Musica & Memoria | Cover anni ’60-’70. Note alla Lista n.4

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Sul sito Musica & Memoria è presente un elenco, che si avvia a diventare completo, delle moltissime cover da originali stranieri pubblicate da gruppi e cantanti italiani negli anni '60 e '70. L'elenco, vista la sua dimensione (oltre 2800 cover commentate) è suddiviso in 6 liste. Quando i commenti sintetici inseriti a fianco di ciascuna cover (sempre con indicazione dell'autore originale e italiano e del titolo della versione originale, e relative date) sono troppo estesi è aggiunta anche una pagina di note, come questa.

Indice delle note: Herbert Pagani / Iva Zanicchi / Jimmy Fontana / Marie Laforet / Mario Zelinotti / Marcellos Ferial (Lili Marlene) / Marisa Sannia / Maurizio Arcieri / Michele / Michel Tadini

Vedi anche: Il menu con tutte le informazioni sulle cover / L'indice completo / Vai alla Lista 4

 

Note della Lista 4 (da Giuliano e i Notturni a Mike Liddel e gli Atomi)

   
 

Herbert Pagani - Un capretto (Dona Dona)

L'originale in lingua yiddish ha come titolo דאָס קעלבל (Dos Kelbl, "Il vitello") e fa parte dell’opera teatrale Esterke. Era una composizione in yiddish dello scrittore bielorusso-ebraico Aaron Zeitlin e del musicista ucraino-ebraico, naturalizzato statunitense Sholom Secunda (Shloyme Sekunda) spesso coinvolto nei musical di Broadway e che divenne il compositore stabile dello Yiddish Art Theater. Compose diverse musiche di ispirazione sacra, tra le quali appunto “Dos Kelbl”, nota anche come “Dana Dana”, basandosi su un'antica melodia popolare polacca, che è anche la canzone più famosa della rappresentazione teatrale musicale “Esterke” che si tenne al teatro di cui sopra il 17 ottobre del 1940.

Il direttore e cofondatore del teatro era l’ebreo-russo Maurice Schwarz (Avram Moishe Schwartz) un drammaturgo, attore teatrale e cinematografico, che nel musical recitò la parte di Lech, mentre la parte di Esterke era interpretata da sua nipote, Miriam Riselle. L’opera è tratta da una leggenda che narra di una bellissima ragazza ebrea-polacca, il cui nome era Ester, concubina del re polacco Casimiro il Grande (1310–1370), da cui ebbe quattro figli. Il gesto della ragazza è stato simbolicamente descritto come un sacrificio per ottenere favori e privilegi da parte del re polacco nei confronti della comunità ebraica locale. Il sacrificio consisteva nella trasgressione da parte della ragazza, tradendo la sua religione, essendo vietato per un ebreo unirsi ad un altro individuo non ebreo. La leggenda era basata sul racconto trascritto dal cronista e storico ebreo-tedesco David Ben Shelomoh (1541–1613), noto David Gans, (gans in tedesco significa oca) e la narrazione, prima della sua trascrizione, si tramandava oralmente tra le comunità ebraiche sparse in Europa e Stati Uniti.

La canzone conteneva nel testo chiari riferimenti al libro di Ester della Bibbia. Ester nel Vecchio Testamento era una ragazza ebrea e orfana di entrambi i genitori, che venne adottata dal cugino Mardocheo (Ester 2,1-18), in seguito era divenuta la moglie del re persiano Serse I, identificato nella Bibbia come Assuero, (V secolo a.C.). Il testo originale racconta di un vitello che viene legato per essere condotto al macello, e su questo sacrificio si fa un significativo parallelo sulla condizione del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale, parallelo adottato anche da Herbert Pagani nella sua versione in italiano. La canzone venne tradotta in diverse lingue, ma la versione più nota è stata quella in inglese del 1960 eseguita da Joan Baez, tradotta da Arthur Kevess e Teddy Schwartz, che dal titolo originale (Dos Kelbl) anche Dana Dana, diventa (Dona Dona) e anche (Donna Donna).  

   
 

Iva Zanicchi - Caldo è l'amore (Warm Is The Love)

Per "Caldo è l’amore" una cover in scaletta nel primo LP omonimo della Zanicchi non esistevano finora riscontri in rete, non è presente né in SIAE, né In ISWC Net e neanche in BMI e ASCAP e anche nel sito della Discoteca di Stato è indicato l’autore originale, ma non è riportato il titolo rimasto con un punto di domanda. Ma è stato ora individuato da Ignazio Sulis: «Da diversi anni davo la caccia all’originale. Ho cercato spesso di scoprire un originale non riuscendoci perché tradito dalle solite goffaggini degli autori italiani che oltre ai testi stravolti, storpiavano anche i titoli, anche se … qualcuno lo hanno tradotto, ma alla buona. Poche volte mi era capitato di tentare con successo l’ultima carta traducendo il titolo in inglese, ma questa volta (caso strano) il tentativo è riuscito, ma solo dopo che ho ascoltato diverse canzoni scritte da Diane Hildebrand e devo dire: finalmente gli autori italiani Abbate e Pallavicini hanno tradotto bene e così l’originale è stato individuato.» (Warm Is The Love di Jody Miller)

   
 

Jimmy Fontana - Non domandare alle stelle (1960)

