo che possono dedicarvi. Per quanto sia alto l'interesse iniziale, fatalmente discenderà sino al desiderio di fuggire man mano che il numero di immagini da vedere aumenta senza poterne individuare una fine. Questo vale per la delicata pratica delle proiezione, incubo degli amici del fotografo già ai tempi delle diapositive, ora moltiplicato dai costi irrisori della fotografia digitale, ma si applica anche alle foto sugli album, sui siti web, sui blog e così via. Selezionare deve essere l'obiettivo numero uno del fotografo a qualsiasi livello.

La visione dell'occhio umano

Spesso quando riprendiamo le foto dal laboratorio rimaniamo delusi. Ci aspettavamo una foto splendida di quel romantico tramonto, o di quel paesaggio, e invece ci troviamo tra le mani una immagine che ne è solo un pallido riflesso, e comunque non risponde ai canoni estetici che avevamo come riferimento.

Il motivo della delusione è uno solo: la perfezione del nostro sistema di visione. Che non è composto solo dall'occhio, ma anche dal cervello che elabora in tempo reale le immagini e le trasmette alla nostra memoria. Il nostro sistema di visione è di gran lunga superiore a qualsiasi apparecchio fotografico, anche tra i più recenti. Nessuna sorpresa che i risultati a volte non siano all'altezza. Vediamo le features di noi umani (diversi animali peraltro ci superano, e anche di molto):

 Luminosità  L'occhio ha una luminosità pari convenzionalmente a uno; un ottimo obbiettivo fotografico per reflex 35 mm ha normalmente luminosità pari alla metà (1/2 o f:2). Le macchine compatte o gli zoom standard hanno solitamente un rapportot 1/3,5 o 1/4, gli zoom delle compatte arrivano anche a 1/6. Solo pochissimi obbiettivi di grande qualità sono arrivati vicini al visus umano (f:1,2 Leica Noctilux, Nikkor, Canon e altri). Il risultato è che in condizioni di luce scarsa noi continuiamo a vedere e percepire le immagini, mentre gli apparecchi fotografici, le pellicole o i sensori CCD possono trovarsi in difficoltà, a vari livelli.

 Contrasto  Il sistema di visione umano, anche grazie alla possibilità di spostare l'attenzione su parti diverse del campo visivo, riesce a percepire i dettagli di immagini anche con contrasto molto elevato. Il contrasto (o gamma dinamica, dynamic range in inglese) è la differenza di intensità luminosa tra la parte meno illuminata e quella più illuminata nel campo visivo o nell'immagine. Se pensiamo ad un torrente di montagna d'estate a mezzogiorno, tra la parte più scura (per esempio l'ombra dietro un albero) e quella più chiara (ad esempio un sasso chiaro in pieno sole) la differenza è così elevata che nessuna pellicola fotografica o CCD digitale può registrare correttamente entrambe le zone. Il sistema di visione umano è in grado invece di percepire ancora i dettagli sia nell'area scura sia nell'aria chiara.

 Zoom  L'occhio umano passa da grandangolare estremo a zoom molto pronunciato. Se ci facciamo caso, riusciamo a percepire oggetti fin quasi al nostro lato, quindi il campo di visione dei nostri occhi (che peraltro sono due) è quasi di 180°. Aiutandoci con altri sensi (l'udito) riusciamo a percepire anche oltre, dietro di noi. Eredità del nostro lontano passato di prede, probabilmente. Il nostro passato di cacciatori ci ha invece lasciato la possibilità di vedere soggetti a distanza, con una visione assimilabile a quella di un tele intorno ai 200 mm per il formato 135 (12°). Qui la tecnologia ha aiutato l'uomo, sin dai tempi di Galileo, consentendo di andare oltre con telescopi e binocoli. Il normale binocolo 8x30 corrisponde a un 400 mm (6°) e ovviamente all'interno della visione ingrandita è consentito all'occhio di andare ancora in dettaglio nei particolari. Sul lato teleobbiettivo quindi un apparecchio fotografico può dare qualcosa di più rispetto all'occhio umano. Mentre sul lato grandangolo solo pochi obbiettivi estremi (18-20mm) possono avvicinarsi ad esso.

 Linee cadenti  Se guardiamo da sotto in su la facciata della chiesa di Trinità dei Monti percepiamo una costruzione molto alta, con due torri di forma rettangolare, anche se per effetto della prospettiva dovremmo vedere in realtà dei trapezi prossimi a due piramidi. Il nostro cervello però sa che si tratta di costruzioni rettangolari e quindi corregge automaticamente l'effetto prospettico. Per qualche motivo misterioso la stessa correzione non avviene se l'immagine è trasferita su un foglio di carta, sotto forma di immagine fotografica. La foto che abbiamo fatto al celebre monumento sarà quindi deludente, vedremo una costruzione che sembra inclinata all'indietro, irreale.

 Deformazione grandangolare  Anche gli occhi, quando abbracciano una immagine ampia (per esempio osservando una grande stanza) introducono una distorsione cosiddetta "a barilotto" (le pareti laterali che dovrebbero essere rettilinee diventano curve). Il motivo è che anche l'occhio è costruito sostanzialmente come un obiettivo fotografico. Anche qui però interviene il cervello che sa che i muri sono verticali e ortogonali al piano, e introduce una correzione, che sparisce poi quando osserviamo l'immagine fotografica, e notiamo la ben nota deformazione a grandangolare (che è diventata però anche un effetto estetico ormai acquisito).

 Orizzonte  Altra correzione automatica operata dal cervello è l'allineamento dell'orizzonte. Se osserviamo il mare con il capo inclinato lo vediamo, ovviamente, inclinato. Però lo percepiamo sempre come piatto e perfettamente orizzontale. Se facciamo una foto rimanendo con il capo inclinato ne verrà fuori una foto "storta". Anche in questo caso la correzione non funziona, essendo l'immagine stampata delimitata da un rettangolo definito.

