Franco Battiato - Povera patria

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"Povera Patria" è una delle canzoni più popolari di Franco Battiato. Naturalmente in un paese sempre molto politicizzato come l'Italia, questo brano che parla dei governanti in modo critico, è stato interpretato e adottato come una specie di inno da ascoltatori di destra come di sinistra, travisando notevolmente, almeno secondo chi segue Battiato, le intenzioni dell'autore catanese.
Il quale peraltro ha continuato, divertendosi, a cantarla nei concerti, suscitando inevitabili cori entusiastici, confermando così di dare a queste parole un significato molto più generale, che non una specie di dito puntato contro il ministro o il presidente di turno.

Per contestualizzare un poco, il brano è stato pubblicato nel 1991, e la prima novità è stata l'uso della parola "patria", allora ben poco utilizzata, visto l'abuso che ne era stato fatto in epoche precedenti, nel periodo del Risorgimento, poi nella esaltazione della grande guerra vittoriosa del 1914-18, infine nel ventennio fascista. In seguito è tornata una parola di uso comune, grazie soprattutto all'impulso del presidente Carlo Azeglio Ciampi, e Battiato è stato in questo senso un anticipatore.
Per la cronaca il governo italiano dell'epoca era una coalizione di "pentapartito", espressione del cosiddetto CAF (Craxi-Andreotti-Forlani), e la situazione della cosa pubblica non era ai massimi livelli, come dimostrato solo l'anno dopo dalla svalutazione della lira e dai molti processi per tangenti.

Testo commentato

 

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene. (1)

In questa canzone colpisce in primo luogo lo sguardo di Battiato. Sembra che, dalle distanze siderali del suo percorso di maturazione e meditazione, testimoniato da altissimi risultati come "L'ombra della luce" o "Un oceano di silenzio", getti all'improvviso, quasi per caso, uno sguardo al suo paese, al suo stato, ed esprima il suo orrore, con parole nette, del tutto inusuali in una canzone, per la distanza di quello che vede dal suo concetto di governo.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore? (2)

Il concetto di governo di Battiato vede i governanti come totalmente investiti dal senso del dovere, un coinvolgimento che si traduce in una naturale funzione di guida, mentre i governati hanno il dovere di controllare e giudicare chi ha assunto la funzione di guida.

Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.

Un timore, e assieme una piccola speranza.

Ma come scusare le iene negli stadi (3) e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.

Molto diversa una situazione dove i governati assistono indifferenti ai morti ammazzati per mafia (2), o alle inutili risse negli stadi (3), e i governanti si sentono del tutto esentati da qualsiasi giudizio (1).
Non teme di arrivare all'invettiva contro i connazionali (maiali, ma dotati di stivali che affondano nel fango, nel male da essi stessi procurato, e lo stivale è anche il simbolo del nostro paese), uomini non degni del dono di essere uomini.

Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.

Nel secondo refrain si apre maggiormente uno spiraglio di speranza, o almeno l'obbligo della speranza.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...

Lo stesso Battiato diceva in una intervista all'epoca:
"Se ho scritto Povera Patria è perché sono coinvolto. Ogni sera guardare il Telegiornale è una sofferenza, a meno che non si resti indifferenti a questo passare, che so, da Riccardo Muti ai morti ammazzati. Quella che una volta poteva essere una caratteristica simpatica del popolo italiano, oggi diventa infame; quando ancora non c'era questa barbarie, l'italiano che pensa a se stesso era in fondo un individualista, e va bene. Oggi è insopportabile. Basta col tirare a campare: si richiede un intervento al cittadino di solidarietà civile, non si può più restare indifferenti."

La primavera intanto tarda ad arrivare.

La chiusura è affidata ad uno dei versi più secchi ed efficaci di Battiato: siamo dentro a un lungo inverno, l'ordine naturale delle cose deve ristabilirsi, ma si insinua un sottile dubbio.

  
  

© 1991 Emi Music Publishing Italia Srl / L'Ottava Srl, da "Come un cammello in una grondaia", 1991;

Testi completi reperibili sul sito ufficiale www.battiato.it. Estratti dall'intervista al quotidiano L'Unità del 7/11/1991, riportata da M.Macale - F.B. Centro di gravità permanente.

 

© Alberto Maurizio Truffi Gennaio 2002 / Revisione Novembre 2003 - Musica & Memoria             

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