Sul 45 giri dove era incisa questa canzone, come lato B de Il nostro concerto, era indicato un autore straniero, greco, Manos Hadjdakis, ma non il titolo della canzone. La ricerca dell'originale non è stata semplice. Anche nella Discoteca di Stato c’è soltanto un punto interrogativo, in SIAE non è presente, così come nelle americane BMI e ASCAP, nella francese SACEM, tedesca GEMA e spagnola SGAE, inoltre la ISWC Net attualmente non è operativa, forse per revisione del sito. Il compositore dichiarato nel disco ha una discografia immensa, oltre un centinaio di musiche per orchestra, composizioni per cantanti folk, oltre ad una estesa composizione di musiche da film. Tra queste, dopo molti tentativi e molti ascolti, Ignazio Sulis ha finalmente individuato l'originale. La canzone si chiama Μην τον ρωτάς τον ουρανό (Non chiedete al cielo) e faceva parte della colonna sonora del film di guerra del 1956 To Nisi Ton Genneon (L'isola del coraggioso).
Una volta individuato il titolo originale è stato relativamente semplice individuare una versione in francese successiva “C’est Joli La Mer” del 1961 di Jacqueline Boyer e una versione inglese “All Alone Am I” del 1962 di Brenda Lee, ma anche una versione in spagnolo del 1960 eseguita dallo stesso Jimmy Fontana con titolo “No pidas a las estrellas”.

   
 

Jonathan & Michelle - Il cavallino bianco (Stewball)

Un cavallo di nome Skewball è realmente esistito; è nato in Inghilterra nella prima metà del 1700, nella proprietà del nobile inglese Francis 2nd Earl of Godolphin. La variante del nome del cavallo in Stewball avvenne all’atto della registrazione della sua compravendita, ad un signore irlandese (Sir Arthur Marvel). La ballata dedicata a questo cavallo vincente, nasce in seguito alla competizione tra Skewball e una giumenta grigia di nome Miss Portly, di proprietà di Sir Ralph Gore. La gara si svolse nella città di Kildare, ai margini della pianura del Curragh, un rinomato centro, dove si allevano e addestrano cavalli da corsa, distante 50 km da Dublino. Si narra che il brano sia stato composto da qualcuno degli appassionati ai cavalli, pratico nel comporre certe ballate, che con termine locale erano definiti "balladmakers". In questo caso il cantastorie probabilmente assisteva anche alla gara e aveva puntato sul cavallo giusto. E’ altrettanto noto, che la ballata acquisì più popolarità in Inghilterra e negli USA, una volta approdata con i coloni irlandesi nel 1929. Entrò anche negli ambienti carcerari negli stati del sud, tra afro-americani, che non mancarono di cantarla con andamento blues e anche in stile country-bluegrass, snaturando la bella melodia originaria.

   
 

Marie Laforet - La cantante dagli occhi d'oro (1964)

Drina (A/3)
Su questo LP, l'unico pubblicato nel nostro paese dalla cantante e attrice francese molto popolare anche da noi, sulla terza traccia compare una canzone dal titolo "Drina". La Drina è un importante fiume della penisola balcanica, che segna il confine tra gli stati della Bosnia-Erzegovina e della Serbia. La canzone “Marš na Drinu”, letteralmente Marcia sulla Drina, celebra il ricordo della difesa della libertà della Serbia contro i suoi aggressori nella Prima Guerra Mondiale. Composta nel 1915 dal compositore serbo Stanislav Binički, diversi mesi dopo la Battaglia di Cer (ago. 1914), per commemorare la vittoria serba contro gli invasori austro-ungarici. Diversi decenni dopo la composizione, già nei primi anni 60, questa marcia militare venne inserita in repertorio da varie orchestre, naturalmente mettendo maggiormente in risalto la bella melodia del tema centrale piuttosto che l’andamento duro dell’inciso nella composizione marziale originaria. Tra queste spicca la versione strumentale del chitarrista danese Jørgen Ingmann Pedersen che ne fece una hit da # 1 in Danimarca e # 5 in Germania nel 1963 , poi rilanciata al grande successo nel 1964 dal gruppo slavo Ansambl Urosĕvić, che contribuì a rendere il brano ancora più noto in ambito internazionale. Nello stesso anno, in occasione del 50° anniversario della citata battaglia, il poeta e giornalista serbo Miloje Popović scrisse un testo in linea con le gesta dei serbi in battaglia, incitandoli al coraggio: "In combattimento, andate avanti oh eroi / Andate avanti senza rimpianti per la vostra vita in pericolo. ecc. ecc.".
Il motivo di questa scelta della cantante e attrice francese non appare legato alla storia della canzone, non è di origine serba ma di una regione di confine con i Paesi Baschi. Si sentiva però cittadina del mondo, come riportano le sue biografie.