Il ritratto

Il tipo di foto sicuramente più difficile tra tutti è il ritratto. Tutti vi si cimentano, ma raramente la persona ritratta, soprattutto se di sesso femminile, sarà soddisfatta del risultato. Qui non c'entra tanto il cervello e le sue correzioni, quanto il fatto che con un'altra persona noi interagiamo mediante immagini in movimento e suoni, il ritratto equivale in questo senso ad un fermo immagine. Come sappiamo (basta usare il fermo immagine guardando un film) quando blocchiamo il film su un fotogramma la nostra attrice preferita potrebbe essere fermata su una posizione nella quale appare ancora più bella, oppure (più di frequente) mostrare una smorfia o un lato meno gradevole che, nel movimento del film, non avevamo neanche notato.

La stessa cosa avviene quando fotografiamo la nostra compagna o comunque una persona della quale volevamo dare l'immagine migliore possibile. Ed il fenomeno è tanto più evidente quanto più la persona ritratta è distante da "una modella", nel senso che non segue naturalmente e istintivamente quegli accorgimenti che rendono la sua immagine migliore (evitare smorfie, non strizzare gli occhi o storcere la bocca e così via). E' per questo che alcune persone "vengono sempre bene in foto" e altre no. Il fotografo c'entra sino a un certo punto.

Le strade per arrivare ad un ritratto valido sono quelle già tracciate da decenni dai fotografi, e sono soltanto due:

      

il ritratto studiato: seguendo la lezione dei pittori, bisogna curare la luce, la inquadratura, individuare la posizione migliore in base alle caratteristiche del viso, l'ambientazione e così via; occorre tempo, esperienza e un soggetto partecipe;

 

il film per immagini: molto più semplicemente si può sfruttare la tecnologia e sparare sul soggetto una raffica di foto; non a un soggetto immobile però, a un soggetto che si muove, balla, canta o comunque si mostra in modo sempre diverso.

Nel secondo caso, esattamente come in un film, si potranno individuare tra le decine o centinaia di immagini quelle in cui il soggetto si è mostrato al meglio, senza difetti. Un approccio casuale e a tentativi, che è però quello seguito normalmente dai fotografi sportivi e di cronaca, e dal quale derivano buona parte delle immagini più famose che vediamo nel mondo dell'informazione.

Però in tutti i casi, per un ritratto presentabile occorre curare i dettagli:

 make-up  (trucco, pettinatura): deve essere curato e pressoché perfetto, per le donne è anzi opportuno che sia più marcato che non nella vita comune, le piccole carenze che il trucco nasconde sono più evidenti;

 micro-difetti  ogni difetto momentaneo (ad esempio il classico brufoletto) sarà fatalmente evidenziato e fissato per sempre; nella foto digitale non è difficile eliminarli in post-produzione, però è meglio evitarli, fotografando l'altro lato o coprendoli; molti fotografi per prevenire questi problemi riducevano la nitidezza dell'obbiettivo con vari sistemi, anche mettendo una calza di seta molto trasparente davanti all'obbiettivo; nell'era della fotografia digitale si può anche in questo caso ridurre leggermente la nitidezza in post produzione;

 abiti  devono essere in ordine e corretti; un colletto fuori posto, una piega di troppo (a meno che non siano voluti) distolgono l'attenzione dal soggetto;

 sfondo  deve essere curato quanto il soggetto; uno sfondo non appropriato o con elementi incongrui attira l'attenzione e la sposta dal soggetto ritratto; molti fotografi da ritratto utilizzano infatti sfondi perfettamente bianchi o a tinta unita, oppure ricorrono al trucco della sfocatura dello sfondo (vedi dopo); è l'elemento più importante e che caratterizza maggiormente un ritratto professionale;

 obbiettivo  deve essere un medio teleobbiettivo (80-100 mm sul formato 135, intorno ai 20-25 gradi); un obbiettivo normale o peggio un medio grandangolare introducono una deformazione prospettica (aumentano la distanza apparente tra la punta del naso e gli occhi), in una parola, fanno diventare il naso un po' più grande; all'opposto un tele più spinto "schiaccia" il viso facendolo sembrare piatto;

 luminosità dell'obbiettivo  un medio tele con buona luminosità, usato a tutta apertura consente di sfocare lo sfondo (è un effetto ottico che riguarda sia la foto digitale sia quella analogica); in questo modo nella foto in esterni si elimina ogni problema di sfondo e il ritratto sarà migliore nel 100% dei casi; per questo il tipico obbiettivo da ritratto e l'85mm f:2; purtroppo gli obbiettivi zoom della macchine moderne, e ancor più quelli delle compatte, non hanno questo tipo di prestazioni, che però (a dimostrazione di quanto siano utili) sono spesso inclusi come effetti speciali aggiunti al corredo delle digitali.

Come si vede da queste brevi note, il ritratto è effettivamente il genere più difficile (anche perché il soggetto, a differenza di un paesaggio o di un monumento, può protestare) e richiederebbe un trattato a parte. Altre considerazioni sulla pagina dedicata a La bella foto.

La notte

Come abbiamo visto in precedenza l'occhio umano, pur se inferiore, e di molto, a quello di un felino, è in grado di vedere bene anche in condizioni di scarsa luminosità, quindi in interni poco illuminati o di notte. Per questo motivo tendiamo ottimisticamente a dimenticare che le macchine fotografiche non hanno le stesse prestazioni e tentiamo di catturare immagini anche in condizioni di luce scarsa. Immagini che sistematicamente saranno inferiori alle attese.

La fotografia in queste condizioni richiede infatti una abilità e una attenzione particolare, anche con apparecchi automatici e digitali, prove preventive ed esperienza. Con gli apparecchi ad elevato livello di automatismo bisognerà, come minimo, perdere il tempo necessario a studiare le numerose funzionalità disponibili, e poi provarle in condizioni di tranquillità, prima della sera in cui immortalare il primo e irripetibile compleanno del figlioletto, tentando di catturare l'atmosfera della luce ambiente.

