Jeff Buckley - Grace

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There's the moon asking to stay
Long enough for the clouds to fly me away
Well it's my time coming now, I'm not afraid to die
My fading voice sings of love,
But she cries to the clicking of time
Of time

E' la luna che chiede di restare
per dare tempo alle nuvole di farmi volare via
bene, è il mio momento che sta arrivando, non ho paura di morire
la mia voce in calando canta d'amore
ma lei piange nel flusso del tempo
del tempo

Wait in the fire...
Wait in the fire...
Wait in the fire...

Aspetta nel fuoco…

And she weeps on my arm
Walking to the bright lights in sorrow
Oh drink a bit of wine we both might go tomorrow
Oh my love
And the rain is falling and I believe
My time has come
It reminds me of the pain
I might leave
Leave behind

E lei geme appoggiata al mio braccio
camminando (immersa) nel dolore verso le luci scintillanti
Oh, bevi un sorso di vino, noi dobbiamo andar via domani
amore mio
e la pioggia cade ed io penso
che sia giunta la mia ora
e questo mi ricorda il dolore
che devo lasciarmi
lasciarmi dietro

Wait in the fire...
Wait in the fire...
Wait in the fire...

Aspetta nel fuoco…

And I feel them drown my name
So easy to know and forget with this kiss
I'm not afraid to go but it goes so slow

E li sento coprire (con le loro voci) il mio nome (1)
è così facile sapere e (così facile) dimenticare con questo bacio
non ho paura di andare, ma tutto procede così lentamente

 (Jeff Buckley)

 

   

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Note

 

Jeff BuckleyJeff BuckleyCon un solo disco all'attivo, Grace (1994) al quale questa canzone dava il nome, Jeff Buckley, figlio del cantautore Tim Buckley (altro personaggio irregolare della musica, autore di capolavori assoluti come Song To The Siren) è entrato nella storia della musica. Il disco era molto intenso e conteneva anche una formidabile cover, la migliore mai interpretata, della canzone di Leonard Cohen, struggente canto d'amore senile, Hallelujah. Mentre era in preparazione il suo secondo album Jeff Buckey, come noto, è affogato in circostanze mai chiarite nel fiume Mississippi, a New Orleans dove viveva. Ironico e tragico che questa canzone, che parla della preparazione alla fine, citi proprio la parola"affogare" (to drown: (1)) anche se il senso in questo verso è più il coprire con altri suoni e altre voci le parole di una persona, non facendole sentire. Anzi, per la precisione, quello che viene coperto è proprio il suono del suo nome, la sua identità. Forse era proprio quello che cercava Jeff Buckley nel grande fiume americano.

Per ascoltare questa canzone

 
 

Musica & Memoria Marzo 2009 / Testo originale di jeff Buckley trascritto e riprodotto per soli scopi di ricerca e critica musicale (vedi Disclaimer) / Copia per usi commerciali non consentita

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