Go Tell It On The Mountain
Lato B/4 dell'LP “La cantante dagli occhi d’oro”, testo di Mogol con titolo italiano "Non dirmi cosa pensi". Fa riferimento a una versione francese della cantante francese dal titolo "Viens sur la montagne", come indicato sul retro copertina (vedi immagine a fianco, cliccare per ingrandire).
La prima registrazione di questo brano, constatata alla data di redazione di queste note, però si deve al soprano statunitense Dorothy Leigh Mainor, nota Dorothy Maynor, registrata insieme ad altre canzoni gospel in una raccolta di 4 dischi a 78 giri dal titolo “Negro Spirituals”, RCA Victor Red Seal, Mo 879, pubblicato nel 1942.
Il testo di questo noto spiritual parla della nascita di Gesù. Sulla base della diffusione orale, per assenza della notazione e del testo scritti, quest’ultimo è stato riadattato e pubblicato nella raccolta "Folk Songs of the American Negro” nel 1907, da parte di John Wesley Work, un professore universitario statunitense di latino e greco. La canzone da lui riscritta, a detta di una dichiarazione rilasciata in una intervista dalla propria moglie affermava che: “verosimilmente si accosta al testo precedente”, ma il testo originale non è stato mai rinvenuto e tutt’ora non se ne conoscono ne’ l’autore, ne’ il compositore. Detta raccolta era uno studio di musica popolare afro-americana, redatto nel 1907 e pubblicato da John Wesley Work Jr nel 1940, per le quali gli eredi dell’autore ottennero il copyright per il testo.

 

Mais si loin de moi / He’s So Near (Yet So Far Away)
Lato B/6 con testo di Daniele Pace e titolo italiano "Forse sì, forse no", già pubblicata come cover in Francia con testo di Bernard Michel. L’originale USA era stata coscritta dal duo (fratello e sorella) proveniente dalla Florida ma stabilitisi a New York City Jean Louise e Donald Thomas. Lei era molto richiesta in studio di registrazione e spesso collaborava per produzioni di Bob Crewe. Jean ha anche sostenuto in studio di registrazione, cantando nei cori per e con artisti come: Connie Francis, Lesley Gore, Dusty Springfield, Andy Kim, Sarah Vaughan, Evie Sands e Neil Diamond, per i quali ha contribuito a diverse delle loro hit tra il 1963 fino al 1966, oltre ad aver cresciuto una personale ma breve discografia. Il suo disco originale è un singolo 45 giri Cadence - 1435, pubblicato nel 1963.

 

La scaletta completa dell'LP
A/1. E se qualcuno si innamorerà di me (La plage) (Pace-Van Wetter-Barouh)
A/2. Scrivimi qualcosa (Au coeur de l'automne) (Canfora-Jourdan-Pace)
A/3. Drina (Pace-Binicki)
A/4. Le nozze di campagna (Les noces de campagne) (Pace-Cosmos-Popp)
A/5. Un foulard di seta blu (L'amour en fleurs) (Pace-Jourdan-Pace)
A/6. Io t'amerò finché non pioverà (L'amour qu'il fera demain) (Pace-Bourtrayre-Gerald)
B/1. La vendemmia dell'amore (Les vendanges de l'amour) (Pace-Gerard-Jourdan)
B/2. Che male c'è (Tu fais semblant) (Pace-Jourdan-Gerard)
B/3. E' giusto (Livraghi-Specchia)
B/4. Non dirmi cosa pensi (Viens sur la montagne) (Mogol-Jarrow-Stookey)
B/5. Vent'anni o poco più (Qu'est-ce qui fait pleurer les filles)(Pace-Gaudio-Crewe)
B/6. Forse sì, forse no (Mais si lojn de moi) (Pace-Michel-Thomas)

   
 

Mario Zelinotti - Um, Um, Um, Um (1965) e la carriera del cantante laziale

Mario Zelinotti è una delle voci più belle voci maschili degli anni '60, purtroppo non adeguatamente sfruttato per queste sue qualità, visti i risultati di vendita. Dal 1964 al 1974 registrò 19 dischi 45 giri, 16 dei quali con la Durium, alcuni di successo come il suo primo singolo (Chiederò, 1964), ma non fu spinto adeguatamente dalla sua casa discografica. Un bravo cantante che ebbe poca fortuna, partecipò per due rassegne a Sanremo, ma in coppia con il più conosciuto Little Tony, entrambi della scuderia Durium (Cuore Matto nel 1967 e Bada Bambina nel 1969). Le versioni di Little Tony hanno ovviamente venduto di più ma, a detta di Mario Zelinotti, il successo del cantante romano è stato anche aiutato dal fatto che la sua versione venne ritirata dal mercato da parte della Durium,(citazione necessaria) come dalla dichiarazione del cantante, rilasciata in settembre del 1996 al giornalista Giuliano Zunino della rivista Anni ‘60. La cover dell'omonimo successo soul di Major Lance era il quarto singolo del cantante.

   

 

Marcellos Ferial - Lili Marlene

Nel 1965 i Marcellos Ferial (qui senza Los) hanno registrato una nuova versione dell’adattamento in italiano (già pubblicato nel 1942 dalla cantante Lina Termini, con lo stesso testo di Rastelli) di questa famosissima canzone-simbolo della II Guerra Mondiale per i soldati un po' di tutti paesi, non  solo tedeschi, in un curioso e un po' incongruo accoppiamento sul lato B con Bella ciao.

I versi della canzone risalgono agli inizi della prima guerra mondiale, hanno una ispirazione anti militarista e sono stati scritti dal poeta amburghese Hans Leip, allora giovane soldato in partenza per il fronte russo (1915). Sono tratti in particolare da una sua poesia intitolata “Il canto di una giovane sentinella”. Nel 1939, la poesia suscitò l’interesse dell’attrice e cantante tedesca Liese-Lotte Helene Berta Bunnenberg, in arte Lale Andersen, che convinse un noto musicista vicino al regime nazista, Norbert Schultze, a metterla in musica. Il titolo era diventato
Mädchen unter der Lanterne ("La ragazza sotto il lampione"). Nella successiva versione pubblicata su disco venne proposta con il titolo “Lili Marlen”, unendo due nomi propri femminili: il primo era della ragazza dello scrittore e il secondo della ragazza di un suo commilitone, mentre il sottotitolo era di nuovo “Lied eines jungen wachtpostens” (Canto di una giovane sentinella) come nella poesia originale.