Per prima cosa è necessario decidere che tipo di foto si vuole fare: se si vuole catturare l'atmosfera dell'ambiente a luce scarsa o se quello che importa è comunque il soggetto. Nel secondo caso la soluzione è ben nota, è il flash, e se lo useremo bene il soggetto sarà ben leggibile, mentre l'atmosfera del locale a lume di candela che lo circondava andrà persa.

Più difficile la prima opzione, soprattutto se i soggetti sono persone. Occorre ricordare che i sistemi per superare le limitazioni dello strumento sono soltanto due (+1): allungamento dei tempi di posa o ricorso alla tecnologia, attraverso la intensificazione della sensibilità (della pellicola o del sensore). Il terzo è il ricorso a obbiettivi molto luminosi (e molto costosi) opzione possibile solo con macchine ad ottica intercambiabile.

Utilizzare tempi di posa lunghi è il sistema che preserva maggiormente le caratteristiche notturne dell'immagine. Durante il tempo necessario perché la scarsa luce impressioni la pellicola o il sensore si possono però spostare sia il soggetto sia la macchina fotografica, la foto verrà mossa, un difetto a cui non c'è rimedio neanche nel magico mondo digitale.

I tempi lunghi

Quello che dobbiamo fare, al minimo, è tenere ferma la macchina fotografica. Il sistema più semplice è utilizzare un cavalletto e scattare senza toccare l'apparecchio. Come si fa? Con le macchine analogiche tradizionali esisteva lo scatto flessibile. con le digitali più evolute è in dotazione un telecomando, che può essera anche uno smartphone. Con tutte le altre c'è un sistema semplicissimo: l'autoscatto. Basta impostare l'autoscatto e non toccare né la macchina né il cavalletto e si ottiene il medesimo risultato.

Portarsi dietro un cavalletto o anche semplicemente averlo (non è un accessorio così banale: deve essere di buona qualità e stabile) non è così comune. Una alternativa è appoggiare l'apparecchio su una superficie, tutti quelli che ci hanno provato hanno sperimentato però che ben poche macchine stanno in piedi da sole e non si riesce mai ad inquadrare la scena come vorremmo. Un trucco che usavano i fotografi un tempo è il sacchetto di sabbia: un sacchetto di sabbia è stabile e pesante di suo e si può conformare per mantenere in diverse posizioni la macchina fotografica. Se mettete un sacchetto di sabbia nello zainetto mentre fate il turista in una città straniera probabilmente amici o parenti vi guarderanno in modo strano, ma portarlo nel bagagliaio della macchina o in motorino potrebbe risolvere molte situazioni.

Ci sono poi diversi trucchi per aumentare la stabilità a mano libera. Ci si può appoggiare con la schiena a un muro o a qualcosa di solido, tenere la macchina premuta contro il corpo, trattenere il fiato, usare l'autoscatto, si tratta però di sistemi adatti per fotografare con tempi un poco più lunghi del normale (per esempio la sera con un teleobbiettivo) piuttosto che di notte. Di notte senza un cavalletto o un supporto conviene rinunciare.

Naturalmente anche il soggetto può muoversi. Questo può essere un effetto voluto (ad esempio le scie dei fari delle auto) o non voluto. Nel caso di foto di persone può anche essere sufficiente che una parte rimanga ferma e nitida. In ogni caso sono effetti da gestire con molta cura.

La soluzione tecnologica

L'altro sistema è l'incremento della sensibilità. Nulla si ottiene gratis e il prezzo che si paga è l'abbassamento della qualità. Nella fotografia analogica si usavano (e si usano) pellicole ad alta sensibilità (400-800 ISO e oltre) che hanno però grana meno fine (si vede la grana in caso di ingrandimento), minore contrasto e colori meno naturali.
Nella fotografia digitale la situazione è tutto sommato simile, si può aumentare la sensibilità accettando un decadimento della qualità, ma l'incremento con gli apparecchi migliori può essere molto più marcato (diversi ordini di grandezza). Inoltre, si può ulteriormente intervenire in post-produzione ridando luce alle foto più "buie". Un altro elemento che aiuta molto è la facilità e immediatezza con la quale si può controllare il risultato. Eventuali foto troppo mosse, correzioni della luce esagerate, luci falsate, possono essere rifatte per tentativi fino a trovare il risultato ottimale.

Incrementando la sensibilità e' molto più semplice ottenere foto validi e soggetti ancora visibili, rispetto al sistema del tempo di posa lungo. Lo scotto che si paga è sull'atmosfera della foto. In pratica l'incremento di sensibilità è come se aumentasse la luce nell'ambiente, con un effetto meno naturale, che fa perdere parte della particolarità della foto notturna.

Per un approfondimento sulla tecnica nelle foto notturne o in scarse condizioni di luce con le macchine digitali rinviamo alla sezione apposita.

Il flash

Il sistema più diffuso per superare le limitazioni di luce è il flash (elettronico). Invenzione degli anni '50, è diventato di uso universale, fino ad essere ormai incluso nella maggior parte degli apparecchi.
 
Come funziona? E' un lampo di luce (non interessa qui come ottenuto) di brevissima durata (molto meno del più breve tempo di scatto delle macchine fotografiche) e con tipologia della luce ("temperatura di colore") molto vicina a quella della luce solare. La intensità dipende dalla costruzione del flash, quelli più potenti possono illuminare anche un locale molto ampio, quelli miniaturizzati inseriti nelle macchine compatte (o anche nei telefonini) hanno effetto fino a pochi metri.

Una volta ho visto un turista che con una macchina compatta voleva riprendere il Colosseo di notte. Ecco, questo è un uso proprio impossibile del flash. In ogni caso l'utilizzo del flash è uno degli aspetti più complessi della tecnica fotografica, senza alcuna differenza tra analogico e digitale.

