Franco Battiato - L'ombra della luce

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Si tratta di un brano giudicato dallo stesso Franco Battiato uno dei punti più alti della sua ricerca e della sua produzione. In forma di preghiera o di mantra orientale viene proposto, con frasi volutamente semplici, e riprese da tutte le tradizioni di invocazione all'essere supremo o all'assoluto, un percorso di meditazione e di avvicinamento progressivo al risveglio.

In una intervista del 1998 Battiato dichiara che la canzone è ispirata dal "Libro Tibetano dei morti", uno dei testi che più lo ha influenzato, in successive letture. Nel testo della canzone le asserzioni e le richieste echeggiano formule familiari per far giungere progressivamente l'ascoltatore alla intuizione dello sforzo necessario per arrivare ad una dimensione superiore (il risveglio).
In questo senso la formula utilizzata non è dissimile da quella seguita da Van Morrison in alcune canzoni (come la celebre
In The Garden) ispirate dall'insegnamento di Jiddu Krishnamurti, un filosofo il cui pensiero è stato studiato anche dal compositore siciliano.

 

Commento

 

Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso si fa incerto

La prima invocazione riporta al mondo dell'infanzia, alla paura istintiva che nella assenza della luce, nel buio della notte, si nascondano le forze avverse all'uomo.

E non abbandonarmi mai...
non mi abbandonare mai.

La invocazione che percorre tutto il brano.

Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
è tempo di lasciare questo ciclo di vite

Questo verso cita direttamente la filosofia orientale e buddista-tibetana della circolarità della vita: il pensiero si stacca dal corpo, che è il tempio nel quale si esplica in vita, per vivere da solo nei 49 giorni che seguono la fine (la esistenza intermedia) e poi passare in un numero finito od infinito di altre vite; solo al saggio che giunge al risveglio (alla vera vita) è data la possibilità di interrompere il ciclo e fermarsi in uno dei regni di quiete, uno dei molti perché molte e parallele e casuali sono le vite superiori, così come le vite terrene (teoria degli universi paralleli).
Nell'ultimo verso si parla difatti proprio delle molte vite da vivere, al plurale.

E non abbandonarmi mai...
Non mi abbandonare mai!

perché le gioie del più profondo affetto 
o dei più lievi anditi del cuore

Due contrari ma, pur tuttavia, entrambi perfetti stati di elevazione: la gioia piena o la sua citazione (si potrebbe dire: un bacio pieno, o due mani che si sfiorano)

sono solo l'ombra della luce.

L'ombra della luce: lo stato migliore della vita terrena è visibile come proiezione, ombra, indotta dalla luce della vita superiore, che non possiamo vedere ma solo intuire; vengono alla mente le metafore ben note di Platone (la caverna) o la spiegazione della quarta dimensione come intuizione o estrapolazione dalle tre dimensioni del nostro universo, come descritta nel racconto "Flatlandia" di Abbott.

Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai...
Non mi abbandonare mai!

 

Perché la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l'ombra della luce.

Quindi è possibile ricavare un riflesso della vita superiore allo stesso modo sia dalla pace ed armonia di un monastero, sia dalle sensazioni che ci da' il completo appagamento dei sensi (incluso ovviamente l'amore fisico), una visione quindi ben lontana dal tradizionale ascetismo della religione cattolica.

  

(Testo di Franco Battiato / © 1991 Emi Music Publishing Italia Srl / L'Ottava Srl, dall'album "Come un cammello in una grondaia", 1991)

 

I testi completi degli album di Battiato sono reperibili sul sito ufficiale www.battiato.it.

 

© Commento e Note Alberto Maurizio Truffi Gennaio 2002 - Revisione Marzo 2003 - Musica & Memoria

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