La popolarità universale della canzone nacque per caso, grazie alle trasmissioni di Radio Belgrado, sotto il controllo dei tedeschi dal 1941, e ovviamente era diretta all’inizio solo alle truppe tedesche, che nella musica nostalgica e nella vicenda di una giovane donna in attesa del suo soldato in un paese lontano sublimavano le angosce della guerra. Qualche guaio con la censura tedesca e con Goebbels che la riteneva evidentemente poco militaresca, ma la popolarità e l’appoggio anche di alti comandanti, incluso a quanto sembra anche Rommel, hanno travolto ogni remora e l’hanno trasformata nella canzone simbolo delle armate tedesche.

La musica però è un linguaggio universale e ha consentito di superare anche i confini della guerra e della lingua e, grazie anche ad una improvvisata traduzione proveniente dal Sudafrica e ad una successiva di Anne Sheldon con testo del paroliere Tommie Connor, la fama della canzone si è diffusa anche tra le truppe anglosassoni e poi di altri paesi ed è diventata universalmente la canzone del soldato, anche perché non era certo sfuggita la ispirazione antimilitarista (si può leggere la traduzione nel sito Canzoni contro la guerra).

Non così in Italia dove pure era stata tradotta e proposta da Lina Termini già nel 1942, come anticipato. Da noi era associata ai tedeschi e ai fascisti loro alleati e tale è rimasta, pur se il testo non ha nulla di militaresco e l'eco della guerra, che era simbolicamente presente nei cori e nei passi di marcia in sottofondo della versione di Lale Andersen, più che suscitare sentimenti marziali ricordava il tempo presente di guerra in cui tutti erano coinvolti. D'altra parte i soldati italiani già dal settembre del 1943 erano sparsi per il mondo e l'esercito regio si era dissolto, anche se sotto varie bandiere i soldati e anche i civili hanno continuato a combattere fino all'ultimo giorno di guerra.

Una storia parallela è quella delle versioni della notissima attrice e cantante tedesca Marlene Dietrich, che dal 1930 si era trasferita negli USA per ragioni professionali ma anche per sfuggire al regime nazista, e che negli anni ’40 aveva partecipato attivamente alla guerra dalla parte degli alleati, pur essendo tedesca. Per le trasmissioni in tedesco della OSS (Office of Strategic Services) rivolte alle truppe nemiche, con l’obiettivo di convincerle della imminente sconfitta, interpretò la canzone nella lingua originale.
Verso la fine della guerra, nel 1944, la registrò anche per la pubblicazione su disco, che uscì a settembre del 1945, a guerra finita, per la Decca (US); la canzone, sempre cantata in tedesco, era ribattezzata con un quasi gioco di parole Lili Marlene, e sul lato B era pubblicata un’altra canzone simbolo della guerra, Symphonie. Una splendida e malinconica versione, senza passi di marcia e con una fisarmonica suonata da Charles Magnante a sottolineare i sentimenti nostalgici. Diffusa e pubblicata poi anche in inglese dalla cantante e attrice.

Disco originale di Lale Andersen: singolo su 78 giri Electrola - E.G. 6993 del 1939.

(Nelle immagini a fianco la copertina della versione italiana e le etichette delle due storiche versioni di Lale Andersen e Marlene Dietrich. Cliccare per ingrandire le immagini)

   
 

Marisa Sannia - Marisa nel paese delle meraviglie (1973)

Nel 1973 Marisa Sannia ha deciso di dedicare un LP alle canzoni presenti nei più fortunati ed amati cartoon e film musicali della Disney, destinato evidentemente ai più piccoli. Nel seguito l'elenco dei brani scelti dalla brava cantante sarda per queste cover di canzoni straniere, ma già note in Italia (etichetta Columbia EMI, n.cat. 3C 062-17922, pubblicato a settembre del 1973).