I problemi sono che: a) l'effetto del flash è istantaneo e può essere solo previsto (o visualizzato a foto fatta);  b) la luce del flash si somma alla luce già esistente nella scena; c) il flash deve ricaricarsi dopo ogni scatto e l'operazione può richiedere anche alcuni secondi (e dipende dalla sua costruzione e potenza).

I fotografi professionisti usano più flash contemporaneamente e speciali esposimetri per flash per bilanciare la luce (ovviamente con foto di prova, flash e macchine devono quindi essere fermi su cavalletti), poi controllano i risultati con speciali dorsi Polaroid (un tempo) o digitali (ora). E poi ricorrono alla esperienza. Non vale la pena affrontare queste tecniche, tanto a un normale fotografo occasionale mancherà sempre un altro elemento fondamentale: il tempo.

Gli occhi rossi

Un fotografo occasionale lascia quindi fare alla macchina e al flash automatico, ed ottiene, nella maggioranza dei casi, i famigerati occhi rossi.

E' un effetto del flash sparato sul viso che esisteva già anche ai tempi della foto in bianco e nero, ma il rosso era grigio scuro e non dava fastidio. Gli occhi rossi sono usciti con la fotografia a colori e nella nostra cultura sono associati al diavolo, è ovvio che siano ben poco graditi.

Da dove vengono fuori? La luce potente (a breve distanza) del flash attraversa la cornea (la lente dell'occhio) illuminando la parete posteriore, piena di vasi sanguigni, che ovviamente risulta di colore rosso. Di luce ne passa molta perché di sera o al chiuso (quando usiamo il flash) l'iride (il diaframma) si apre al massimo per lasciare passare più luce. Per questo motivo, tra l'altro, non possiamo fotografare una persona con gli occhi chiari in condizione di scarsa luce sperando di riprendere il colore dei suoi occhi.

Come si fa a evitare questo fastidioso fenomeno (che comunque, con santa pazienza, si può eliminare in post-produzione)?
Il sistema corretto consiste nel tenere il flash angolato. E' sufficiente tenerlo con la mano ed allungare il braccio alla massima estensione, leggermente verso l'alto. La luce provenendo da un lato non illumina più il fondo dell'occhio e il gioco è fatto. Una operazione molto semplice con gli apparecchi analogici fino agli anni '70, quasi impossibile però con le compatte e le digitali di adesso.

Queste macchine "universali" contengono invece sempre un sistema anti occhi-rossi. Consiste in una serie di lampi che cercano di convincere l'iride a restringersi di nuovo (lo fa automaticamente reagendo alle condizioni di luce, esattamente come una macchina fotografica a diaframma automatico, anzi, il contrario). In questo modo un punto rosso comunque rimane, ma molto più piccolo, invisibile in foto a formato standard, ma pur sempre presente. Si tratta quindi di una soluzione valida solo per foto non molto impegnative, ancor più considerando che non sempre il dispositivo è pienamente efficace e non tutti i soggetti reagiscono allo stesso modo, con il risultato che gli occhi rossi riemergono, semi-invincibili.

La luce indiretta

Un altro uso del flash è come sorgente a luce indiretta. E' possibile con tutti i flash indipendenti dall'apparecchio fotografico e in generale con i modelli dotati di parabola orientabile.

La parabola (la sorgente di luce) orientata verso l'alto illuminerà il soffitto e, se è bianco (attenzione alle baite di montagna ...) e non troppo alto, la luce riflessa illuminerà di rimbalzo il soggetto, con lo stesso effetto di un lampadario acceso. La luce dall'alto non è la migliore, appiattisce i soggetti ma, essendo diffusa da una parete opaca, le ombre sono poco nette e il risultato di solito è buono (anche se ovviamente non riproduce l'atmosfera originale della stanza, ma una situazione di luce vista soltanto dalla macchina fotografica nel cento millesimo di secondo nel quale ha funzionato il flash).
Un risultato ancora migliore, soprattutto per i ritratti, si ottiene mettendo la macchina in verticale e dirigendo così il flash su una parete laterale, ottenendo una più gradevole luce laterale, che simula la illuminazione proveniente da una finestra aperta.

Naturalmente bisognerà cercare una parete bianca o chiara, e senza quadri o manifesti, ma se ci si riesce il risultato sarà quasi professionale (e garantito senza occhi rossi).

Le sequenze

Un altro limite del flash che non sempre si considera è la difficoltà di riprendere foto in sequenza. Tutti i flash hanno bisogno di tempo per ricaricare il condensatore nel quale si accumula la scarica elettrica che darà luogo al lampo. Solo potenti (e molto costosi) flash professionali o semi-professionali riescono a seguire una sequenza di foto "a raffica" (a 1 fotogramma al secondo e oltre). Non è il tipo di foto che normalmente facciamo. Capita però di scattare una foto in luce scarsa subito dopo un'altra. Il flash integrato nella compatta non scatterà e la foto verrà scura e sgranata, il sistema di esposizione automatica avrà cercato comunque di salvarla, ma solitamente con scarso successo, essendo pellicola o sensibilità del CCD tarati o scelti per l'uso con flash.

Le ombre

La luce del flash lascia ovviamente un'ombra dietro al soggetto. Un'ombra che appare innaturale: 1) perché non esisteva nella situazione originale, è creata dal flash e 2) si trova tipicamente dietro al soggetto, dove il sole o una lampada non la produrrebbero mai (se non durante gli interrogatori vecchio stile alla commissario Maigret).
Anche se alcuni fotografi hanno usato nel tempo questo effetto in modo creativo (ad esempio Weegee) normalmente si cerca di evitarlo. I sistemi sono soltanto due, uno semplice, allontanare il soggetto da pareti di fondo sulle quale si può stampare l'ombra e uno complesso, da studio, illuminare con un secondo flash la parete, schiarendo e annullando l'ombra.
Il secondo sistema è relativamente complesso (ma non troppo) ed è praticamente obbligatorio per utilizzare il flash nei ritratti.

Il controluce

Un utilizzo molto efficace del flash è lo schiarimento di immagini in controluce o in ombra. Parliamo del classico ritratto in controluce, con il sole che illumina i capelli (supponiamo folti) del soggetto, o con il soggetto all'ombra di un albero in un magnifico parco. Senza alcun accorgimento il viso verrà fatalmente in ombra, quasi invisibile. A meno di regolare l'esposizione sul volto, perdendo però completamente l'effetto dello sfondo e del controluce. Un colpo di flash, anche se siamo in pieno giorno, consentirà di illuminarlo e di ottenere quel ritratto "professionale" che avevamo in mente.
Regolare l'esposizione per questa tecnica (flash di schiarita) non era immediato con le macchine fotografiche analogiche. Nelle macchine digitali appena un poco raffinate è invece una delle funzioni di base. Il consiglio è di trovare e studiare questa funzione, provarla in situazione di calma, e poi utilizzarla ampiamente, si otterranno foto meno banali ma ben leggibili.

La luce

L'ultimo elemento che citiamo è il fondamentale ed anch il più complesso: la luce naturale. E' al di fuori del nostro controllo e ben poco possiamo fare per adattare la luce al fine di ottenere la foto che avevamo in mente.
Se la splendida città del Mediterraneo che stiamo visitando è coperta da un cielo nuvoloso tendente alla pioggia, non ci sarà modo di ottenere quelle foto piene di luce e cieli azzurri che avevamo in mente e volevamo portare come ricordo. Se però ci concentriamo su ritratti ambientati (usando il flash di schiarita) o diamo la priorità a foto in interni potremo ottenere ugualmente un interessante servizio, pur se con un taglio diverso da quello che avevamo in mente. Siamo noi ad esserci adattati alle condizioni di luce, non potendo fare il viceversa. E magari rimanendo un giorno o due in più potremo ritrovare una giornata di pieno sole.

Si può anche adattare la luce alla nostre esigenze, è quello che fanno i fotografi professionisti, utilizzando ovviamente la luce artificiale, al 99% ottenuta con flash, e in rari altri casi con proiettori di tipo cinematografico. Potenti flash professionali con schermi diffusori, riflettenti od opachi consentono di dirigere sul soggetto una grande quantità di luce con caratteristiche molto vicine a quella solare. E' una tecnica molto usata per le foto di moda in esterni. Il vantaggio è che la luce è controllata e conosciuta dal fotografo. Naturalmente il tutto è molto complesso e costoso, un vero e proprio set con tanto di assistenti che posizionano i vari riflettori su indicazione del fotografo. Non è però del tutto fuori portata per un amatore, in fondo bastano un paio di flash autonomi, un cavalletto e uno schermo, che può essere anche un ombrello riflettente (un vero e proprio ombrello con l'interno bianco opaco). Le moderne macchine digitali consentono una visione immediata del risultato e quindi si potrà mettere a punto per tentativi il set. Sarà magari più difficile trovare una modella con la stessa pazienza delle modelle professioniste.

L'ultima cosa da segnalare, a cui non sempre si pensa, è la opportunità di inseguire la luce. Piuttosto che trovare casualmente una certa condizione di luce, e tentare di adattarsi ad essa, bisognerebbe prevenire e pianificare il servizio fotografico in base alla luce. La luce che garantisce risultati migliori si ha nelle ore in cui il sole è medio-basso sull'orizzonte. Quindi al mattino o alla sera verso il tramonto. Altro elemento che trascuriamo, ma si vede nelle foto, è la limpidezza dell'aria. Dopo un temporale o giorni di vento la luce sarà più netta e le foto più precise e dettagliate.
Esistono molte tecniche per migliorare le foto anche in presenza di foschia e condizioni di luce non ottimali (filtri o correttori digitali) ma forse è preferibile inseguire la luce: soffermarsi a guardare il cielo, cambiare i programmi e uscire a fare foto di prima mattina o nell'ora magica che precede il tramonto in una giornata limpida.

 

Il tempo

Una buona foto richiede tempo e pazienza. Un buon film amatoriale ancora di più. Di solito durante viaggi, feste, visite a parenti, cerimonie ed eventi vari il tempo non c'è mai. Questo è un altro motivo all'origine delle foto insoddisfacenti (dei filmati non ne parliamo).
Quella che solitamente latita è la pazienza dei soggetti fotografati o degli accompagnatori. L'unica situazione nella quale la pazienza è solitamente massima e il tempo dedicato tutto quello necessario sono le foto e i filmati per matrimoni. Infatti in questo caso le foto vengono sempre bene (anche se non sono mai molto emozionanti: si sa come va a finire il servizio fotografico) e i filmati pure.
Naturalmente conta anche l'esperienza dei fotografi. Nei casi dei servizi per matrimoni è massima, nel caso delle foto di viaggio molto meno, se ne facciamo uno o due all'anno.

Anche qui gli interventi sono semplici. Quello corretto e lineare sarebbe fotografare di più, esercitarsi di più, organizzare i viaggi con tempi che consentano di essere viaggiatori e non turisti e coinvolgere nel piacere della lentezza anche gli accompagnatori.

Seguendo la lezione dei grandi fotografi (Cartier-Bresson per primo), anche per le fotografie di reportage bisognerebbe poi studiare in anticipo l'ambiente e le situazioni che troveremo, cercando anche di creare un rapporto con i soggetti (se non sono paesaggi o animali). Prendere appunti (fotografici o scritti) e creare un vero e proprio filo conduttore, come se si stesse preparando un documentario. Nella fotografia professionale questo metodo classico non sempre è stato apprezzato, c'è il rischio di rappresentare la realtà in modo studiato e non spontaneo, o di forzare le situazioni (i soggetti che recitano più o meno inconsapevolmente), oltre al rischio di perdere qualche foto irripetibile.
Ma per le foto amatoriali questi problemi sostanzialmente non si pongono, se si avessero soltanto due giorni di tempo, anziché uno come al solito, da dedicare alle situazioni che vogliamo documentare, si avrebbe un salto di qualità percepibile.
 