  • A1 - “I sogni son desideri”. Testo di Devilli (Alberto Curci) è la versione italiana di “A Dreams Is A Wish You Heart Make”, autori Mack David, Jerry Livingston e Al Hoffman. Interpretata in originale dalla doppiatrice, attrice e cantante inglese Ilene Woods ( Jacquelyn Ruth Woods) nel cartoon della Walt Disney: “Cinderella”, del 15 febbraio 1950, da noi “Cenerentola”, dove il doppiaggio nel canto venne eseguito da Giuliana Maroni.
  • A2 - “Supercali fragilisti cespiralidoso”. Testo di Antonio Amurri e Pertitas (Roberto De Leonardis), la canzone venne registrata e proposta come singolo anche da Rita Pavone, ed è la versione più nota. E’ la versione italiana di “Superali fragilisti cexpiali docious”, tema principale della colonna sonora del film “Mary Poppins”, prodotto dalla Walt Disney del 1964, cantata dai protagonisti Julie Andrews e Dick Van Dyke , rispettivamente nelle parti di Mary Poppins e Bert. Nel doppiaggio italiano, la canzone era interpretata da Tina Centi e da Oreste Lionello.
  • A3 - “L’amore e’ una canzone” . Testo di Devilli (Alberto Curci) e Alberto Larici, è la versione italiana di “Love Is The Song”, composta da Larry Morey, inserita nella colonna sonora e cantata da Donald Novis , come tema principale nel film d’animazione della Walt Disney, “Bambi” del 1942.
  • A4 - “Bella notte” . Testo di Devilli (Alberto Curci), è la versione italiana di ”Bella Notte / The Wag of a Dog's Tail”, composta e scritta da Sonny Burke e Peggy Lee, cantata da George Givot, è il tema principale della colonna sonora del film di animazione della Walt Disney, “Lady And The Trump“, da noi “Lilli e Il vagabondo” uscito nelle sale il 16 giugno del 1955.
  • A5. “Scale e arpeggi” . Testo di Pertitas (Roberto De Leonardis), è la versione italiana di “Scales And Arpeggios”, autori i fratelli Richard M. e Robert B. Sherman. E’ un tema della colonna sonora del film d’animazione “The Aristocats”, da noi “Gli Aristogatti” del 1970, prodotto da Walt Disney. Per l’occasione, la canzone venne cantata dall’attore Gary Dubin, allora undicenne, che dava la voce a Toulouse, da noi Matisse, il più grandicello fra i tre gattini, personaggi dello stesso film.
  • A6. “Il paese delle meraviglie” . TestO di Devilli (Alberto Curci) è la versione italiana di “Alice In Wonderland”, composta da Sammy Fain per il film d’animazione prodotto da Walt Disney “Alice In Wonderland” uscito nelle sale il 26 luglio 1951, in Italia “Alice nel paese delle meraviglie”. La canzone originale era cantata per l’occasione dal coro The Jud Conlon Chorus.
  • B1. “Cenerentola” . Testo di Devilli (Alberto Curci) è la versione italiana del tema principale del film “Cinderella”, composta e scritta da Jerry Livinston, Mack Devid e Al Hoffman, per i titoli di apertura del film d’animazione omonimo, nelle sale il 15 febbraio 1950, sempre della Disney. La canzone originale è cantata nei titoli d’apertura dal The Jud Conlon Chorus & Marni Nixon, il film in Italia venne uscì nelle sale l’8 dicembre 1950 (un’attesa molto breve per quei tempi).
  • B2. “Bibbidi-Bobbidi-Cenerella”. Testo di Devilli (Alberto Curci) è la versione italiana di “Bibbidi-Bobbidi-Boo” , composta e scritta da Jerry Livinston, Mack Devid e Al Hoffman, è un tema della colonna sonora del film “Cinderella” citato in precedenza. La canzone originale era interpretata dall’attrice-doppiatrice Verna Felton che prestava la voce alla fata Smemorina; la doppiatrice italiana per lo stesso personaggio era Laura Carli che interpretò quindi la canzone per il nostro pubblico.
  • B3. “Non ho che un canto”. Testo di Umberto Bertini e Devilli (Alberto Curci), è la versione italiana di “One Song”, composta da Frank Churchill e interpretata dall’attore-doppiatore Harry Stockwell nel prestare la voce al principe, nel film d’animazione “Snow White and the Seven Dwarfs” (Biancaneve e i Sette Nani) del 1937, primo storico cartoon lungometraggio prodotto da Walt Disney.
  • B4. “Una stella cade” . Testo di Spiker (Vito Pallavicini), è la versione italiana di “When You Wish Upon A Star”, composta da Leigh Harline e Ned Washington e cantata insieme al coro dall’attore-doppiatore Cliff Edwards, nel prestare la voce al grillo parlante (Jiminy Cricket) nel film d’animazione del 1940 “Pinocchio”, prodotto da Walt Disney.
  • B5. “Impara a fischiettar”. Testo di Devilli (Alberto Curci), Mario Panzeri e Nino Rastelli, è la versione italiana di “Whistle While You Work”, composta da Frank Churchill su testo scritto da Larry Morey, cantata nel film d’animazione “Biancaneve e i Sette Nani”del 1937, dal personaggio principale Biancaneve, la voce era dall’attrice italo-americana Adriana Caselotti. Nel doppiaggio per la versione italiana del film, la canzone venne cantata dall’attrice Rosetta Calavetta.
  • B6. “Il mio amor un dì verrà” . Testo di Devilli (Alberto Curci), Mario Panzeri e Nino Rastelli, è la versione italiana di “Someday My Prince Will Come”, composta da Frank Churchill e cantata, come la precedente, nel film d’animazione “Biancaneve e i Sette Nani” del 1937, dall’attrice-doppiatrice Adriana Caselotti, la quale prestava la voce al personaggio principale: Biancaneve.
   

 

Maurizio - Lady Jane (1967)

Nel 1967, dopo aver registrato l’ultimo 45 giri “Lady Jane” insieme al suo complesso I New Dada, per Maurizio Arcieri si conclude l’avventura con la sua band, per proseguire una carriera autonoma insieme a altri due elementi del gruppo, conseguentemente ad una lite con il resto degli elementi. La diatriba finì in tribunale per contendersi il nome della band, che poi venne assegnata al biondo Arcieri. Con la sua casa discografica Bluebell decise di pubblicare a suo nome Lady Jane, con una copertina diversa ma solo per il nome (vedi le immagini) e con un lato B diverso (T'amo da morire). Gli autori dell’originale sono ovviamente Mick Jagger e Keith Richards dei mitici Stones, che registrarono questo lento in stile vagamente settecentesco come lato B del singolo 45 giri “Mother’s Little Helper” per il mercato USA. Il singolo in origine apriva la track list del nono LP 33 giri “Aftermath”, uscito per la prima volta in UK in aprile del 1966. Nel successivo mese di luglio venne ripubblicato lo stesso album per il mercato USA, non più contenente la canzone “Mother’s Little Helper” per presentarlo appunto come singolo 45 giri, registrato per la London Records, numero di catalogo 45-902, pubblicato in USA il 2 luglio 1966.

 

 

 

Maurizio - Il comizio di Maurizio (1967)

Terzo singolo 45 giri di Maurizio Arcieri per la Joker, numero di catalogo M7002. I crediti sul disco sono assegnati a Vito Pallavicini per il testo e Vittorio Buffoli per la musica (come da deposito SIAE al 05/12/2014), ma è in realtà una cover non dichiarata. Sia il titolo che il testo italiano sono come al solito di fantasia, lontani anche nell’arrangiamento dall’originale, che è un brano prettamente jazzin in stile swing dell'epoca che nasce nel 1938 per opera di Harry Warren e Johnny Mercer. La canzone era eseguita per la prima volta dal cantante, attore, produttore cinematografico e regista statunitense Dick Powell, affiancato dalla partner, l’attrice Olivia de Havilland, nel film “Hard To Get”, diretto da Ray Enright, uscito nelle sale statunitensi nel novembre del 1938. La prima pubblicazione su disco è accreditata al grande coroner americano Bing Crosby sempre nel 1938 (singolo su 78 giri registrato per la Decca col numero di catalogo 2147). Tra le oltre 30 covers di questo brano, spiccano quelle di: Bobby Darin (luglio 1961) e soprattutto quella del gruppo londinese Dave Clark Five (maggio 1967), ed è assai probabile che la versione di Maurizio abbia preso spunto da quest’ultima, in quanto sono simili stile e arrangiamento.

   

 

Maurizio - Cinque minuti e poi (1968)

Who’s Gonna Break Your Heart
La canzone originale presa come base per "Cinque minuti e poi" (ma non citata come tale) è stata registrata per la prima volta dallo sconosciuto gruppo “Franco Greco and the Pupi” che vennero prodotti da Marino Marini e Roye Lee, autore del brano, sull’etichetta dello stesso Lee, la American Records. Il singolo 45 giri “Who’s Gonna Break Your Heart” aveva numero di catalogo ARC 141, pubblicato nel 1967, sul retro c'era  “While Love Goes Marchin’ On”. Dopo questo brano originale, lo stesso gruppo ne registrò anche una versione in italiano, col titolo “Tu che conosci lei” su testo italiano di Beppe Cardile. Seguirono nel 1968 le versioni  di “Giuliano e I Notturni” per la Ri-Fi e di “Paolo e I Crazy Boys” per la Durium, con lo stesso testo di Cardile. Venne inoltre proposta anche agli Scooters che però non la registrarono. Qui sotto, per gentile concessione dello stesso Roye Lee, le immagini dell'etichetta del singolo originale (cliccare per ingrandire).

Il regolamento del concorso Un disco per l'estate
Il regolamento era analogo a quello di Sanremo, e prevedeva che ogni casa discografica italiana inviasse alla RAI da uno e fino a tre brani inediti di autore italiano. Quindi ogni brano era da escludere già dalla presentazione se privo di quei requisiti. I preliminari per tale rassegna prevedevano vari passaggi in Radio RAI di tutte le allora 56 canzoni partecipanti. Dopo altri quattro passaggi, questa volta in TV, veniva operata una selezione mediante voto a mezzo cartoline inviate dagli ascoltatori, ma anche votate da una apposita giuria, e si selezionavano così le 24 canzoni da presentare per la gara televisiva, che nel 1968 si tenne il 13 e il 14 di giugno per le semifinali, mentre le finali si svolsero il giorno 15 successivo. Cinque minuti e poi non ebbe fortuna nella competizione e non entrò neanche nelle semifinali, ma ebbe un buon successo di vendite, arrivando in classifica fino alla terza posizione e risultando al 18° posto nell'anno (hitparadeitalia).

La denuncia per plagio
I passaggi in radio non passarono inosservati all'autore Roye Lee e agli altri addetti ai lavori che già conoscevano quel brano e la denuncia per plagio arrivò già durante il lancio e la progressiva notorietà del pezzo.
La contestazione riguardava la palese copiatura di armonia e melodia. Del caso si occupò in quel periodo anche il noto settimanale italiano “La Domenica del Corriere”, nell’edizione N° 32 del 1968 sono riportate le informazioni sull'originale e sulle altre cover italiane che abbiamo riportato sopra.
Inoltre Roye Lee ha anche testimoniato di contatti con lo stesso Maurizio e il suo staff per una cover del suo brano.