Se non si possono seguire questi metodi ideali non rimane che l'approccio randomico. Fare tante foto a raffica in ogni situazione, compensare la qualità con la quantità. In post-produzione, a casa, si potranno scegliere con calma quelle due foto su cento che rappresentano in modo corretto il messaggio che volevamo trasmettere.
Vi ricorda nulla questo metodo? Certo, è quello che fa il mitico turista giapponese. Quello che visita l'Europa in una settimana, un giorno a Roma, uno a Venezia, uno a Firenze, uno a Parigi, uno a Londra, uno a Madrid e uno a Helsinki (perché proprio a Helsinki? perché da lì con la rotta polare torna prima a casa). Il suo fotografare incessante e compulsivo non è quindi indice di sindrome di Stendhal, ma frutto di un metodo ben preciso.

La composizione dell'immagine

Non ho detto nulla su questo tema che è uno dei primi trattati da tutti i manuali. Le indicazioni di base sono piuttosto note e derivano direttamente dal mondo della pittura, quindi da una estetica normalizzata e consolidata nei secoli. Senza voler fare un trattato anche qui ricordiamo solo quelle per le foto di paesaggio: a)  l'orizzonte o l'elemento di suddivisione degli spazi (es. la strada e il palazzo) non deve mai dividere la immagine in due ma essere sempre a 1/3 o 2/3; b) il soggetto principale non deve essere mai piazzato al centro dell'immagine ma spostato su un lato; c) un secondo elemento in primo piano sul lato opposto (tipo le classiche foglie su un ramo basso di un albero) bilanciano l'immagine.

Si potrebbe continuare ancora ma l'effetto di queste regole è ottenere delle foto tipo "cartolina". Corrette ma non tali da suscitare interesse o sorpresa. L'ideale sarebbe invece sviluppare il senso estetico attraverso la visione attenta di foto o quadri, da riviste e mostre. L'immagine tenderà a essere composta seguendo il nostro senso estetico, che potrà piacere o non piacere, ma sarà personale.

La post-produzione

Ma cos'è la post-produzione a cui abbiamo fatto cenno in precedenza? Ai tempi della fotografia analogica era la stampa della foto, in camera oscura. Si potevano correggere errori e curare l'aspetto finale della foto (con molta pazienza e tempi lunghi).
Le stesse funzioni sono possibili ora su PC, per immagini digitali all'origine o digitalizzate da un originale analogico.
Almeno in questo caso il tempo bisogna trovarlo, perché il miglioramento delle immagini in post-produzione è veramente tangibile. Gli strumenti sono relativamente semplici e in maggioranza gratuiti. Le digitali di fascia alta hanno poi solitamente un proprio ambiente software che consente le correzioni di base.
Senza voler fare un trattato ma citando soltanto alcuni programmi semplici e accessibili:

Google Picasa (gratuito): correzione luminosità e contrasto, raddrizzamento foto, ritaglio, ridimensionamento , correzione occhi rossi, correzione manuale di contrasto, colore, ombre e luce di schiarito, ritocco. Oltre alla possibilità di organizzare e condividere le immagini. Contiene le funzioni di base utili e necessarie nella gran parte dei casi. Agisce solo sui file in formato JPG.

Adobe Lightroom (a pagamento, prezzo medio): pacchetto completo per la gestione della fase di post-produzione, tutte quella della tradizionale camera oscura (a cui il nome allude) più tutte le nuove, possibili nel mondo digitale. La possibilità di intervento sull'immagine è molto ampia ma, soprattutto, può agire anche sulle immagini in formato RAW, ovvero sui dati completi registrati dal sensore dell'apparecchio digitale (il diffuso formato JPG è compresso), consentendo così una potenzialità di intervento e correzione molto maggiore.

La differenza tra una immagine curata ed una così come uscita dalla macchina è ben percepibile. Anche la semplice funzione di correzione automatica di luminosità e contrasto, presente in Picasa consente un immediato e visibile miglioramento della foto. Un consiglio sempre valido è: non abbiate fretta di mostrare le foto, nascondetele accuratamente fino a che non le avete sistemate.

Un tipo di post produzione ancora più basilare è  la selezione  cui si è accennato prima. Controllare le foto ed eliminare (nel senso di farle sparire) quelle venute male, o anche soltanto mediocri. L'effetto finale sarà quello ideale e sempre ricercato: "sono tutte venute bene".

(Non abbiamo citato volutamente il notissimo Adobe Photoshop: molto costoso, è in realtà un pacchetto completo per grafica, quindi va molto oltre le esigenze del fotografo, lo stesso vale in scala minore per la versione ridotta [Photoshop Elements]. Il prodotto di Adobe pensato per i fotografi è quello citato).

La bella foto

Fino qui abbiamo esaminato gli aspetti che ostacolano o viceversa aiutano nello sforzo di ottenere una foto tecnicamente buona. Una immagine che sarà guardata senza filtri, ovvero senza che l'attenzione sia distolta da difetti tecnici (troppo chiara, troppo scura, sfocata, mossa, con colori innaturali, con elementi di disturbo, storta...).
Perché sia anche una bella foto è necessario che anche il contenuto sia all'altezza. E qui passiamo nel regno dell'estetica, del gusto, delle mode culturali, ma anche di regole che accompagnano la fotografia sin dai primordi. Parliamo di composizione dell'immagine, di tonalità, di taglio, di generi fotografici.

Non esistono ricette o consigli validi per raggiungere il bello, ma qualche approfondimento potremo tentarlo in seguito, affrontando i temi del generi fotografici (ritratto, reportage, paesaggio, gruppi), della composizione dell'immagine e dell'"occhio fotografico", degli esempi che si possono trarre dall'opera dei grandi fotografi, del bianco e nero e del colore, dell'alta definizione in fotografia.