 
 

La difesa e gli autori dichiarati
Gli accusati in forza alla SAAR/Joker, all’epoca si limitarono a sostenere che la canzone “Cinque minuti e poi” non aveva nulla in comune con la canzone di Roye Lee. Naturalmente venne data questa risposta evasiva in attesa della loro deposizione in tribunale e Maurizio Arcieri nel frattempo dichiarò che quella canzone la teneva nel cassetto da tempo per dedicala ad una ragazza tedesca.
Gli autori ufficiali dichiarati sul disco pubblicato dalla Joker erano Herbert Pagani per il testo italiano (che quindi non andava incontro ad alcun problema), mentre per la musica risultavano due musicisti noti anche in ambiente RAI: Guido Lamorgese (con 212 deposizioni in SIAE principalmente come compositore e in pochi casi come autore di testi) e Arturo Prestipino Giarritta con 12 deposizioni come compositore. Quest’ultimo è il padre di Giuseppe Prestipino Giarritta, noto in seguito nel mondo della musica come “Pino Presti”.

Il giudizio e la sentenza
Il caso venne anche seguito e discusso tra quattro noti musicisti italiani, invitati ad un dibattito dalla stessa testata giornalistica e anche come chiamati come consulenti della parte lesa: Carlo Alberto Rossi, Gianfranco Intra, Giovanni Danzi e Sauro Sili. Dopo vari scambi d’opinione furono infine sostanzialmente tutti d’accordo nel decretare che la canzone italiana plagiava con la parte musicale, armonia e melodia, la canzone Roye Lee.

Venna data infine ragione a Roye Lee che ora detiene la sua percentuale di royalty, e le canzoni “Cinque minuti e poi”, insieme a “Tu che conosci lei” e alll’originale “Who’s Gonna Break Your Heart, sono tutte depositate nella asociazione statunitense degli autori ed editori, la BMI. Stranamente però alla SIAE non sono più presenti e non è presente neanche, a quanto risulta dalle nostre ricerche, Cinque minuti e poi.

 

Il personaggio Roye Lee
Aver vinto la causa non ha arricchito Roye Lee, le royalties che gli sono state pagate, a quanto ci ha raccontato, sono state di non grande entità, nonostante il successo e le vendite in Italia della canzone di Maurizio. Avranno trovato il modo di ridurre al minimo gli utili. Ma chi era Roye Lee e cosa ne è stato di lui? Riportiamo la sua storia come è stata raccontata da quelli che lo hanno aiutato nei momenti difficili in varie interviste e articoli su blog.

Roye Lee è un attore, cantante, autore e compositore statunitense, nativo di Nashville che ha avuto modo di conoscere a suo tempo Elvis Presley, Frank Sinatra, Dean Martin, e altri artisti noti americani e tra l’altro favorì anche Bruce Springteen, aiutandolo nel suo esordio nel mondo musicale. Negli anni '50 si trovava in Italia dove svolgeva il servizio militare per l’esercito USA nei servizi NATO. Dopo il suo congedo decise di tornare in Italia, dove si sposò ed ebbe due figlie, e dove proseguì la sua attività artistica. Ebbe modo di lavorare in parti minori in alcuni film italiani, ed è stato anche un intrattenitore di vari programmi radio in Svizzera e in Italia, noto anche per alcune pubblicità passate in “Carosello” per la Coca Cola e per una nota marca di Jeans che porta il suo cognome, Lee.

 

La caduta
Negli anni successivi, dispiaceri famigliari e per problemi legati alla sua attività artistica, lo abbatterono psicologicamente portandolo alla solitudine e infine ai margini della società, diventando addirittura infine un barbone, che aveva le strade di Milano come casa. Nonostante la fama di fredda metropoli, non sono mancati cittadini che gli si avvicinarono disposti ad aiutarlo e i vigili che ormai lo conoscevano, evitavano di dargli ulteriori problemi, anzi, quando necessitava per ragioni di salute gli procuravano i soccorsi col 118. Ma ad interessarsi maggiormente a lui è stata la Croce Rossa Italiana. Roye Lee è sempre stato un personaggio di una notevole cultura, interloquiva su tanti argomenti e in particolare sulla musica con i passanti, a cui regalava sorrisi e attenzioni, senza mai mostrarsi miserevole, con una forza d’animo superiore alla norma e una dignità tale che non gli consentiva di chiedere nulla a nessuno. Possedeva una bicicletta che gli garantiva l’autonomia per i suoi piccoli spostamenti, che erano dovuti principalmente per sbrigare piccoli lavori per chiunque glieli commissionasse, adattandosi a tutto. Si teneva informato dando una sbirciata ai giornali che l’amico edicolante gli metteva a disposizione e campava principalmente di quei proventi.

 

E la risalita
Purtroppo rimase in quella condizione una trentina d’anni, ma finalmente ne uscì grazie soprattutto all’intervento di Cristina, una ragazza volontaria della Croce Rossa Italiana che lo aiutò ad uscire dalla sua condizione, sistemandolo da prima in una casa d’accoglienza e senza fargli mancare l’assistenza sanitaria. La crocerossina inoltre instaurò un rapporto d’amicizia che dura tutt’ora con l’artista americano, e infine lo convinse definitivamente a riprendersi la sua vita e in particolare per dedicarsi alla sua musica. Così dal 2009 Roye riprese anche la sua attività artistica principale, organizzatosi con dei musicisti jazz italiani e riprendendo i suoi concerti. Fortuna per lui che ancora conserva una voce calda e limpida nonostante il tempo passato. Inoltre ha potuto ri-registrare le sue vecchie canzoni, anche grazie all’amico di vecchia data Giuliano Fournier, un disc-jokey ed intrattenitore radio di nazionalità svizzera, amante della musica country. Fournier gli ha anche messo a disposizione parte della sua raccolta di dischi, prodotti dallo stesso Roye Lee, che lui ormai aveva perso insieme ad altri oggetti requisiti addirittura per ragioni di decoro urbano dal Comune di Milano. Riuscì quindi tramite l’amico a masterizzare il tutto per poi registrare il suo nuovo CD “Roye 1”. Ma venne anche aiutato dai servizi giornalistici dove si parlava di lui, della sua precedente vita da barbone e della sua rinascita come artista. Da quel momento ci fu come una specie di corsa ad invitarlo in varie TV italiane, tra talk-show e quant’altro. Meglio tardi che mai!

   
 

I giochi del cuore - Maurizio (I’d Love You To Want Me)

Una cover di un successo internazionale per il settimo 45 giri di Maurizio Arcieri ora con la Polydor. Riprende un brano #2 della hot 100 e #1 della Adult Contemporary della classifica USA Billboard in settembre del 1972. Inoltre è stato in testa alle classifiche in Germania, Nuova Zelanda, Australia, Canada nel 1973 e #5 della UK singles chart in giugno del 1974. La canzone era scritta, composta ed eseguita dal cantautore statunitense Roland Kent La Voie, meglio noto con lo pseudonimo “Lobo”. La sua hit, nota anche in italia dove si è piazzata al trentesimo posto tra i dischi più venduti nel 1973 ed entro in classifica dei singoli il 17 marzo, anche se a settimane alterne, comunque transitando per un totale di sei settimane (dato Hit Parade Italia) tra le prime 10. Disco originale: singolo 45 giri Big Tree Records-BT-147, pubblicato in settembre del 1972.

   
 

Stagioni fuori tempo - Maurizio (Seasons In The Sun)

Autori dell’originale sono il cantautore belga Jacques Brel e il suo accompagnatore fidato, il pianista e compositore francese Gérard Jounnest, marito di Juliette Gréco. Altre versioni hanno ripreso a modello maggiormente l'effettivo originale di Brel. Sono di Herbert Pagani (Testamento all’italiana, 1966), Roberto Vecchioni (Le stagioni nel sole, 2005) e Max Manfredi (Questo nuovo amore 2008). Il disco originale di Jacques Brel era un singolo 45 giri, etichetta Philips, numero di catalogo 432.518, pubblicato nel 1961. Come si vede dall'immagine dello spartito a lato, l'ascendenza nobile che risaliva allo chansonnier belga era dichiarata esplicitamente almeno nello spartito della versione di Maurizio.

   

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Michele - Valzer delle candele (Auld Lang Syne)

Il testo di questa celeberrima composizione tradizionale venne scritto dal poeta scozzese Robert Burns, ed aveva come titolo “Auld Lang Syne”, che tradotto dalla antica lingua scozzese sta ad indicare I Bei Tempi Andati. Il testo di Robert Burns si adattava ad una melodia tradizionale appresa dal suo maestro di scuola, tale Murdoch. Il risultato è che l'antica melodia, che in realtà aveva precedentemente un testo e un diverso titolo ("Auld Kyndnes Foryett", come riportato nel The Bannatyne Manuscript del 1568, un’antologia di letteratura scozzese, contenente testi poetici anonimi e di autori dichiarati) rivitalizzata da Robert Burns è arrivata così fino ai giorni nostri. La prima versione moderna registrata è strumentale, ed è stata eseguita da “Guy Lombardo and his Royal Canadians” 1939, una versione che contribuì notevolmente a diffondere la conoscenza della melodia. Divenne in seguito una tipica canzone natalizia e con questo scopo più volte riproposta, la più nota e il riferimento per Michele e i suoi autori e produttori è stata probabilmente la versione di Bobby Darin. Diverso il taglio però, qui diventa una canzone d'amore con tanto di intermezzo parlato. Non per iniziativa di Michele però, perché il testo amoroso è di anni prima, risalente probabilmente ad una versione del 1947 di Carla Dupont, originata dall'utilizzo della melodia nella colonna sonora nel celebre film "Il ponte di Waterloo" con Vivian Leigh e Robert Taylor, dove era il "farewell waltz" in un momento clou della pellicola.

   
 

Michel Tadini - Sbagli (Mandy)

Michel Tadini, nome d’arte di Alberto Tadini, ebbe una breve esperienza come cantante nel complesso siculo de I Gens, nel 1971, coi quali incise due 45 giri. Negli ultimi anni '70 ebbe un enorme successo per aver interpretato famose sigle di cartoon giapponesi, in voga dal 1978 in poi, le più conosciute: Sigla iniziale di Atlas UFO Robot > (Ufo robot – ufo robot – si trasforma in un razzo missile col circuito di mille valvole ... ). Oltre alla sigla di chiusura con Goldrake, (Vaaa – distruggi il male e vaaa --- alabarda spazialeee! ), ma anche la meno nota sigla di “Capitan Harlock”. Il musicista poi si ritirò dalle scene, perché ormai etichettato come il cantante dei cartoni animati citati, senza trovare chi potesse farlo esprimere musicalmente in altri generi, che sarebbe stata invece la sua aspirazione.

   

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© Musica & Memoria 2014-2015 / Le note su Mario Zelinotti, Marisa Sannia e Maurizio Arcieri sono state concesse  da Ignazio Sulis / Data ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2015

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