In ogni caso è buona norma concentrarsi sulla qualità tecnica delle foto: non è detto che una foto tecnicamente perfetta sia anche una bella foto, ma probabilmente è molto più facile che lo sembri, mentre una foto con difetti tecnici più o meno marcati raramente sarà di qualche interesse, lo potrà essere soltanto per i contenuti eccezionali (tipo sbarco in Normandia o esplorazione della Luna).

Quindi, se sei interessato, puoi andare all'approfondimento su La bella foto.

Riepilogo: i consigli di base

Tirando le fila di queste semplici considerazioni possiamo proporre la lista di consigli di base che abbiamo promesso per ottenere foto tecnicamente buone.

Fate sempre foto  in orizzontale  (landscape)

Se proprio volete fare foto verticali (ad esempio una serie di ritratti) fate  una sequenza  tutta di foto nello stesso formato, non alternatele.

Tenete la macchina fotografica  in piano  (allinearsi su una linea verticale al centro)

 Non inclinate  mai la macchina verso l'altro per fare entrare nella foto tutto il monumento. Alla posizione grandangolo massima allontanatevi per prenderne la parte maggiore possibile, ma non preoccupatevi se il soggetto non ci sta tutto. Nel 90% dei casi chi guarderà la foto lo conosce già. Per citarlo è meglio ricorrere ad un particolare.

Con il grandangolare  evitate di inclinare  la macchina verso l'alto o verso il basso.

 Nei ritratti  guardate con attenzione  lo sfondo , tutto lo sfondo, prima di fotografare. Evitate pali dietro la testa o personaggi che passano.

Usate sempre lo zoom sul medio tele per i ritratti.  Mai  la posizione standard (che è un medio grandangolo).

Ricordatevi che il flash incluso nell'apparecchio per soggetti  oltre 4-5 metri  è del tutto inutile.

 Nei paesaggi  controllate anche  lo sfondo  (e il suolo) ed evitate elementi di disturbo (cartacce, bottiglie abbandonate, ecc.), soprattutto se di colore vivace o contrastante con il resto dell'immagine.

Non fate foto notturne con tempi di posa lunghi (programma "notte") se non avete  un cavalletto  o un supporto stabile.

Evitate il più possibile ritratti in  ambienti scuri , di notte o in locali, usando il flash integrato della macchina diretto frontalmente sul soggetto.

Se avete un flash orientabile verso l'alto, inquadrate in verticale, cercate una parete bianca o chiara e usatela come  schermo  riflettente.

Se il flash è fisso, controllate attentamente che sia attivo il sistema  anti occhi rossi , e comunque cercate di ritrarre il viso del soggetto leggermente di lato e non frontalmente.

In interni o al quasi buio evitate foto in sequenza ma lasciate passare  alcuni secondi  tra uno scatto e l'altro, soprattutto se la batteria non è completamente carica. Eviterete le foto scattate senza flash.

Con le macchine digitali sfruttate la possibilità  di controllo . Senza farvi prendere dal perfezionismo ed evitando di rifare 100 volte la stessa foto al Colosseo, riguardate le foto e recuperate, se del caso, quelle non riuscite.

 

Come sbagliare una foto

Con l'avvento della fotografia digitale sbagliare una singola foto o mancare un intero servizio fotografico sembra ormai una impresa veramente ardua. Eppure con un po' di ingegno e di applicazione ci si può riuscire lo stesso. Con la fotografia analogica invece tutto era molto più semplice. Una breve rassegna dei principali metodi per sbagliare le foto, può essere sempre utile.

Era

Metodo

Come funziona

Prevenzione

Analogica

 

 

 

 

 

Il tappo davanti all'obbiettivo

Soltanto per le macchine a telemetro (quelle più comuni) e non con le reflex, era possibile scordare il tappo di protezione sull'obbiettivo. Nel mirino si continuava a vedere tutto, ma di foto non ne veniva nessuna. Se il soggetto era umano tipicamente faceva notare la distrazione. Se erano paesaggi o animali poteva andar via così anche una intera pellicola.

Solo attenzione e buona memoria.

La pellicola non agganciata

Più subdolo del precedente, questo metodo nel 35 mm consiste nel non agganciare la linguetta iniziale della pellicola al meccanismo di trascinamento. Il caricamento poteva e può essere manuale, assistito, o a motore. In quest'ultimo caso compare di solito un messaggio di errore e soprattutto lo scatto non funziona. Con il caricamento meccanico si poteva invece continuare a scattare a vuoto tranquillamente. Arrivati alla foto n. 40 (le pellicole sono da 36) veniva però il sospetto che qualcosa di irreparabile era accaduto.

Si può controllare la manovella di riavvolgimento. Dopo averla girata sino a che non può più ruotare oltre, ad ogni avanzamento della pellicola deve girare di nuovo. Se non gira vuol dire che la pellicola non è agganciata.

Aprire il dorso in piena luce

Aprire il dorso in piena luce con la pellicola non riavvolta è un buon metodo per perdere le foto fatte, ma meno efficace dei precedenti. Infatti le foto nelle spire interne della pellicola si possono salvare, se siamo veloci nel richiudere il dorso.

Prima di aprire il dorso riavvolgere sempre la pellicola. Se si tenta una seconda volta ci si accorge semplicemente che non ce n'è bisogno. Quindi nel dubbio ritentare l'operazione.

Fotografare due volte

Fotografare due volte sulla stessa foto era una operazione molto semplice con le prima macchine 6x6 (a rollfilm) con avanzamento manuale. Sin dagli anni '40 anche su queste macchine (come le diffuse folding o le reflex biottica) è stato inserito però un blocco per evitare le doppie esposizioni. Con le 35 mm anche recenti esiste un metodo più raffinato per esporre due volte una stessa pellicola. Se non si riavvolge completamente la pellicola (lasciando la linguetta fuori) e si mette via il rollino, potrebbe essere difficile individuare in seguito le pellicole impressionate da quelle vergini (e riutilizzare una seconda volta quelle già impressionate).

Far rientrare sempre la linguetta (nelle macchine motorizzate è il default, a meno di dirgli di non farlo). Nel dubbio, comprare nuove pellicole.

La pellicola scaduta

Anche le pellicole hanno una scadenza, come lo yogurt. Se non si rispetta la scadenza, che a volte è scritta sulla confezione (che si butta subito via) e non sul rollino, e si usano pellicole (a colori soprattutto) scadute da diversi mesi si possono ottenere foto molto più sgranate del normale o con colori falsati.
Altro metodo analogo è la cattiva conservazione. Alcune pellicole (diapositive professionali ad alte prestazioni) richiedono temperature e umidità non troppo alte.

Evitare di fare risparmi su una voce di spesa a incidenza così poco rilevante come le pellicole, e gettare senza rimpianti le pellicole scadute o sospette (le foto sono insostituibili). Le pellicole professionali da tenere in frigo (ma non sono poi così delicate) usatele solo se necessario. Anche quelle più robuste danno risultati eccellenti.

Finire le pellicole

Ci sono ancora tante belle foto da fare. Purtroppo la scorta di pellicole è finita e nel luogo remoto dove siamo: a) i negozi sono tutti chiusi, oppure b) non hanno le pellicole che usiamo noi (6x6, APS), o  c) non c'è nessun negozio o chiosco in un'area di chilometri.

C'è poco da fare, bisogna essere previdenti ed esagerare nella scorta, ma nell'era digitale comunque un telefonino per fare qualche foto di fortuna si troverà sempre.

Finire le batterie

Con le macchine anche di buon livello sino agli anni '80 la batteria non era un problema. Erano completamente meccaniche. L'unica batteria era quella dell'esposimetro. Se si scaricava si poteva comunque scattare in manuale. Con le successive macchine elettroniche e poi autofocus sono arrivate batterie di una moltitudine di tipi diversi. Chiaro che nel negozietto che troviamo faticosamente dopo chilometri a piedi quella che serve a noi non c'è.
Una variante più comune è l'esaurimento senza backup delle batterie del flash.

Meglio portare una batteria di scorta.

Digitale

 

 

Finire le batterie

Se era un problema con l'analogico, figuriamoci col digitale. C'è una notizia buona e una cattiva. Quella cattiva è che il consumo è ancora maggiore, soprattutto se lo schermo LCD è di grandi dimensioni e deve rimanere sempre acceso (è il caso delle ormai molto diffuse, purtroppo, compatte senza mirino). La buona è che di solito le batterie adottate sono le diffusissime mini torce AA, reperibili praticamente in ogni angolo del globo. Non troveremo magari quelle ad alte prestazioni necessarie per la nostra macchina, ma non saremo del tutto bloccati.
Poi ci sono le macchina dove la batteria è ricaricabile come quella dei telefonini. Qui le possibilità sono l'esaurimento prima del tempo (e non si troverà facilmente una presa della luce) o aver dimenticato a casa il carica batteria.

Portare almeno un set di batterie di scorta. Fare una verifica preventiva del numero di scatti medio che la macchina riesce a fare con un set di batterie nuove.
Se l'apparecchio usa batterie più raffinate verificare se è disponibile come accessorio un alimentatore a batterie AA.
Per le ricaricabile bisogna controllare almeno il giorno prima lo stato della carica (che comunque dovrebbe durare giorni).

Finire la memoria

L'equivalente delle pellicole sulle macchine digitali sono le memorie a scheda intercambiabile. Quando è piena non si fotografa più.
Anche le schede si stanno però diffondendo nei negozi del mondo e quindi potremmo anche sfuggire al blocco totale. Bisogna ricordare però di comprare macchine digitali che possono utilizzare le più diffuse (SD).
Si può fare qualcosa (vedi a lato) ma è comunque il sistema più efficace per bloccare una macchina digitale. Soprattutto se sta iniziando un evento imperdibile e non c'è nessun negozio di fotografia o elettronica nelle vicinanze.
 

La prevenzione è rappresentata ovviamente da memorie di scorta. Occupano poco spazio e costano poco e quindi conviene portarle. Magari il problema è che sono così piccole che al momento del bisogno non ci si ricorderà più dove le abbiamo messe.
Se proprio altre memorie non sono disponibili e anche quella interna è piena, non resta che fare una nuova selezione delle foto ed eliminare quelle non essenziali. Se siamo in un albergo un po' attrezzato possiamo anche chiedere di utilizzare un PC e scaricare le foto su una pen-drive (portare dietro anche quella) o su un CD.

Il dito davanti all'obbiettivo (o al flash)

Si poteva fare anche con le macchine analogiche. Con le compatte digitali però è più facile, perché sono piccolissime.

Non è un sistema molto efficace, basta avere l'abitudine di ricontrollare di frequente le foto fatte. Ricordarsi però di tenere le mani a posto è meglio.

 

Le foto

Le foto (tutte di AMT, periodo 2005-2007, apparecchio Canon EOS 600), dall'alto in basso: Franka Solida III (1950), Parigi (Defense), Roma (Notte bianca 2003), Finlandia (lago di Rantasalmi), Helsinki (artista di strada), Roma (Campioni del mondo 2006), Inghilterra (Shaftesbury, Exmoor), Isola di Aran, Finlandia. I servizi fotografici completi con le foto in grande formato sono visibili sul sito Viaggi nel tempo.
 

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Testi e foto © Alberto Maurizio Truffi / Novembre 2007 / Giugno 2008 / Marzo 2014 (aggiornamento alla evoluzione della tecnologia digitale) / Riproduzione del testo e delle immagini non consentita

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